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		<title>Eccolo di nuovo.Ritorna a Praia il marchio Marzotto</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 06:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con oltre 2400 voti pari al 55% ritorna trionfante Antonio Praticò a guidare il comune di Praia a mare. I grandi sconfitti sono tutta quella pletora di gente che disuniti e litigiosi fra di loro hanno costruito ben tre liste contrarie favorendo solo la frammentazione, anche se sommando tutti i voti contrari non avrebbero lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/praticò.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1437" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/praticò.jpg" alt="" width="200" height="145" /></a>Con oltre 2400 voti pari al 55% ritorna trionfante Antonio Praticò a guidare il comune di Praia a mare. I grandi sconfitti sono tutta quella pletora di gente che disuniti e litigiosi fra di loro hanno costruito ben tre liste contrarie favorendo solo la frammentazione, anche se sommando tutti i voti contrari non avrebbero lo stesso superato il grande vincitore. In sordina è rimasto il sindaco uscente Lomonaco che dopo essersi accomiatato dai suoi cittadini con un comizio di ringraziamento ed essere stato abbracciato dallo sfidante Antonio Praticò è ritornato ad occuparsi della vicenda processuale che lo riguarda essendo uno dei 13 imputati del processo Marlane. Lomonaco non è riuscito a tenere unita la sua compagine amministrativa che si è diluita nelle tre liste sfidanti Antonio Praticò. La vicenda Marlane come era da aspettarsi è rimasta nell’ombra. Non ne ha parlato nessuno dei quattro candidati, in nessun comizio. Una rimozione di massa. Le centinaia di morti avvenute in quello stabilimento maledetto, e le centinaia di persone ammalate non hanno minimamente scalfito la coscienza di nessun candidato alla carica di sindaco. Anzi una volta sola se n’è parlato e ne ha parlato proprio l’imputato ex sindaco Carlo Lomonaco. E ne ha parlato come se ne è sempre parlato a Praia a Mare , dicendo che c’è gente che specula sulle morti per tumore e sulle malattie proprie , per trarne benefici; che la fabbrica ha portato lavoro e benessere a tutti diventando l’orgoglio di tutto il territorio e che non era una fabbrica di morte, permettendo a tutti di costruirsi le case, far studiare i figli ( ricevendo qui un forte applauso); che è stato costruito un castello di menzogne fatto ad arte contro la sua persona in qualità di sindaco e che lui per dimostrare la sua imparzialità ha fatto costituire parte civile lo stesso comune di Praia e che nel processo dimostrerà la sua estraneità ai fatti. Quali fatti ? Di questi “fatti” si è guardato bene dal parlarne l’imputato Lomonaco nel suo comizio. Si è guardato bene dal dire che nel terreno della fabbrica , a tutt’oggi sono sotterrati chissà quanti quintali di materiali tossici seppelliti dall’operaio Francesco de Palma che lui stesso comandava ogni sabato quando la “fabbrica del benessere” era chiusa. Dalla sua bocca non è uscita una sola parola di pietà per le famiglie lasciate sul lastrico, per gli operai morti, per i tanti ammalati. “E’ un castello di menzogne” ha detto ,leggendo dal palco il suo comizi etto di commiato. E la notizia dell’ultima operaia deceduta è arrivata proprio alla chiusura della campagna elettorale, proprio mentre parlava in piazza nel suo comizio di chiusura, l’ex sindacalista della Marlane, Antonio Praticò. Si tratta di <strong>Giancarla D’Agostino</strong> di anni 66. E’ stata prima, operaia della fabbrica R1 di Maratea, sotto l’imperatore Rivetti, poi passò alla Marlane di Praia nel reparto tessitura e vi lavorò fino a quando venne colpita dal tumore. Giancarla , donna forte e coraggiosa, era sposata ed aveva due figli. Il suo nome si aggiunge al lungo elenco di morti della fabbrica che tanto benessere ha portato in tutto il territorio  , come dice l’imputato Lomonaco. Ed ora ecco il grande ritorno. Riecco seduto sullo scranno del comune quell’Antonio Praticò sindacalista della Marlane, deus ex machina, della “fabbrica del benessere” Marlane. Praticò divenne sindaco della bellissima cittadina nel <strong>1990 </strong>quando , il sindaco di allora Raffaele De Lorenzo dovette dimettersi a seguito di uno scandalo di natura edilizia. Nel 1990 si presentarono ben 7 liste , col sistema proporzionale. Praticò era nella lista della Democrazia Cristiana. Si presentò capolista della Dc alle susseguenti elezioni del <strong>1994</strong> e divenne sindaco per la seconda volta, contro una lista del PSI capeggiata da Egidio Vanni ed una del MSI capeggiata da Pasquale Luongo  . Nel <strong>1998</strong> nuovo duello fra Dc e PSI, e Antonio Praticò diventa sindaco per la terza volta. Nel 2002 non potendo presentarsi , presenta il fratello Biagio  che vince  contro una lista del Psi capeggiata da Aldo Nicodemo ed una civica capeggiata da Raffaele De Lorenzo. Antonio viene nominato assessore  dal fratello Biagio. Nel<strong> 2004</strong>, Antonio Praticò viene eletto consigliere provinciale della Margherita e dopo l’unificazione col PD diventa capogruppo del PD al consiglio provinciale e lo resta fino al 2009 quando viene sconfitto alle nuove elezioni pur prendendo una barca di voti. Nel <strong>2007</strong> subentra sindaco Lomonaco e lo resta fino ad oggi, ridando il posto ad Antonio Praticò. Per Praia a Mare, Lomonaco o Praticò sarebbe stata la stessa pasta. Nell’ultima amministrazione comunale, pur stando all’opposizione , Praticò ha condiviso molte scelte dell’ex sindaco imputato Lomonaco. Due questioni in particolare li hanno accomunati. Una pietra tombale su tutta l’area Marlane e la costruzione di un nuovo ecomostro davanti l’isola di Dino. Nell’area Marlane al momento non si parla di bonifiche, in attesa del grande faraonico progetto. I rifiuti tossici sono lì sotto, chissà quanto inquineranno le falde acquifere, chissà quanto di quella tossicità finisce nel mare a soli duecento metri dall’area inquinata . Il progetto, se mai si farà, prevede un intervento finanziario che arriva a ben 90 milioni di euro ( 180 miliardi delle vecchie lire)  e prevede una grande darsena chiusa per 500 posti barca, centri commerciali, alberghi, case vacanze. Una società nella quale vi è la Pirelli e sembra anche lo stesso Marzotto dovrebbe essere stata già costituita .</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/area-verde-fiuzzi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1438" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/area-verde-fiuzzi.jpg" alt="" width="266" height="190" /></a>L’altro progetto invece riguarda l’area davanti all’Isola di Dino e rientra nel PSC di Praia approvato a marzo scorso. Nel PSc è prevista la cementificazione di una vasta area proprio nella zona Fiuzzi dove da poco è stato inaugurato il mega albergo denominato “ Borgo di Fiuzzi”  dopo un tortuoso iter che ha visto solo la decurtazione di un piano . Ora quell’albergo, maestoso e impattante avrà un fratello gemello proprio al suo fianco in una area verde di ben 60 mq. E sicuramente dovremo tutti ringraziare il ritorno a sindaco di Antonio Praticò.</p>
<p>su Mezzoeuro del 12 maggio 2012</p>
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		<title>la ss18 tirrenica, una strada o una macelleria ?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 04:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>
		<category><![CDATA[anas tirreno]]></category>
		<category><![CDATA[Mistorni]]></category>
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		<description><![CDATA[Non passa giorno che sulla ss18 non si verifichino incidenti. Purtroppo molti di questi sono mortali e basta ripercorrerla tutta da Tortora fino a Lametia terme per rendersene conto osservando  sui suoi lati le tante lapidi ricordo dei deceduti. Ci vorrebbe una class action dei familiari delle vittime contro l’Anas o basterebbe anche una ribellione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1431" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/ss18-016.jpg"><img class="size-medium wp-image-1431" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/ss18-016-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">lapidi nei pressi di Fuscaldo</p></div>
<p>Non passa giorno che sulla ss18 non si verifichino incidenti. Purtroppo molti di questi sono mortali e basta ripercorrerla tutta da Tortora fino a Lametia terme per rendersene conto osservando  sui suoi lati le tante lapidi ricordo dei deceduti. Ci vorrebbe una class action dei familiari delle vittime contro l’Anas o basterebbe anche una ribellione seria di tutti i sindaci perché si prendessero seri provvedimenti. Uno su tutti sarebbe quello di un allargamento della strada con una segnaletica adeguata ed un seria progettazione sui tanti bivi esistenti . Purtroppo alla inadeguatezza della strada si aggiunge anche l’assenza di una seria programmazione sulla gestione delle ambulanze. L’ultimo incidente avvenuto al bivio di Cirella ha dell’incredibile. Due auto si scontrano ed entrambi gli autisti sono feriti seriamente. Vengono cacciati fuori dai loro veicoli da automobilisti di passaggio e si chiamano le ambulanze, mentre i feriti vengono adagiati sull’asfalto. Arriva un ambulanza dopo circa mezz’ora e constatando uno dei due più grave dell’altro lo carica e lo porta all’Ospedale di Cetraro. L’altro resta a terra e avendo freddo viene coperto da un lenzuolo, da far pensare che fosse morto. L’ambulanza per lui arriverà dopo circa un ora. Insomma piove sul bagnato. Non solo questa strada è diventata pericolosissima ma anche nel caso di incidente , pur esistenti quattro ospedali , più varie associazioni private , nel giro di 70 km, bisogna aspettare per ricevere soccorso. Il primo a muoversi su questo argomento , nella costa tirrenica è il consigliere comunale di Belvedere M.mo Giuseppe Mistorni  che ha chiesto al sindaco di fare qualcosa perché la ss 18 venga al più presto messa in sicurezza.</p>
<div id="attachment_1432" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/ss18-006.jpg"><img class="size-medium wp-image-1432" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/ss18-006-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">la ss18 durante una giornata di pioggia</p></div>
<p>Mistorni scrive : <em>Nonostante il perpetrarsi e accentuarsi della crisi economica che sta attraversando il Paese Italia ed in particolare le aree del profondo Sud, che ha reso povero il ceto medio e posto in difficoltà anche le famiglie relativamente più agiate, il traffico sulle strade “cosiddette statali” degli anni ’80, aumenta e crea serie difficoltà alla viabilità e pericolo alla pubblica incolumità.  Ci si riferisce alla superstrada tirrenica cosentina ex SS18 a scorrimento veloce, che attraversando i vari centri abitati come il caso di Belvedere Marittimo, ha causato in questi ultimi anni numerosi incidenti per lo più mortali.  Chi scrive, nelle sue funzioni di consigliere regionale, ha più volte segnalato all’Anas, ai vari politici, che hanno avuto responsabilità di Governo al Ministero dei Lavori Pubblici, l’esigenza di ammodernare il tracciato stradale esistente – poiché pensare ad una nuova variante è utopistico &#8211; con corsie di decelerazione, rotatorie, sottopassi, marciapiedi e regolamentazione dei vari accessi prospicienti allo stesso. Non è corretto e sostenibile imputare ai Comuni la manutenzione della segnaletica di queste grosse arterie di comunicazione tra il Nord , il Sud e la Sicilia, specie se si considera che l’autostrada da Lagonegro a Reggio Calabria è in mente Dei . Il traffico su gomme aumenta perché non vi sono alternative: i treni pendolari e di lunga percorrenza sono stati drasticamente ridotti, fra l’altro sporchi con carrozze fatiscenti e costosi ; la possibilità di utilizzare il mezzo aereo è proibitivo sia dal punto di vista economico, specie per i voli di linea “Alitalia”,  che per la difficoltà di raggiungere l’unico aeroporto di Lametia Terme , per nulla collegato con i paesi del medio e alto Tirreno Cosentino. Ciò premesso, si chiede al Sindaco di Belvedere, quale rappresentante eletto e responsabile del territorio che amministra, se è a conoscenza di programmi o interventi di manutenzione straordinaria da parte dell’Anas,  del tratto di strada statale denominato “Corso Europa” per renderlo agevole, meno pericoloso e fruibile sia per i residenti che al traffico proveniente da Nord e Sud Italia?  In periodi di contingenze varie, ristrettezze finanziarie locali e nazionali e le continue richieste di sacrifici al cittadino medio, ora povero, è obbligo morale e sostanziale per chi ci governa operare delle scelte secondo criteri oggettivi e di priorità. Non è per spirito campanilistico, ma il cittadino comune che si ferma al semaforo appena dopo il confine di Belvedere, procedendo verso sud , si pone spontaneamente la domanda: qual è l’utilità e priorità di quel sottopasso che l’Anas sta realizzando? La meraviglia è ancora più evidente se si considera che a circa 300 metri più a sud esistono svincoli stradali per le zone abitate a mare e a monte. Chi ha autorità e responsabilità di governo del proprio territorio non può non segnalare a chi di dovere e che ha l’obbligo di tutelare l’incolumità dei cittadini tutti, la situazione pericolosa che si ha al bivio denominato della “Fornace”, al bivio nei pressi del cosiddetto “Ponte di ferro”, dove si immettono numerosi cittadini provenienti dalle popolate contrade rurali e residenziali; all’incrocio Malafarina &#8211; Quattromani,  ed infine in prossimità di grossi centri commerciali. Signor Sindaco è chiedere troppo la realizzazione di qualche rotatoria, marciapiede o corsia di decelerazione? Le difficoltà nella viabilità che si hanno in altri Comuni contermini sono ancora di più presenti nel nostro.</em></p>
<p><em> <a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/IMG_1617.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1433" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/05/IMG_1617-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></em>Mistorni coglie bene la questione, che è comunque nel campo degli interventi ben più grave. Pensiamo ai soldi spesi per realizzare il bivio dall’ “Autostrada del Sole” per Lauria che si immette sulla statale che da Lagonegro si congiunge alla variante ss 18. Tra poco verrà aperta e sicuramente servirà a smaltire, specie nei periodi estivi tutto il traffico che arriva da nord, dalla Campania in particolare. Che senso ha, quindi,  spendere altri milioni di euro per una nuova strada che da Scalea dovrebbe congiungersi al bivio di Mormanno attraversando zone protette come le riserve naturali di Papasidero ed Orsomarso in pieno Parco del Pollino? E che senso ha spendere altri soldi per congiungere il bivio di Diamante con il campo sportivo di Buonvicino mentre la strada Guardia Piemontese – Tarsia è in completo abbandono ? La priorità per il tirreno cosentino è solo questa al momento e non solo sveltirebbe il traffico ma risparmierebbe vite umane e ricoveri negli ospedali per i vari feriti. I sindaci che si riuniscono spesso per le tante opere pubbliche fallimentari quali la portualità e l’aviosuperficie, perchè non creano un consorzio per la realizzazione di una metropolitana leggera, fatta da due vagoni che vanno avanti indietro da Tortora a Lametia che consentirebbe un collegamento serio non solo per l’aereoporto, ma anche per i tanti cittadini che si recano agli ospedali di Cetraro, Paola, Praia, o per gli studenti che la mattina si recano ai licei di Scalea, Praia, Fuscaldo,Paola o anche la sera per raggiungere discoteche, cinema, pub, pizzerie. Tutti usano mezzi privati proprio perché non ci sono mezzi pubblici, ed il treno in una costa come la nostra sarebbe la risoluzione di tutto, in attesa di una strada moderna, efficiente e sicura per tutti.</p>
<p>su Mezzoeuro del 5  maggio 2012</p>
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		<title>Su Cleto un collare di cemento</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 05:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cleto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ed adesso tocca a Cleto. Un paesino tranquillo di appena 1350 anime viene sconvolto dalla cementificazione selvaggia in nome del turismo e di uno sviluppo oramai destinato a scomparire dai fatti più che dal danaro. Uno sviluppo che nel tirreno cosentino produce disoccupazione e lavoro nero, piuttosto che stabilità economica e vivibilità. Un mese e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1427" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/429146_3204820688895_1517481179_32973736_270937212_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-1427" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/429146_3204820688895_1517481179_32973736_270937212_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il castello di Cleto ( Cosenza )</p></div>
<p>Ed adesso tocca a Cleto. Un paesino tranquillo di appena 1350 anime viene sconvolto dalla cementificazione selvaggia in nome del turismo e di uno sviluppo oramai destinato a scomparire dai fatti più che dal danaro. Uno sviluppo che nel tirreno cosentino produce disoccupazione e lavoro nero, piuttosto che stabilità economica e vivibilità. Un mese e mezzo all’anno diventano la panacea di tutti i mali, della disoccupazione in primis. Arriva giugno e si risvegliano tutti. Albergatori, campeggiatori,ristoranti,pizzerie aprono i battenti dopo 10 mesi di letargo e come orsi che escono dalle loro tane si guardano attorno alla ricerca di nuove prede. In questo caso i turisti. Si immaginano sempre frotte di turisti mordi e fuggi, da spennare e se ne spennano in quantità ogni anno , calcolando che quasi un milione e mezzo di questa specie vagante, giunge ogni anno nella nostra costa tirrenica alla ricerca, di un lembo di mare pulito, di qualche metro quadrato di spiaggia libera, di qualche barchetta con la quale solcare le limpide acque attraversate da strisce marroni provenienti dai depuratori mal funzionanti o inesistenti. I sindaci fanno a gara per inventarsi attrattive. Qualcuno ci riesce pure, ma la maggioranza rientra in quello spreco di danaro pubblico e nel lasciare sparse nel territorio cattedrali inutili quanto inutilizzabili. L’esempio lampante di tutta la costa tirrenica e l’avio-superficie di Scalea. Dovevate sentirli, dieci anni fa  i sindaci, gli imprenditori, gli scalatori rampanti dell’affare facile, nei convegni sul progresso e lo sviluppo che avrebbe portato per tutto il tirreno cosentino la costruzione dell’aereoporto. E sì perché quella avio superficie veniva presentata come aereoporto. E come tale avrebbe portato, sempre secondo i “prenditori”, avrebbe sistemato ben 90 famiglie e avrebbe portato migliaia di turisti da tutta Europa. La presenza degli ambientalisti in questi convegni, era vista come le solite cassandre , i soliti difensori dell’alveo del fiume lao dove è poi sorta l’aviosuperficie. Venti i miliardi in vecchie lire spesi e buttati in quel lembo di fiume. Poi il nulla. Nemmeno un aereo è partito né atterrato su quella pista lunga due chilometri che inizia dalla superstrada ss 18 e finisce alla linea ferroviaria. Non era un aereoporto ma bensì una semplice avio superficie. Non vi sono radar per cui l’atterraggio è a vista, non possono atterrare aerei grandi ma piccoli aerei con un massimo di nove posti. Insomma una truffa vera e propria nella quale sono caduti migliaia di cittadini e che è servita per la campagna elettorale di qualche sindaco. E le truffe di questo genere , sempre in nome del turismo continuano . Ogni paese, vuole la sua strada di penetrazione verso il pollino, ogni paese vuole il suo megaporto, ogni paese vuole il suo mega parcheggio e via dicendo. Qualcuno di queste opere riesce anche ad avere dei finanziamenti. Per esempio la strada Scalea Mormanno nonostante non abbia tutti i permessi in regola ha ottenuto dei finanziamenti e quanto prima comincerà a sbancare querce secolari per far posto ad una strada larga venti metri che porterà ( chi ?) dal ponte del fiume Lao fino a Santa Domenica Talao. Per poi proseguire, chissà quando, chissà perché fino a Mormanno, passando nella riserva naturale di Papasidero, una volta ottenuta l’autorizzazione dall’ente parco. Questa strada dovrebbe servire a bypassare il fondo valle del fiume Noce, dove però esiste un&#8217;altra strada , anche questa autorizzata e finanziata che dal bivio autostradale di Lagonegro scende fino a Tortora. Anche Buonvicino vuole la sua strada per i turisti. Anche questa è larga nove metri, anche questa parte da un luogo,nel comune di Diamante attraversa una zona a rischio idrogeologico, anzi ci passa proprio sotto, ed arriva ad un campo sportivo di Buonvicino. Immaginate i pullman di turisti che vanno a vedere un campo sportivo ? panacee di gente che non ha idee sul turismo, sui flussi turistici, sulle motivazioni che spostano la gente dal proprio luogo di residenza ad un altro spendendo una barca di soldi. A proposito di barche , i porti rientrano in queste opere inutili. Nel tirreno cosentino se tutti i porti in itinerere venissero realizzati, ne avremmo ben 9 ! Ed adesso è il turno di Cleto. Sopra il vecchio borgo di questo bellissimo paese, esiste un Castello Normanno. Ebbene l’idea geniale del sindaco e della sua giunta sarebbe quella di costruire una strada che dal borgo porti agevolmente i turisti al castello. Punto. Questa è l’idea. Che poi questa strada possa deturpare la magicità del luogo, del paesaggio, della sua bellezza naturale, questo non viene proprio preso in considerazione e come la solito ci vogliono quei manipoli di cittadini sensibili per cercare di fermare questi sogni dettati dall’affare piuttosto che dal benessere collettivo. E proprio a difesa del paesaggio si è subito tenuto a Cleto un incontro per focalizzare la problematica e spingere a far fare un passo indietro, come si usa dire ora, al sindaco ed alla giunta.</p>
<div id="attachment_1428" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/cleto.jpg"><img class="size-medium wp-image-1428" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/cleto-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">l&#039;assurdo ed inutile progetto di strada collare</p></div>
<p>L’incontro come dicono gli organizzatori, riuniti in un Comitato Difendiamo il paesaggio-Cleto bene comune,  è stato Interessante.  Nel convegno intitolato “Centri storici minori, un patrimonio da tutelare e valorizzare” il confronto è stato serrato e con competenza ed è stata rimarcata l’assenza del sindaco e degli assessori pur invitati al confronto. “ <em>L’argomento centrale,è scritto nel comunicato fatto dagli organizzatori-  affrontato da diverse angolazioni, è stato il progetto complessivo dall’amministrazione locale di realizzare espropri ed opere finalizzate a costruire una pista di collegamento carrabile ad anello tra il centro storico ed il castello mettendo a rischio , in tal modo, il  valore  storico, architettonico e paesaggistico di tutto il borgo storicamente definito la Rocca di Pietramala . Sin dall’introduzione dei lavori, con gli interventi di Franco Roppo Valente e di Ivan Arella, rappresentanti del vasto gruppo di giovani e cittadini locali impegnati nella difesa dei beni comuni, si è manifestata la volontà costruttiva di discutere con competenza e professionalità sui due interventi progettuali, peraltro illustrati dettagliatamente ai presenti con delle chiare immagini video-proiettate, che l’amministrazione locale intende realizzare.</em></p>
<p><em>Di cui, a loro avviso, il primo, di miglioramento della strada esistente e già finanziato, da sostenere se opportunamente modificato in modo da cancellare gli interventi invasivi e quelli propedeutici all’altro, rispettare il contesto architettonico e storico e favorire il recupero del valore dei luoghi della memoria del borgo, ed il secondo, sebbene non ancora esecutivo, di costruzione ex-novo di un impattante raccordo ad anello, da rigettare in toto in quanto andrebbe a violare e deturpare in modo impattante tutta la Rocca di Pietramala. A questo proposito, dalla lettura in sala di una lettera pubblica sottoscritta da circa cento cittadini di origine cletese, fuori per lavoro ma che ritornano spesso nel paese, è emersa la viva preoccupazione per quanto sta avvenendo e la chiara e ferma volontà di adoperarsi attivamente per proteggere la bellezza del piccolo centro del Savuto “ . </em></p>
<p>Il dibattito si è arricchito infine  con Massimiliano Capalbo, quest’ultimo autore del libro <em>Non tutte le strade portano turisti</em>, che ha ribadito la necessità, “innanzitutto, di creare le condizioni per favorire l’offerta turistica”;</p>
<p>L’incontro si è chiuso mentre, significativamente, sullo schermo gigante scorreva una frase del libro di Capalbo: “Prima ancora di costruire strade, è necessario costruire le motivazioni che possono spingere un potenziale turista a percorrerle, perché tutte le strade portano da qualche parte ma non tutte portano turisti”.</p>
<p>su mezzoeuro del 28 aprile 2012</p>
<p><strong>                               t</strong></p>
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		<title>Tirreno. Alla ricerca della politica perduta</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 06:13:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tirreno cosentino è alle corde. Con l’approssimarsi dell’estate tutto è come prima, lasciato a se stesso,senza alcuna programmazione e  cosa più grave senza che nessun uomo politico, sia essa deputato o senatore , o consigliere regionale, se ne occupi in modo quotidiano con una presenza attiva, frequente, costante. Parliamo di una costa di 70 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/ospedale-Praia-a-Mare-003-300x225.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1423" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/ospedale-Praia-a-Mare-003-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il tirreno cosentino è alle corde. Con l’approssimarsi dell’estate tutto è come prima, lasciato a se stesso,senza alcuna programmazione e  cosa più grave senza che nessun uomo politico, sia essa deputato o senatore , o consigliere regionale, se ne occupi in modo quotidiano con una presenza attiva, frequente, costante. Parliamo di una costa di 70 chilometri, con un residenza di 145 mila abitanti e con un flusso turistico che giunge fino ad un milione e mezzo di turisti. Si , è vero, c’è ogni tanto , qualcuno che si sveglia, sollecitato da qualche ras locale, e fa qualche interrogazione parlamentare su qualche disservizio esistente, uno dei tanti, ma poi dopo che è uscito l’articoletto su qualche quotidiano locale, che quasi nessuno compra e legge, tutto ritorna come prima. Resta simbolico, e vale per tutto, la dismissione dell’Ospedale di Praia a mare. Ci sarebbe voluto qualcuno, che dalla mattina alla sera, avesse martellato le popolazioni, le redazioni dei giornali e delle televisioni,che  avesse mobilitato apparati dei partiti, ed invece tutto è passato nel forno crematorio dell’informazione e l’ospedale è oramai chiuso. D’altra parte se il tirreno non è insorto contro la chiusura delle uniche aziende tessili della costa, quali la Foderauto di Belvdere M.mo,, l’Emiliana tessile di Cetraro, la Marlane di Praia aMare, nelle quali aziende lavoravano dalle 1000 alle 2000 persone cosa volgiamo aspettarci ? Amen e buona pace per tutte le prese di posizione, i comunicati stampa, le veline di comodo.   Ed ancora , la questione dell’inquinamento della Valle del Noce. Anche in questo caso , a parte il sindaco di Tortora che a squarcia gola ne vuole il disinquinamento, non si è sentito nessun altro. Eppure la questione del Noce vale per tutto il tirreno cosentino. Se il fiume è pulito sarà pulito anche il mare quest’estate. E le bonifiche ? si è sentito qualche voce a parte quella degli ambientalisti ? Anche in questo caso parliamo di immagine della nostra costa tirrenica. La Valle dell’Oliva  e la Marlane di Praia a Mare sono diventate questioni quasi nazionali. Ne hanno parlato Tg3 nazionali e le inchieste degli ambientalisti sono state al centro di varie discussioni. Eppure nessun politico ne ha fatto una bandiera. La Regione le ha rimosse completamente e se ,se ne parla è solo grazie alle associazioni locali come il Comitato De Grazia che ha organizzato proprio oggi sabato ad Amantea, un convegno sui tanti tumori che infestano questa costa tirrenica e che sono dovuti molto probabilmente proprio ai rifiuti tossici seppelliti un po’ dovunque.  E le bretelle stradali delle quali si parla da anni ?  Quella sulla valle del Noce 585,  e quella Scalea- Cirella, risolverebbero il traffico estivo e liberebbero molti comuni dall’inceppamento estivo.  E la stessa variante ss 18 ? Anche questa avrebbe bisogno di un forte finanziamento, resta abbandonata a se stessa ed ogni giorni segnala incidenti mortali dovuti proprio al suo stato di abbandono. E l’avio superficie di Scalea ? E’ stata una maxi truffa , lo sappiamo e ne abbiamo scritto più volte ,che è costata allo stato ed alla comunità 25 miliardi di vecchie lire ? Ora è lì ,sede naturale dell’atterramento di gabbiani. Cosa se ne vuole fare ?  Non si sa . Ed i paesini dell’interno ? Verbi caro, Papasidero, Orsomarso, Maierà, Aieta, Buonvicino. Paesini belli, che ancora rappresentano la vecchia Calabria, dove ancora esistono vecchie tradizioni. Condannati tutti allo spopolamento, senza finanziamenti sufficienti a contenere l’emigrazione dei giovani, restano terra di anziani, centri isolati. Eppure potrebbero diventare poli di attrazione turistica sia per la loro bellezza che per il Parco del Pollino. Insomma non c’è una azione unitaria del ceto politico esistente, se mai esistesse, che possa far decollare questa area strategica dal punto di vista turistico e che invece resta solo terra di predatori del cemento e del finanziamento  inutile. Vedi la politica portuale che sembra essere la più attiva proprio perchè resta legata alla cementificazione. Ogni sindaco della costa che urla per la costruzione del proprio porto alle spalle ha affaristi del cemento, costruttori, proprietari di case, lobby di commercianti . Su tutto l’unica cosa che domina è la delinquenza. Quella si è attiva. Ha ramificazioni in ogni paese e bada bene ai propri interessi. Il capo passeggia liberamente  nelle vie di Cetraro attorniato dai suoi scagnozzi liberi, ha chi gli cura i negozi e centri di smistamento dei suoi commerci, procura attività, crea indotto. Il resto è una terra massacrata che ha all’attivo dai 30 mila ai 40 mila disoccupati, che aspettano l’estate per il solito lavoretto super sfruttato in qualche albergo, ristorante campeggio.</p>
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		<title>Calabria: le bonifiche mancate</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 07:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[amantea]]></category>
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		<description><![CDATA[Fra i tanti disastri programmati dal Governo Monti non poteva mancare qualcosa di specifico per la nostra regione. Ed ecco arrivare fresca fresca la nota stampa della riconferma del commissario straordinario sui rifiuti. Ne avevamo proprio bisogno, dopo oltre un decennio di commissariamento inutile quanto dispendioso che non ha prodotto altro che una montagna di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1419" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/tabella.jpg"><img class="size-medium wp-image-1419" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/tabella-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">i rifiuti tossici nel Fiume Oliva</p></div>
<p>Fra i tanti disastri programmati dal Governo Monti non poteva mancare qualcosa di specifico per la nostra regione. Ed ecco arrivare fresca fresca la nota stampa della riconferma del commissario straordinario sui rifiuti. Ne avevamo proprio bisogno, dopo oltre un decennio di commissariamento inutile quanto dispendioso che non ha prodotto altro che una montagna di monnezze sparse in tutta la regione, oltre che milioni di euro regalati a destra ed a manca senza un piano preciso. Ed eccolo Vincenzo Speranza reisendiarsi nei suoi uffici a Catanzaro lido a programmare il nulla. E la nomina arriva giusto , mentre a seguito delle prese di posizione dell’ex assessore regionale all’ambiente Silvio Greco sulle mancate bonifiche e piani di caratterizzazione avviate dalla Giunta Scopelliti, l’assessore Pugliano sembra essersi svegliato ed eccolo far uscire dal suo cilindro un piano per bonificare le discariche inquinanti della nostra regione. Delle bonifiche non se ne occupa il commissariamento ma direttamente la regione e il commissario Speranza si sentirà sollevato , almeno da questa responsabilità. Ma a spulciare bene l’elenco, proveniente da passate e vecchie giunte calabresi, mancano siti importanti altamente inquinanti e diventati anche il simbolo della rinascita della Calabria dal malaffare della mafia che da sempre ha gestito ogni minimo traffico di rifiuti. Nell’elenco siti di vecchie discariche che avrebbero benissimo potuto essere bonificate più avanti in quanto non contenenti rifiuti tossici,mentre mancano proprio le discariche contenenti rifiuti tossici accertati da inchieste giudiziarie ed analisi. I primi a spulciare l’elenco ed a trovare manchevolezze sono stati i militanti del “Comitato Civico Natale De Grazia” che ha sede in Amantea. Ecco cosa  hanno scritto all’assessore Pugliano:</p>
<p><em>“Abbiamo appreso con piacere dalla stampa che l’Ente Regione ha stanziato la somma di 45 milioni di euro per procedere alla bonifica di alcuni siti inquinati e ad alto rischio che si trovano in 17 comuni  della Calabria.  Tra i comuni destinatari dei finanziamenti, però, non rientrano quelli di Amantea, Serra d’Aiello, Aiello Calabro, S. Pietro in Amantea nei cui territori ricadono i siti inquinati della vallata del fiume Oliva, dove sono stati interrati circa centomila tonnellate di rifiuti tossici e sono state rilevate sostanze radioattive (Cesio137). Vogliamo ricordare che i dati dell’inquinamento della vallata sono certi e documentati, ciò a seguito dei carotaggi effettuati su incarico della Procura della Repubblica di Paola e dei risultati delle analisi chimiche e radiometriche eseguite sui campioni di terreno prelevati, sulle acque emerse e di sottosuolo. Le analisi sono anche esse incontrovertibili perché effettuate da enti istituzionali e certificate dall’ISPRA che ne ha diretto i lavori redigendo un piano di caratterizzazione. Ricordiamo inoltre che l’inquinamento del fiume Oliva è stato appurato da diversi anni e già nel 2004, su sollecitazione dello scrivente Comitato, la Regione Calabria aveva incluso i siti di Foresta (fiume Oliva) e Grassullo (ove sorge l’ex discarica comunale di Amantea) tra quelli da bonificare con urgenza. Nello stesso periodo i Comuni  di Aiello Calabro e Serra d’Aiello sono stati destinatari di finanziamenti (circa 1,5 milioni di euro) da utilizzare per la bonifica di due località ricadenti nel bacino idrografico del fiume Oliva (“Foresta” comune di Serra d’Aiello e “Carbonara” comune di Aiello Calabro) dove erano state rilevate presenze di rifiuti tossici altamente pericolosi per la salute delle popolazioni. Tali somme, purtroppo, non ci risulta che siano mai state utilizzate per tale scopo. Tanto premesso, riteniamo veramente assurdo ed incomprensibile che un’area tanto inquinata e da più tempo attenzionata dai media e dall’opinione pubblica non sia stata ancora messa in sicurezza e che oggi venga esclusa dal piano di bonifica della Regione – nel quale peraltro rientrava – mentre il risanamento dovrebbe essere prioritario ed urgente, per come riconosciuto anche dalla Commissione ambiente del Parlamento europeo (ENVI), recatasi sul posto qualche mese addietro. Gli amministratori regionali conoscono benissimo la grave situazione della valle del fiume Oliva, sia per l’attenzione mediatica che la vicenda ha subìto, sia per i solleciti di intervento inoltrate dallo scrivente Comitato (l’ultimo notificato per lettera A/R il 27 gennaio scorso) sia per la protesta dei cittadini che nell’ottobre del 2009 è sfociata ad Amantea nella più grande manifestazione pubblica della storia della Calabria con la presenza di circa 35.000 persone . La bonifica dell’area è urgente, perciò i Comuni interessati, la Provincia e la Regione devono compiere tutte le procedure necessarie al raggiungimento di tale scopo. Protestiamo vivamente per le scelte fatte dalla Regione Calabria che hanno escluso dal programma di bonifica i siti inquinati della Valle del fiume Oliva e chiediamo alla Giunta ed al Consiglio regionali:  a) di conoscere i motivi di tale esclusione; b) perché finora la Regione non ha compiuto atti finalizzati a bonificare la valle dell’Oliva, c) perché non ha ancora acquisito i risultati dell’Ispra o, se li ha acquisiti, perché non ha ancora preso coscienza della grave situazione ecologica che si trova in quell’area e dell’urgenza della bonifica;  d) cosa intende fare nell’immediato per progettare e reperire i fondi necessari,  e) quale diversa destinazione hanno avuto i fondi stanziati nel 2004 per i comuni di Serra d’Aiello e di Aiello Calabro per  bonificare almeno le località “Foresta” e “Carbonara”, ma mai utilizzati. Chiediamo, inoltre, un incontro ufficiale con il Presidente della Giunta regionale e l’Assessore all’Ambiente per discutere del problema della bonifica in questione. Invitiamo i sindaci dei Comuni interessati a farsi anche essi promotori di un incontro congiunto con la Regione.  Le popolazioni interessate non vogliono più aspettare e intendono conoscere modalità e tempi di attuazione della bonifica del territorio in cui vivono”.</em></p>
<div id="attachment_1420" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/marlane-dallalto.jpg"><img class="size-medium wp-image-1420" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/marlane-dallalto-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">la marlane dall&#039;alto. Attorno all&#039;edificio bianco i terreni dove sono stati sotterrati i rifiuti tossici</p></div>
<p>Ma un altro sito importante è rimasto escluso dalla bonifica ed è quello dell’area Marlane in Praia a Mare. Ricordiamolo agli smemorati e ricordiamolo anche all’assessore Pugliano che potrebbe leggere questo articolo. A Praia a Mare sono stati sotterrati rifiuti tossici provenienti dalla fabbrica Marlane, posta al centro della ridente cittadina tirrenica. I dirigenti della fabbrica, oggi sotto processo a Paola, per  disastro ambientale, omicidio colposo e lesioni gravi, non solo non si occupavano minimamente della salute dei propri operai ma facevano sotterrare di nascosto ad alcuni operai, nei giorni di chiusura dello stabilimento, i rifiuti della fabbrica nel terreno della stessa . Ho raccolto personalmente e per fortuna videoregistrata, la confessione scioccante dell’operaio Francesco De Palma ,deceduto per tumore lo scorso anno,che dichiarava quanto lui stesso faceva per ordine dei dirigenti della Marlane-Marzotto. Rifiuti da lui stesso sotterrati nei terreni circostanti la fabbrica e  che poi sono stati ritrovati e classificati come pericolosi, fra questi il Cromo VI  . Un sito così importante quanto quello del fiume Oliva come mai non è stato inserito nei piani di bonifiche non ci è dato sapere e forse a seguito delle proteste una risposta sia da parte dell’assessore regionale all’ambiente Pugliano che del commissario “non competente” forse arriverà.</p>
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		<title>L&#8217;ELETTROMOSTRO CHE FRIGGE MONTALTO</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 09:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ELETTRODOTTO]]></category>
		<category><![CDATA[laino]]></category>
		<category><![CDATA[MONTALTO]]></category>

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		<description><![CDATA[Il comitato “Insieme per la salute” sorto per tutelare i cittadini dai danni provocati dall’elettrodotto che passa su Montalto Uffugo, avevano visto giusto. Le lunghe iniziative di lotta stanno dando alcuni frutti anche se la linea dell’elettrodotto continua a “friggere” le teste dei cittadini montaltesi. La notizia bomba è quella che la procura della Repubblica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<div><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/Montalto-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1413" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/Montalto-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il comitato “Insieme per la salute” sorto per tutelare i cittadini dai danni provocati dall’elettrodotto che passa su Montalto Uffugo, avevano visto giusto. Le lunghe iniziative di lotta stanno dando alcuni frutti anche se la linea dell’elettrodotto continua a “friggere” le teste dei cittadini montaltesi. La notizia bomba è quella che la procura della Repubblica di Cosenza ha emesso un avviso di garanzia nei confronti dell’amministratore delegato della Terna spa, Flavio Cattaneo, nell’ambito di un inchiesta sulla pericolosità dell’elettrodotto Laino-Feroleto-Rizziconi, che spacca il territorio di Montalto Uffugo entrando nelle contrade Pianette e Lucchetta. La Terna si difende dicendo che l’avviso di garanzia è un atto dovuto. Ma a smuovere la procura è stato il dossier redatto da Luigi Caligiuri esperto in fisica ambientale, nominato come consulente proprio dal comitato “Insieme per la salute”. Nel dossier Caligiuri dimostra la pericolosità del passaggio dell’elettrodotto sulla testa dei cittadini ed insieme al comitato ne chiede il sotterramento. Nella denuncia fatta dal comitato “Insieme  per la salute” è scritto che «numerosi sono i disturbi di natura fisica quali “sindrome vertiginosa e cefalea”, lamentati da gran parte dei residenti delle frazioni sopra menzionate; anche le piante e l’erba in prossimità dei cavi col passare dei mesi sempre più tendono ad ingiallire e/o a seccare; diversi sono i casi di patologie molto gravi già manifestatesi, oltre a due decessi verificatisi negli ultimi mesi tra i residenti in prossimità dell’elettrodotto. Nello specifico ad una distanza di circa 150 metri lineari ad est e ad ovest dall’asse dell’elettrodotto abbiamo avuto modo di riscontrare, attraverso la raccolta di materiale sanitario informativo e cartelle cliniche (che si allegano in copia), le seguenti patologie presenti in soggetti umani:</div>
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<p>- adenocarcinoma intestinale, moderatamente differenziato, di tipo mucinoso infiltrante la parete a tutto spessore fino alla sottosierosa. 20/21 linfonodi periviscerali refertati sede di metastasi;</p>
<p>- adenocarcinoma differenziato esofago &#8211; paziente deceduta;</p>
<p>- sindrome mielodisplastica in compenso ematologico;</p>
<p>- adenocarcinoma endometroide differenziato dell’endometrio, a tratti in sfacelo necrotico, infiltrante oltre il 50% del miometrio;</p>
<p>- dermatofibrosarcoma protuberans;</p>
<p>- adenocarcinoma del colon destro</p>
<p>- adenoma tubulo-villoso con displasia moderata/grave trasformazione carcinomatosa intramucosa;</p>
<p>- carcinoma duttale infiltrante con angioinvasività e attività cariocinetica di 55 mitosi x 10 hpf &#8211; paziente deceduta;</p>
<p>- infarto acuto del miocardio non q anteriore;</p>
<p>- adenocarcinoma intestinale, moderatamente differenziato, di tipo mucinoso infiltrante la parete a tutto spessore fino alla sottosierosa. 20/21 linfonodi periviscerali refertati sede di metastasi».</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/Montalto-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1414" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/04/Montalto-2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Fatti precisi dei quali la procura dovrà tenere conto. Così come sono fatti precisi quelli che chiedono i cittadini del comitato, e cioè un incontro fra tutte le parti per decidere le modalità del sotterramento dei cavi, e non lo spostamento come vorrebbe la Terna. In effetti basta transitare sotto i piloni e sentire come “frigge”. Quel che si sente è il rumore dell’alta tensione dell’enorme serpente di acciaio che si chiama con i nomi dei paesi che attraversa e cioè “Laino-Feroleto-Rizziconi”. Si tratta di un elettrodotto da 380 kv, il massimo del voltaggio! Nel suo percorso attraversa tutta la regione -da nord a sud- ed è lungo 218 km, interessando 59 comuni di quattro province (Cosenza per 126 km e 31 comuni, Catanzaro per 41 km e 11 comuni, Vibo Valentia per 35 km e 15, Reggio Calabria per 16 km e 5 comuni). Porta con sé anche un cavo a fibra ottica che serve per la trasmissione dei dati ad alta velocità. È stato costruito grazie alla legge obiettivo del governo Berlusconi in pochissimo tempo e con la complicità delle amministrazioni comunali. Per la costruzione dell’elettromostro non si è  tenuto conto della presenza delle case e delle persone, il tracciato è stato disegnato sulle cartine geografiche in maniera approssimativa, senza preoccuparsi di vincoli di natura ambientale e fasce di rispetto dai centri abitati. Non sono stati rispettati i minimi criteri di ragionevolezza, tutto è stato stravolto! Collinette, boschi, case, borghi, piccole sorgenti&#8230; anche una centrale elettrica costruita all’interno del Parco nazionale del Pollino, zona soggetta a vincoli inderogabili. Il colmo è che non serve per distribuire l’energia ai cittadini calabresi ma è utile solo per trasportare fuori regione l’energia prodotta dalle nuove e devastanti centrali in costruzione o già attive nel nostro territorio (Altomonte, Laino, il termovalorizzatore di Gioia Tauro, &#8230;). Gli abitanti di Montalto Uffugo forse sono stati gli unici a creare una seria opposizione all’elettromostro nel proprio territorio costituendo un comitato chiamato “Insieme per la salute”. I problemi dell’elettrodotto, dicono al Comitato non sono solo legati ai problemi di natura ambientale ma anche a quelli della salute. Infatti per la sua potenza è stato classificato dalla Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Airc) in gruppo 2B e costituisce perciò possibile agente cancerogeno umano, con grado di pericolosità elevata per la salute dell’uomo. Nei vari decreti Via, la lontananza degli elettrodotti dalle abitazioni è definita abbastanza bene. Nello specifico nel decreto Via 3062 del 19.06.’98 viene espressamente previsto al punto 7 “per una migliore tutela della salute pubblica la distanza dei conduttori non dovrà essere inferiore a 50 m dalle abitazioni e a 100 m da scuole ed ospedali&#8230;” ed ancora “&#8230;nella progettazione della linea è stato tenuto conto della distanza da aree urbanizzate&#8230;”. Nella realtà i cavi passano, in alcuni casi, a meno di 50 m dalle abitazioni.  E nel decreto ministreriale n. 6102 del 7 ottobre 2002, si parla proprio del caso Montalto e così viene scritto: “&#8230;il comune di Montalto Uffugo ha notificato in data 3.9.2001 una delibera del consiglio comunale con la quale si esprimeva parere contrario al progetto e alla costruzione dell’elettrodotto relativamente al tratto che interessa il territorio comunale e che la Terna, pur ribadendo la validità del progetto presentato&#8230; si è impegnata a valutare l’introduzione di migliorie tecniche-progettuali con particolare riferimento alle prescrizioni in merito alle distanze da abitazioni ed insediamenti vari”.  Ma queste “migliorie tecniche progettuali” pochi le hanno notate, escludendo la doppia terna ottimizzata nel tratto di Pianette, dal momento che i fili passano vicinissimi alle abitazioni (come sopra detto in alcuni casi a meno di 50 m) ma c’è di più.  Il comitato fa presente una serie di inadempienze che la Terna ha commesso. Per esempio nella Conferenza dei servizi del 24.07.2001, il comune di Montalto non è stato legittimamente rappresentato ai sensi della legge 340/00. Ed il 23 aprile 2004 in consiglio comunale viene approvato all’unanimità il progetto di variante presentato da Terna 2 anni prima (era il 14.03.2002) che spostava il passaggio dell’elettrodotto dall’asse collinare Pianette-Lucchetta lungo l’asse pedemontano Vaccarizzo-Caldopiano. Purtroppo tale delibera non sortirà alcun effetto giuridico dal momento che il progetto di variante è stato approvato fuori tempo massimo e cioè quando Terna comunicava l’inizio dei lavori nel territorio montaltese inviando ai proprietari dei terreni di Pianette e Lucchetta le lettere di esproprio. In seguito il sindaco Ugo Gravina con atto amministrativo datato 12.07.2004 diffidava ed invitava Terna spa a non avviare i lavori senza prima aver realizzato le migliorie tecniche progettuali da concordare con l’amministrazione comunale. Una di queste migliorie prevedeva l’interramento dei cavi.</p>
<p>Alla richiesta avanzata dal comune di Montalto nel 2005 circa la possibilità di interramento dei cavi elettrici tra il sostegno 170 e 173 in località Pianette, la Terna spa in data 27.04.2005 con una relazione alquanto scarna ed insufficiente escludeva l’ipotesi alternativa di interramento, privilegiando la soluzione definita “in doppia terna ottimizzata”. Il 21 luglio del 2005 veniva sottoscritto  un protocollo d’intesa tra Terna spa e amministrazione comunale. Tale protocollo però, pur essendo stato sottoscritto dalle parti, successivamente non venne portato in consiglio comunale per la ratifica. Ed il 31 ottobre 2005 l’elettrodotto entra in funzione.</p>
<p>Nel novembre 2005 viene commissionato dall’amministrazione comunale uno studio sulle possibili cause tumorali provenienti dalla vicinanza dell’elettrodotto. Da perizia tecnica redatta da Giancarlo Spadanuda, “si esprimono forti perplessità di ordine ingegneristico, biologico, sanitario ed ambientale&#8230;” all’elettrodotto “&#8230;nel territorio montaltese. Se ne consiglia prudentemente ed orientativamente l’ubicazione in altra zona con caratteristiche geografiche e demografiche ben diverse da quelle finora&#8230;” utilizzate.   A dicembre arriva una nota da parte del ministero   dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, indirizzata alla commissione Via della regione nella quale si chiede di voler verificare la rispondenza del tracciato definitivo ed attuale con quello autorizzato nel citato Dec Via 3062/1998. Evidentemente anche al ministero dell’ambiente si cominciano ad avere dubbi sull’operazione in atto da parte dell’Enel. Di tale verifica non si è mai saputo nulla. Intanto i cittadini si organizzano e nel novembre 2005 rinunciano agli indennizzi. A dire di no sono i proprietari dei fondi di Pianette e di Lucchetta, interessati al passaggio dell’elettrodotto. Alla presenza del sindaco Ugo Gravina manifesteranno pubblicamente la loro volontà di non sottoscrivere alcun contratto definitivo con la Terna, con la quale tempo addietro avevano un accordo bonario di indennizzo, ritenendo che il contratto preliminare di servitù firmato da ognuno di loro era viziato da errore (art. 1429 c.c.) e che pertanto non si poteva procedere alla stipula di alcun contratto definitivo. Nel maggio 2006 Il ricorso ex art. 700 c.p.c.   presentato nelle settimane precedenti dall’amministrazione comunale viene rigettato dalla magistratura. Il comitato “Insieme per la salute” contesta tale decisione e ritorna pubblicamente sulla questione con un documento: «Il tracciato dell’elettrodotto Laino-Feroleto-Rizziconi &#8211; scrivono &#8211; nel territorio di Montalto Uffugo risulta non conforme agli standard progettuali di qualità, di sicurezza, di salute pubblica, di impatto ambientale ed urbanistico, previsti dalla normativa vigente, i quali più volte sono stati contestati e censurati da singoli cittadini e dal Comune di Montalto Uffugo con lettere e delibere e non vengono osservate, inoltre, le “fasce di rispetto” così come previsto nel recente dec. 29 maggio 2008 dall’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici) &#8211; supplemento ordinario n. 160 alla Gazzetta ufficiale 5 luglio 2008 n. 156». Altra anomalia è quella relativa alla mancata   redazione della Vas (Valutazione ambientale strategica) che Terna si era impegnata a produrre in accordo di programma stipulato con la regione nel luglio 2004. Il mancato interramento dei cavi dell’alta tensione nelle zone antropizzate come previsto dal Piano energetico regionale approvato nel marzo 2005 rappresenta un altro parametro normativo di fondamentale importanza non rispettato.</p>
<p>Ma c’è più: l’elettrodotto è stato costruito su un tragitto diverso da quello del progetto originario esaminato ed approvato dalla commissione Via nel 1998. Ma anche successivamente e cioè dopo la Conferenza dei servizi del luglio 2001 il tracciato dell’elettrodotto è stato modificato senza la predisposizione di alcuna Via regionale. Infine, la Terna non ha fornito idonea documentazione relativa al rispetto del cosiddetto “Principio di precauzione”. E interviene di nuovo il ministero dell’ambiente   con il sottosegretario Laura Marchetti. La sottosegretaria non può che evidenziare insieme alla Regione Calabria ed alla provincia di Cosenza che la criticità esistente nel territorio di Montalto nelle due frazioni di Pianette e di Lucchetta evidenziate già nel citato Dec. Via/3062 del’98 che si individuasse un tracciato alternativo identificato nella cosiddetta variante 5, dopo che le precedente 4 varianti proposte da Terna nel corso del 2006-2007 non hanno trovato il consenso degli altri comuni del circondario. In data 21 dicembre 2007 con nota TE/B2887815783, Terna spa presenta al ministero dello Sviluppo economico istanza di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio della “nuova stazione elettrica 380/150 Kv di Lattarico (Cs) e variante dell’elettrodotto a 380 Kv in semplice terna che collega la S.e. di Altomonte alla S.e. di Feroleto” con richiesta di decreto di autorizzazione e di imposizione del vincolo preordinato all’esproprio. Con nota del 15 febbraio 2008 n. 0003148 il ministero dello Sviluppo economico avvia il procedimento per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’opera di variante ai sensi della legge 23 agosto 2004 n. 239 e contestualmente è presenta la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale sull’opera. Con atto del 15.04.2009 la Provincia di Cosenza diffidava la società Terna spa a ritirare tutti gli elaborati progettuali depositati presso il ministero dello Sviluppo economico ed inoltrati a tutti gli enti interessati recante la dicitura “Variante larga elaborata dalla provincia di Cosenza” sostenendo la tesi che la Provincia «&#8230;non ha elaborato alcuna variante», ma in seguito la stessa Provincia fa dietro front a seguito della pressione effettuata sulla stessa dai Sindaci dei comuni limitrofi contrari allo spostamento del tracciato.</p>
<p>Con nota del 28.07.2009 la commissione Via (Valutazione di impatto ambientale) ha espresso parere interlocutorio negativo riguardo alla richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale sul progetto di variante dell’elettrodotto e nuova stazione di trasformazione nel Comune di Lattarico. Nel giugno 2009 il comitato “Insieme per la salute” presenta un esposto-denuncia presso la Procura della Repubblica di Cosenza. Ad occuparsi della questione elettrodotto oltre al procuratore capo Dario Granieri, anche il pm Donatella Donato. Ed ecco finalmente i primi risultati.</p>
<p>SU MEZZOEURO DEL 31 MARZO 2012</p>
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		<title>Calabria. Un commissario ai rifiuti&#8230;.RIFIUTATO !</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 05:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti vari]]></category>

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		<description><![CDATA[In Calabria ci dobbiamo sempre distinguere, come si usa dire in gergo, ci dobbiamo far conoscere. In tutte le regioni d’Italia si potenziano gli ospedali e noi li chiudiamo, si protegge il paesaggio con iniziative nelle quali fanno intervenire le scuole e noi lo distruggiamo, ovunque fanno il riciclaggio dei rifiuti e una raccolta differenziata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1408" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/discarica-scala-coeli.jpg"><img class="size-medium wp-image-1408" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/discarica-scala-coeli-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">la discarica a Scala Coeli</p></div>
<p>In Calabria ci dobbiamo sempre distinguere, come si usa dire in gergo, ci dobbiamo far conoscere. In tutte le regioni d’Italia si potenziano gli ospedali e noi li chiudiamo, si protegge il paesaggio con iniziative nelle quali fanno intervenire le scuole e noi lo distruggiamo, ovunque fanno il riciclaggio dei rifiuti e una raccolta differenziata spinta e noi invece continuiamo ad aprire nuove discariche. In più e questo , davvero rasenta il ridicolo, il commissario per l’emergenza ambientale è dal 1 gennaio 2012 senza poteri e continua ad emettere sentenze, che sono illegittime e di conseguenza nulle. Lo dice anche la Corte dei Conti , sez.regionale di Controllo per la Calabria che si è pronunciata in merito dichiarando nulle tutte le ordinanze emanate dal commissario delegato dott. Vincenzo Maria Speranza. La deliberazione della Corte dei Conti è la n.6 del 13 febbraio 2012 .<strong><em> </em></strong><em>Ed è chiara in proposito in quanto scrive<strong> :  </strong></em><strong><em>in considerazione del fatto che lo stato di emergenza nel settore dei rifiuti urbani nel territorio della Regione Calabria non è stato prorogato oltre il 31 dicembre 2011 con atto idoneo (…), il Commissario delegato, a decorrere dal 1 gennaio 2012, risulta privo del potere di agire in materia</em></strong><strong>. <em>(…) Conseguentemente, gli atti in esame sono da considerarsi “tamquam non essent”.</em></strong>Ed aggiunge che<strong><em> : “alla scadenza dello stato di emergenza medesimo ogni potere in materia spetta non più al Commissario ma agli enti ordinariamente competenti”. </em></strong>Come si sono mossi la politica, la regione ,le provincie di fronte a questo chiaro proposito della Corte dei Conti, peraltro ben conosciuto dagli addetti ai lavori dal momento che il commissariamento non era stato rinnovato allo scadere del 31 dicembre del 2011 ?  Con il silenzio. E ci si chiede, chi pagherà tute le spese che l’ufficio commissariamento continua ad avere, dagli stipendi della mastodontica struttura a quelle esterne ? nessuno lo sa ed assistiamo al solito balletto di responsabilità, mentre molti comuni si trovano a gestire discariche apertamente illegali non conformi alle leggi, e fatte contro la volontà dei cittadini, dei sindaci stessi. Eclatante è il caso della discarica aperta a Scala Coeli. Qui tutti , dal sindaco ai comitati ambientalisti, a semplici cittadini, sono in lotta contro questo ecomostro aperto in aperta montagna ed in un luogo bellissimo dal punto di vista paesaggistico. Addirittura nei giorni scorsi si è verificato un increscioso fatto proprio davanti ai cancelli della discarica dove cittadini ed ambientalisti, con il sindaco in testa si erano recati per l’arrivo degli ispettori dell’ARPACAL, chiamati per un sopralluogo. Ebbene la ditta che gestisce la discarica, la Bieco, la stessa che gestisce la discarica di Rossano e che mi ha querelato per una mia inchiesta su come veniva gestita la discarica ( prossima udienza il 2 aprile), non ha voluto far entrare il sindaco. Un fatto che la dice lunga su come si vogliono gestire questi siti, che vorrebbero diventassero zone franche senza alcun controllo su cosa vi entra. Ed in una terra come la nostra dove rifiuti tossici vengono seppelliti anche sotto i marciapiedi delle nostre abitazioni lascia pensare. Ed a seguito delle numerose proteste ecco arrivare la sospensione del  Dipartimento politiche ambientali della Regione Calabria.</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/discarica-scala-coeli-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1409" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/discarica-scala-coeli-2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Secondo un comunicato dell’Associazione Le Lampare, nata proprio per contestare la discarica “<em>si sarebbero accorti che la discarica non  ha strade di accesso, visto che l&#8217;unica strada di accesso, è la strada comunale Capoferro-Cordarella, non percorribile tutto l&#8217;anno e totalmente impraticabile, sulla quale sono stati anche commessi degli abusi di ogni specie. Percorribilità, lo ricordiamo, che da prescrizione progettuale, deve essere garantita tutto l&#8217;anno. Solo per fare degli esempi – scrivono gli ambientalisti &#8211;  sulla strada comunale Capoferro-Cordarella sono stati realizzati indebitamente e abusivamente, dei tombini: il piazzale antistante la discarica rientra in una delle particelle comunali (anche per quanto riguarda questa area, c&#8217;è un&#8217;appropriazione indebita). Il movimento- concludono-  Le Lampare,La RDT F. NISTICO&#8217;, i Cittadini, sono ancora in attesa dell&#8217;Ordinanza di sequestro delle aree comunali in cui sono stati fatti lavori senza alcun tipo di autorizzazione. Sindaco Salvato cosa aspetti? Tutto ciò doveva essere stato già fatto nel corso della scorsa settimana!! Bisogna, come annunciato, ordinare il ripristino dello stato dei luoghi, in quanto siamo di fronte, parole dello stesso sindaco, ad una appropriazione indebita di porzioni di aree di competenza comunale! Si sta perpretando altresì, un reato permanente e continuativo.  Identica situazione per quanto riguarda la querela congiunta dei sindaci per i fatti riguardanti la giornata del sopralluogo Arpacal, del 29 Febbraio 2012!! Sindaci cosa state aspettando? I movimenti, le associazioni stanno facendo il loro compito,ora tocca alla politica e al coordinamento dei Sindaci, in primis, utilizzare gli strumenti legittimi!! DALLE PAROLE AI FATTI!! LE ISTITUZIONI LOCALI, PROVINCIALI E REGIONALI  SI ADOPERINO FATTIVAMENTE AFFINCHE&#8217; L&#8217;AUTORIZZAZIONE TANTO &#8220;ALLEGRAMENTE &#8221; RILASCIATA VENGA REVOCATA DEFINITIVAMENTE”.</em></p>
<p>Quindi al caos istituzionale dei rifiuti in Calabria si aggiungono queste situazioni di lotta. Tutto questo perché manca un piano regionale dei rifiuti che venga assunto responsabilmente dalla politica, dagli amministratori e che abbia una unica strada quella del completo riciclaggio, della raccolta differenziata spinta che produca non solo ambiente pulito ma migliaia di posti di lavoro e cacci definitivamente le cosche dalla gestione dei rifiuti.</p>
<p><strong><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/basta-veleni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1410" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/basta-veleni-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La Rete</strong><strong> per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</strong> <em>sente il dovere di denunciare questa chiara volontà di far continuare l’Emergenza rifiuti in Calabria. Chiede a tutte le amministrazioni locali di rispedire al mittente ordinanze e atti provenienti dall’Ufficio del Commissario per l’emergenza rifiuti in Calabria, di ricorrere contro <strong>gli atti emanati in assoluta carenza di potere</strong> dallo stesso dal primo gennaio 2012, di esimersi dal pagare le economie richieste, di chiedere l’avvio di una fase di discussione del piano regionale e dei rispettivi piani provinciali per lo smaltimento dei rifiuti, tenendo bene a mente migliori richieste del popolo calabrese che pretende: raccolta differenziata porta a porta in tutti i comuni, impianti di selezione, compostaggio,  riciclaggio e riuso, riduzione dei rifiuti alla fonte e bonifica di tutti i siti inquinati.</em></p>
<p><em>Il vergognoso silenzio dell’assessore regionale all’ambiente, Franco Pugliano, sulle illegittime ordinanze emesse dal Commissario ci preoccupa ed al contempo ci inquieta, per questo motivo la Rete Difesa del Territorio chiede a tutti i consiglieri regionali, di maggioranza e di minoranza, di assumere una posizione chiara ed inequivocabile sulla vicenda, anche presentando un’interrogazione al governatore Scopelliti e all’assessore Pugliano che sino ad oggi “pare” ignorino di avere pieni poteri in materia di rifiuti.</em></p>
<p>su MEZZOEURO del 24 marzo 2012</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La chiusura degli ospedali in Calabria è la fine della politica</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 10:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[madonna della catena]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale praia]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli ospedali andrebbero potenziati, incentivati con nuove tecnologie, innovati, ma mai chiusi. Un ospedale è oggi un presidio importante, punto di riferimento per intere comunità sempre di più bisognose di cure in una società che fa della salute un business privato. Un ospedale è come una scuola pubblica, cura il corpo invece che la mente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/ospedale-Praia-a-Mare-002-300x225.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1402" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/ospedale-Praia-a-Mare-002-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Gli ospedali andrebbero potenziati, incentivati con nuove tecnologie, innovati, ma mai chiusi. Un ospedale è oggi un presidio importante, punto di riferimento per intere comunità sempre di più bisognose di cure in una società che fa della salute un business privato. Un ospedale è come una scuola pubblica, cura il corpo invece che la mente, difende la gente che ha bisogno di cure e che non ha altre possibilità per curarsi. In Calabria un ospedale ha una funzione sociale e di solito ci si trova povera gente. Si, perché i ricchi, sanno come fare e dove andare per salvarsi da un male. Hanno le cliniche private , hanno gli studi specialistici ai quali rivolgersi, e riescono ad avere una scintigrafia, una tac, dei raggi, nella stessa giornata. Un povero deve mettersi in attesa  di mesi e forse morirà prima di avere la sua tac. La Calabria, regione fatta da gente povera, media, con miseri stipendi ,ha nell’ospedale il suo unico centro di cura , e lo sgovernatore Scopelliti, spinto come altri prima di lui, dalle cliniche e dai laboratori privati, chiude ospedali e case di cura ovunque, in nome dello spreco fatto, del risparmio, della mancanza di soldi e via dicendo. Il classico proverbio di buttare l’acqua sporca con tutto il bambino. Nell’alto tirreno cosentino è in via di smantellamento l’Ospedale di Praia a Mare. Il tirreno non ha altri presidi sanitari e anche se Cetraro e Praia sembrano vicine, essi hanno delle utenze molto variegate e diverse dal punto di vista territoriale. Per esempio da Scalea e per tutta la fascia interna che va da Papasidero a Verbi caro, ad Orsomarso, Aieta, il punto più vicino è proprio Praia, mentre per Diamante conviene muoversi verso le cliniche private di Belvedere o verso Cetraro. Il problema della vicinanza forse è più fra Cetraro e Paola, ma oggi non bisogna scatenare una guerra fra poveri. Piuttosto occorre unirsi per far si che queste strutture diventino più moderne, con nuove attrezzature, con più personale qualificato, con più servizi. E’ su queste cose che si gioca una politica verso i cittadini. Ed invece vediamo lo sgovernatore Scopelliti cavalcare l’onda della destabilizzazione degli ospedali tutta protesa però a difesa di quella reggina. Ci vorrebbe una rivolta inversa questa volta, un “boia chi molla” cosentino, ed invece i primi a latitare sono proprio loro, i politici. A tenere fermo il banco della protesta sono i cittadini organizzati in comitati spontanei che cercano di trovare formule per non far chiudere l’ospedale e spingere perché si prendano provvedimenti diversi da quelli assunti fino ad ora.</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/manifesto-consegna-schede-praia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1403" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/manifesto-consegna-schede-praia-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>A Praia ci saranno le elezioni comunali ed un comitato di cittadini sta raccogliendo le schede elettorali  come forma di protesta verso una politica che è rimasta inerte di fronte all’eventualità della chiusura, a parte qualche inutile comunicato stampa, non si sono viste grandi mobilitazioni. Intanto si raccolgono i certificati elettorali. Ci spiega le motivazioni della protesta la presidente del Comitato SOS PRAIA Francesca Lagatta:</p>
<p><em>In qualità di Presidente dell&#8217;associazione SOS Praia, posso affermare di essere soddisfatta di come stiano andando le cose. La gente sta rispondendo all&#8217;appello di consegnare le schede elettorali, ma riteniamo opportuno insieme al coordinamento pro ospedale di raggiungere numeri da far tremare il sistema politico. Sono certa che nei prossimi giorni altri presidi verranno organizzati in altri paesi interessati alla riconversione dell&#8217;ospedale di Praia a Mare, anche perchè l&#8217;unione adesso, è la nostra forza. Lotteremo fin quando il nosocomio praiese non sarà definitivamente escluso dal piano di rientro della sanità calabrese. </em></p>
<p>Ma la politica praiese non ne vuole sapere di queste proteste e guarda alla poltrona piuttosto che a ciò che i cittadini davvero vogliono. Hanno finito le primarie e adesso e non vogliono essere disturbati mentre guidano il carro elettorale da fregnacce di questo tipo. D’altra parte ascoltando i commenti pre elettorali di tutti i candidati, Praia sembra immersa nel mondo dei sogni piuttosto che in una realtà drammatica fatta di una minaccia come quella di perdere l’ospedale, di una città con al suo interno una bomba ecologica come i rifiuti tossici seppelliti nella fabbrica della Marlane, e con un PSC che prevede la distruzione di migliaia di mq di verde pubblico,  dei cittadini che continuano a morire di tumore senza sapere perché. Tutti hanno dimenticato che proprio vicino a quell’ospedale esiste una centralina elettrica che ha fatto strage di medici ed infermieri di quell’ospedale. Intanto proprio nell’ospedale mezzo dismesso una  settantunenne  ricoverata lunedì scorso, in mattinata, per un&#8217;insufficienza respiratoria è morta  per la mancanza dell&#8217;anestesista. La donna è deceduta per shock cardiogeno, complicazione probabilmente evitabile in caso di squadra medica al completo che &#8211; per disposizione del direttore dell&#8217;Asp di Cosenza &#8211; i chirurghi e gli anestesisti del presidio ospedaliero di Praia a Mare vengono utilizzati presso il presidio ospedaliero di Cetraro. Questa donna forse è la prima vittima a seguito dello smantellamento.  Ma anche da altri luoghi della Calabria giungono proteste per la chiusura di ospedali.</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/madonna-della-catena.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1404" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/madonna-della-catena-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>Un&#8217;altra protesta è in corso a <strong>Laurignano,frazione di Dipignano in provincia di Cosenza</strong>, dove sta per chiudere la casa di cura Madonna della Catena. Qui i dipendenti della casa di cura, dopo una serie di manifestazioni di protesta si rivolgono al Ministro della Sanità. Una casa di cura molto importante per tutto il territorio, munita di  135 posti letto, più 16 posti di riabilitazione estensiva extraospedaliera; circa 1000 ricoveri l’anno; 180 dipendenti che lamentano ben 7 mensilità arretrate; circa 18 milioni di euro di debiti;</p>
<p>Scrivono i dipendenti &#8211; -<em>E&#8217; ormai nota a tutti la gravissima situazione di crisi della società Casa di cura Madonna della Catena srl. Questa situazione sta da tempo riverberando i suoi drammatici effetti sui 180 dipendenti dell’azienda e, ove l’epilogo della crisi dovesse essere quello peggiore, colpirà inevitabilmente anche i cittadini e le famiglie dell’area cosentina (ma dell’intera Calabria) che riconoscono ormai da anni nella casa di cura una realtà importante nella rete di assistenza ospedaliera presente nel territorio.La casa di cura, una clinica privata convenzionata con la regione, è nata 16 anni fa e si occupa di riabilitazione intensiva neurologica, motoria, oncologica, uro-ginecologica e di lungodegenza riabilitativa. Assicura un totale di 135 posti letto, più 16 posti di riabilitazione estensiva extraospedaliera, alla quale accedono, anche per trasferimento diretto, pazienti provenienti dai reparti ospedalieri per acuti (neurologie, neurochirurgie, ortopedie, oncologie, reparti di geriatria, reparti di medicina interna nonchè rianimazione) di tutta la regione, e anche da fuori. La struttura ha sempre operato in questi anni al massimo della capienza dei reparti e dei budget autorizzati dall’Agenzia di sanità pubblica: ne è dimostrazione la crescente affermazione sul territorio (un dato significativo per tutti: circa 1000 ricoveri l’anno). Nel corso di questi anni si sono alternate tre gestioni amministrative. Da oltre un anno, sia per problemi nei pagamenti da parte della regione, sia per una cattiva gestione aziendale, sono iniziati ritardi nell’erogazione degli stipendi (tra l’altro, in Calabria – a differenza di altre regioni &#8211; i dipendenti delle cliniche private non godono della c.d. canalizzazione dello stipendio e dunque sono particolarmente svantaggiati): al momento, infatti, i 180 dipendenti (tra personale medico, paramedico, terapisti ed amministrativi) lamentano ben 7 mensilità arretrate, oltre alla tredicesima. Dal mese di agosto 2011 si è venuto inoltre a conoscenza di una grave situazione debitoria dell’azienda con una società finanziaria (in particolare con la Agrileasing di Roma : si parla di circa 18 milioni di euro di debiti!); in un paio di assemblee dei lavoratori con i nuovi amministratori , nominati dalla banca creditrice, sono stati comunicati gli sforzi per salvare la società dalla profonda crisi finanziaria, senza sottacere il rischio della liquidazione della società o addirittura del fallimento. </em></p>
<p>Sciopero generale invece a <strong>Serra san Bruno</strong> per il prossimo 24 marzo. Lo indice il Comitato civico Pro-Serre  per protestare contro il forte ridimensionamento del locale ospedale, ridotto a soli 20 posti letto di medicina dopo i tagli del piano di rientro dei disavanzi dal settore sanitario. Il Comitato annuncia ufficialmente che allo sciopero hanno aderito i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Slai-Cobas, che già da oggi avvieranno le attività per arrivare alla mobilitazione di tutti gli iscritti al fianco del Comitato. Le rivendicazioni che il Comitato pone alla base dello sciopero riguardano la richiesta urgente di una seconda ambulanza e la richiesta di modificare i decreti 18/2010 e 106/2011 del commissario ad acta con il riconoscimento di ospedale generale per il “San Bruno”. Nel corso delle ultime settimane il Comitato ha tenuto diversi incontri nei paesi del Comprensorio come Spadola, Brognaturo, Simbario, San Nicola. Nei prossimi giorni sono previste altre riunioni con associazioni e movimenti presenti sul territorio a Mongiana, Fabrizia, Nardodipace, Pizzoni e Vazzano e in altri paesi della zona, al fine di coinvolgere tutti gli attori sociali nella mobilitazione pro-ospedale. L’iniziativa è stata abbracciata anche dal presidente della Comunità montana delle Serre, Bruno Tassone, che si farà promotore di un incontro con i sindaci dei comuni che rientrano nell’ente montano, nel quale chiederà ai primi cittadini un’adesione e una partecipazione attiva allo sciopero generale, anche se già diversi di loro hanno dichiarato che parteciperanno alla manifestazione in via ufficiale con la fascia tricolore. Diversi commercianti serresi, inoltre, hanno dimostrato interesse per l’iniziativa e hanno già deciso di partecipare con una serrata durante le ore di mobilitazione. Allo sciopero serrese parteciperanno anche i comitati civici degli altri tre paesi sede di ospedale di montagna (Acri, San Giovanni in Fiore e Soveria Mannelli). Il corteo si radunerà il 24 marzo alle 10 in piazza Mons. Barillari a Serra San Bruno. Notizie di iniziative di lotta provengono anche da Trebisacce dove l’ospedale è in via di smantellamento. Anche qui posti di lavoro a rischio e la salute in pericolo.</p>
<div id="attachment_1405" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/vignetta-ospedali.jpg"><img class="size-medium wp-image-1405" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/vignetta-ospedali-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">vignetta di Francesco Cirillo</p></div>
<p>Ma a questo governo così come ai politici in generale , destra o sinistra che siano,oggi interessa solo salvaguardare le grandi opere come il TAV, le società come il Ponte sullo stretto alla quale nonostante il ponte sia stato stoppato dall’Europa continua a riceve milioni di euro, non si sa per cosa. Lì c’è la mangiatoia, in queste opere, che continua la tangentopoli moderna dove i partiti tutti sguazzano per poter continuare ad esistere ed avere proprie rappresentanze parlamentari e di governo. Il popolo può aspettare, può morire, farsi infinocchiare dalle false promesse, da un futuro che non vedranno mai e poi che vuoi che sia la chiusura di un ospedale. E che vuoi che siano 236 milioni di euro di spesa annua dovuti alla mobilità sanitaria. Se mi chiudi gli ospedali, gli ambulatori,se i chirurghi emigrano, se i medici ed il personale se ne vanno in altre regioni d’Italia dove trovano posti di lavoro e buona accoglienza, è logico che insieme a loro se ne vanno anche i malati ! Siamo proprio messi bene !</p>
<p>Su Mezzoeuro del 17 marzo 2012</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Scalfari , la Calabria e il Tav</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 13:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando un giornalista di fama nazionale si occupa della nostra regione, o del sud in genere,  lo fa solo per denigrarci. Lo fece Bocca  nel suo libro “L’Inferno” sottotitolo “profondo sud- male oscuro”, paragonando la nostra regione al Vietnam ed oggi ecco Scalfari che non si da ragione perché gli studenti della Unical siano contrari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1395" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/sui-binari-a-Paola.jpg"><img class="size-medium wp-image-1395" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/sui-binari-a-Paola-300x142.jpg" alt="" width="300" height="142" /></a><p class="wp-caption-text">l&#039;occupazione della stazione di Paola in solidarietà agli arrestati ed al movimento No TAV</p></div>
<p>Quando un giornalista di fama nazionale si occupa della nostra regione, o del sud in genere,  lo fa solo per denigrarci. Lo fece Bocca  nel suo libro “L’Inferno” sottotitolo “profondo sud- male oscuro”, paragonando la nostra regione al Vietnam ed oggi ecco Scalfari che non si da ragione perché gli studenti della Unical siano contrari a questa gigantesca opera. Ecco cosa scrive : <em>“  Perché sono contrari? Ho letto che tra i più contrari ci sono gli studenti dell&#8217;Università della Calabria. Sono di origini calabresi e conosco bene quei territori. Le amministrazioni locali non avevano mai raggiunto un livello di degrado organizzativo e morale come adesso. I giovani dell&#8217;Università della Calabria ne avrebbero di problemi da affrontare. Invece si mobilitano contro l&#8217;Alta Velocità. Ma che senso ha? Lo &#8220;sfasciume pendulo&#8221; calabrese segnalato da Giustino Fortunato 150 anni fa continua a far precipitare le montagne fangose nei torrenti e nel mare sottostante. Cristo si era fermato a Eboli, ma nel frattempo la &#8216;Ndrangheta ha fatto man bassa su tutti i territori di quelle zone “.</em>    Un avvisaglia  sull’interesse dei calabresi al TAV , l’avevamo avuta con la magistrale inchiesta del procuratore Caselli, contro il movimento di lotta, allorquando inserì fra i 25 arrestati ed inquisiti, Giuseppe Tiano dirigente regionale della “CGIL che vogliamo” reo secondo Caselli di aver partecipato insieme ad altri calabresi alla grande manifestazione in Val di Susa il 3 luglio scorso.</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/caselli-nembo-kid.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1396" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/caselli-nembo-kid.jpg" alt="" width="290" height="174" /></a>Secondo il Procuratore Caselli, il movimento avrebbe adottato metodi di lotta non democratici. A questo punto il concetto di democrazia diventa molto sottile, se diventa anti democratico difendere la propria terra. Chiederemmo al dott. Caselli se riteneva democratico l&#8217;ordinamento che lo stesso difendeva alla fine degli anni settanta. Quello che prevedeva &#8220;la pena aumentata della metà&#8221; in automatico non appena si gridasse alla finalità di terrorismo rispetto al reato commesso, quanti ragazzi hanno fatto anni di galera per una scritta sui muri o per un volantino ritrovato in casa. Oppure la sospensione di ogni diritto civile nelle carceri (il famigerato articolo 90 della riforma penitenziaria che aboliva gli altri 89 in caso di necessità cioè sempre). Invece secondo Scalfari in Calabria ci si occupa solo della TAV e non ci si occupa di problemi importanti.  Invece è proprio l’inverso caro Scalfari. Proprio perché in Calabria ci sono ambientalisti, semplici cittadini, associazioni, centri sociali, che si occupano dei problemi del territorio non ci si rende conto del perchè buttare tanti soldi su un opera non solo contrastata ma considerata dai più inutile.  Negli ultimi 20 anni,  la Calabria dal punto di vista strutturale e lavorativo è crollata ai minimi storici. Quando si tratta di fare tagli in Calabria, non si parla mai di chi è stato responsabile del malaffare, dello spreco,dell’inutilità di un opera, delle tangenti pagate , del finanziamento avuto su dati falsati da qualche funzionario. Quando si tratta della Calabria, la scure dei tagli non ha pietà per nessuno. Ed il politico di turno, quello del Partito dei rassicuratori, dopo aver fatto il suo bravo comunicato stampa di protesta o di accordo, si mette ,e fa mettere,  l’anima in pace , con i soliti ragionamenti, che non ci sono soldi, che bisogna stringere la cinghia, che è così ovunque, che bisogna pagare gli sbagli fatti in passato. E ora Monti, questo alieno che sembra arrivare da Marte , uomo di destra e delle banche mondiali, accorda la destra e la cosiddetta sinistra su queste operazioni e continua la politica iniziata dal precedente Governo Berlusconi. Ed ecco la scure. Tagli alla sanità con la chiusura degli ospedali, chiusure di scuole attraverso i cosiddetti accorpamenti, chiusura delle linee ferroviarie storiche, blocco delle opere pubbliche compresa quella megastruttura inutile, dannosa che era il Ponte sullo Stretto di Messina. Finanche alla notizia dell’esclusione del Ponte sullo stretto dalle opere strategiche di questo governo non è successo niente , segno che nessuno ci credeva e segno che ci volevano solo mangiare sotto sotto. Nessuna ribellione, né popolare né tantomeno dei politici, neanche alla soppressione di ben 22 treni che partivano o passavano dalla Calabria provenienti dalla Sicilia. 800 lavoratori, di quelli delle linee Notte,  buttati sulla strada, costretti a salire sui piloni come fece Luca in Val di Susa, costretti ad una lotta della quale nessuno si è fatto carico. Le argomentazioni della soppressione ? Non ci sono soldi, non è più frequentata, non è competitiva questa tratta notturna. La Calabria ha perso  tutto. Ha perso ospedali, presidi sanitari,ambulatori,pronti soccorsi. La Calabria non ha una linea ferroviaria vera e propria. La si paragoni ad altri regioni come il Veneto, o il Lazio. Per spostarsi in treno da una provincia all’altra ci vogliono dalle 5 alle sei ore, sempre se il treno parte. La linea ferroviaria jonica è ad un solo binario ed i treni camminano a metano. Lo sa questo il dott. Scalfari, lui che è di origini calabresi ? Non parliamo delle strade della Calabria. Sono la versione moderna delle mulattiere. Piene di buche, con vecchi cartelli stradali, con bivi non segnalati, con strettoie improvvise. Ed il prezzo in vite umane è altissimo. Si muore ogni giorno su quelle strade. Con i soldi del TAV , invece si sarebbe potuto fare molto di diverso. E vediamoli i costi. Ben 32 miliardi di euro, più altri costi non quantificabili. Solo per il mantenimento dei contingenti delle forze dell’ordine si calcola una spesa annua attorno di 43 milioni di euro. Ecco perché allora vorrebbero che la situazione si pacificasse, regalando soldi ai sindaci per i loro asili e le scuole e per altre loro esigenze territoriali. Ma oggi si è aperta un&#8217;altra questione. Il CIPE ha richiamato l’attenzione su una questione che balza troppo poco nelle cronache quotidiane. Nella montagna da bucare c’è amianto e uranio. Il CIPE dice che sono in pericolo anche i lavoratori e avverte che se i livelli delle emanazioni tossiche, durante l’estrazione diventano incontrollabili, potrebbe chiedere la sospensione dei lavori. Ma ci rendiamo conto con chi abbiamo a che fare ?  Un ultimo aspetto che chiarisce una volta per tutte per quale motivo destra e PD sono d’accordo sull’opera .  <a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/no-tavmafia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1397" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/no-tavmafia.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Chi ha vinto gli appalti. La  <strong>Cmc (Cooperativa Muratori e Cementisti)</strong> cooperativa rossa, quinta impresa di costruzioni italiana, al 96esimo posto nella classifica dei principali 225 «contractor» internazionali che vanta un ex-amministratore illustre, Pier Luigi Bersani, si è aggiudicata  l’incarico (affidato senza gara) di guidare un consorzio di imprese (Strabag AG, Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la realizzazione del cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte. Valore dell’appalto 96 milioni di Euro. <strong>Rocksoil s.p.a</strong> società di geoingegneria fondata e guidata da Giuseppe Lunardi il quale ha ceduto le sue azioni ai suoi familiari nel momento di assumere l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei trasporti del governo Berlusconi dal 2001 al 2006. Nel 2002, la Rocksoil ha ricevuto un incarico di consulenza dalla società francese Eiffage, che a sua volta era stata incaricata da Rete Ferroviaria Italiana (di proprietà dello stato) di progettare il tunnel di 54 Km della Torino-Lione che da solo assorbirà 13 miliardi di Euro. Il ministro si è difeso dall’accusa di conflitto di interessi dicendo che la sua società lavorava solo all’estero.  <strong>Impregilo </strong>è la principale impresa di costruzioni italiana. È il general contractor del progetto Torino-Lione e del ponte sullo stretto di Messina. Appartiene a: 33% Argofin: Gruppo Gavio. Marcello Gavio è stato latitante negli anni 92-93 in quanto ricercato per reati di corruzione legati alla costruzione dell’Autostrada Milano-Genova. Prosciolto successivamente per prescrizione del reato. 33% Autostrade: <strong>Gruppo Benetton</strong>. Uno dei principali gruppi imprenditoriali italiani noto all’estero per lo sfruttamento dei lavoratori delle sue fabbriche di tessile in Asia e per aver sottratto quasi un milione di ettari di terra alle comunità Mapuche in Argentina e Cile . 33% Immobiliare Lombarda: Gruppo Ligresti. Salvatore Ligresti è stato condannato nell’ambito dell’inchiesta di Tangentopoli pattuendo una condanna a 4 anni e due mesi dopo la quale è tornato tranquillamente alla sua attività di costruttore.</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/la-valle-non-si-arresta.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1398" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/la-valle-non-si-arresta.jpg" alt="" width="220" height="229" /></a>E’ contro questa gente che si lotta , gente che tiene alle proprie imprese ed ai propri investimenti ed in questo aiutati dai poteri costituiti. In Calabria , la nostra politica non serve a niente. I nostri politici non sono stati in grado di difendere niente, perché loro per primi non credono a niente. Non difendono i nostri ospedali, così come le nostre scuole, così come le nostre tratte ferroviarie. E’ per questo che le popolazioni calabresi devono capire che sta a noi difender ei nostri territori, così come i No TAV difendono la loro. Immaginate la rivolta alla soppressione delle tratte ferroviarie ? alla chiusura di un ospedale ? alla chiusura di una scuola ? alla distruzione totale dei nostri territori con le discariche, le navi dei veleni, i rifiuti tossici sotterrati ? Ci sarebbe voluto l’esercito altro che 2000 poliziotti !</p>
<p>su Mezzoeuro del 10 marzo 2012</p>
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		<title>Difendere il nostro paesaggio è un atto dì’amore</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 06:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco cirillo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“ Siamo sul piede di guerra, ma il nostro è un atto d’amore” . L’ho detto al sindaco di Acquappesa, Saverio Capua, mercoledì scorso, durante una riunione per cercare di fermare i lavori in corso attorno ad uno dei simboli della nostra amara terra: lo Scoglio della Regina. Certo i politici non sono abituati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/IMG_1664.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1390" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/IMG_1664-300x160.jpg" alt="" width="300" height="160" /></a>“ Siamo sul piede di guerra, ma il nostro è un atto d’amore” . L’ho detto al sindaco di Acquappesa, Saverio Capua, mercoledì scorso, durante una riunione per cercare di fermare i lavori in corso attorno ad uno dei simboli della nostra amara terra: lo Scoglio della Regina. Certo i politici non sono abituati a questo linguaggio. Loro usano il politichese, il burocratichese, il linguaggio dei timbri, dei permessi, delle autorizzazioni, degli appalti e dei subappalti. È difficile quindi parlare d’amore e poi , amore verso uno scoglio, un isoletta, una pianta, una spiaggia. Cose considerati inutili, o al servizio dell’uomo, dei propri interessi e di quelli degli altri. Succede un po’ ovunque in Italia, dalle grandi opere inutili come la TAV, alla piccola discarica o all’inceneritore di turno. E’ quello che sta succedendo attorno a questo simbolo della Calabria. Per fermare l’erosione si fa erosione. Per fermare il mare si cementifica uno scoglio. Per favorire qualche privato si butta sabbia davanti al suo lido. Ed ecco tutto su un foglio di carta progettuale. Lo scoglio diventa un numero X. Il paesaggio diventa qualcosa di indefinito e il tutto viene corredato da timbri autorizzativi. Una corsa ai timbri per iniziare i lavori affidati e vinti da una ditta di Palermo, scelta fra ben 94 altre ditte che avevano presentato proprie offerte e perse per un 25 % in meno della ditta vincitrice. Le cose funzionano così. I progetti non sono mai migliorativi ma al ribasso, per cui vince chi offre di meno. Ed il cittadino comune che fa la spesa ogni mattina si chiede. Se un lavoro costa tanto e viene calcolato, per un tot, come si può poi, farlo con un 25% in meno ? Viene logico pensare che qualche operaio dovrà lavorare in nero, che qualcosa non verrà pagata , che il materiale che verrà usato non sarà quello di prima scelta e  qualità. D’altra parte chi controlla chi ? Ed ecco subito dopo l’elenco delle opere che marciscono, del mare che si ripiglia tutto, degli operai che si ritrovano senza contributi, di materiale non pagato. Insomma gli elementi ci sarebbero tutti per far si che la magistratura apra un inchiesta sulla gara d’appalto cosa che , sembra, sia già avvenuto. Ma ad Acquappesa non si è parlato di gare d’appalto, ma dell’opportunità di fare quel tipo di lavoro, su un bene comune, che appartiene non solo alla comunità tutta, ma che rientra anche nel Parco marino della Riviera dei Cedri. Parco istituito nel 2008 e che sta man mano diventando qualcosa di concreto, anche se è senza contributi corposi. I lavori di ripascimento attorno allo Scoglio della Regina che sono costituiti da due barriere soffolte ed una massicciata costano alla regione 1 milione e mezzo di euro. Se la stessa cifra fosse stata data al Parco Marino sicuramente avrebbe messo in campo tecnologie innovative e sperimentate in altri luoghi quali quella della piantumazione della prateria di Posidonia che è effettivamente utile al fermo o al rallentamento del fenomeno erosivo sia dei fondali che delle spiagge.</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/IMG_1672.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1391" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/IMG_1672-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ed invece una volta costruite le due dighe foranee, anche se soffolte attorno allo Scoglio della Regina ecco buttarvi dentro ben 8000 metri cubi di sabbia che dovrebbe essere presa dal vicino porto di Cetraro in via di insabbiamento e causa di tutta l’erosione a sud. Per fare questo trasporto, gli ambientalisti hanno calcolato che ci vorranno ben 550 viaggi di camion, che causeranno intasamenti sulla ss 18 oltre che inquinamento. Alla fine della riunione comunque qualcosa si è raggiunto. Il sindaco , forse si è fatto capace della questione. Di aver messo il dito in un luogo davvero speciale e che forse sarebbe occorsa una maggiore attenzione ed uno studio migliore non affidato di certo ad un “ semplice” ingegnere, ma a qualche esperto del settore coadiuvato da qualche ambientalista. Insieme ai dirigenti del  Parco Marino, si recheranno , nella settimana prossima , alla regione , per chiedere una variante, che dovrebbe servire a fermare gli attuali lavori almeno nella seconda parte che riguarda un&#8217;altra barriera soffolta. Si vedrà se l’amore prevarrà sulle ruspe, ma ci credo poco. I primi ad avere amore per la propria terra dovrebbero essere i cittadini stessi e come succede qui in Calabria , nessuno si è accorto, nonostante i lavori fossero iniziati da un mese, che lo Scoglio della regina era in pericolo. Ma appena l’allarme è stato lanciato dalla mia pagina face book ecco subito ben 1100 utenti iscriversi al gruppo SOS SCOGLIO DELLA REGINA ed ecco in quattro giorni  14 mila visualizzazioni del video girato davanti lo scoglio. Segno evidente che quando le cose si pongono al pubblico, la gente ne discute e si pone delle problematiche. Anche di questo si è parlato nella riunione nel Comune di Acquappesa e cioè della mancanza di comunicazione fra popolazione e comune, della mancanza di trasparenza su un lavoro che avrebbe dovuto investire l’intera cittadinanza trattandosi di un  luogo paesaggistico così importante e da come abbiamo visto dopo, attraverso Face book, molto amato non solo dai calabresi ma dall’Italia intera.</p>
<p><a href="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/albergo-Fiuzzi-dallalto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1392" src="http://scirocco.blog.tiscali.it/files/2012/03/albergo-Fiuzzi-dallalto-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sempre restando in tema di parco Marino, ci spostiamo a  Praia a mare.  Ad essere attaccata qui, è la spiaggia ed il verde davanti l’imponente Isola di Dino. Siamo in area SIC, area di importanza comunitaria. Il grande albergo , chiamato Borgo di Fiuzzi, è già perfettamente funzionante e partecipa alle fiere del turismo  a Milano ostentando, la bellezza del luogo, attraverso un DVD , con tanto di Cucinotta. E’ certo che lo sguardo del turista non è mai quello del residente. Il residente è conscio di quanto ha perso, il turista invece crede di aver guadagnato qualcosa. Ed invece siccome è una ruota che gira, anche il turista quando ritorna nella sua residenza , vi trova qualche opera in cemento che gli ha tolto il suo sguardo. Adesso, il Borgo di Fiuzzi, fa da effetto domino ed i vicini , di terreno, vogliono anche loro cementificare. Trovando due vecchi volponi , come l’attuale sindaco Lomonaco, e l’ex sindaco Praticò in corsa elettorale per ritornare con il suo staff alla guida del comune, pronti a favorire nuove speculazioni. Anche qui ambientalisti sul piede di guerra, anche qui un atto d’amore per difendere paesaggio, terra e mare. La politica è naturalmente assente, ma a ricordare loro questo pezzo di terra ci pensa l’avv. Marcello Nardi, che per conto del Forum Ambientalista ha presentato al comune di Praia a Mare, un osservazione al PSC perché quel lembo di verde, di ben 60 mila metri quadri venga salvato dal cemento.  Anche in questo caso, in assenza di mobilitazioni popolari a difendere il proprio paesaggio, così come avviene in Val di Susa, attendiamo !</p>
<p>su MEZZOEURO DEL 3 MARZO 2012</p>
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