La statua di San Francesco si trova subito, i rifiuti tossici mai.
La Capitaneria di Porto di Cetraro ha ritrovato la statua di San Francesco di Paola divelta qualche settimana fa dai fondali di Paola. In effetti il ritrovamento non è dovuto alle ricerche messe in atto dai sub di Paola, molto intense ma che invece del santo avevano portato al ritrovamento di un relitto dell’800, ma da una boa che era stata posta evidentemente dagli stessi che l’avevano divelta spezzandole una mano. Come dichiarò il Procuratore Capo del Tribunale di Paola, Giordano Bruno , all’indomani della scomparsa della statua, non poteva trattarsi di furto, dato il peso della statua ed anche della evidente invendibilità nel mercato delle opere d’arte rubate,ma sicuramente dovuto dallo strascico che avviene da sempre in quella zona. A questo punto sorge spontanea una domanda. Forse la stessa che migliaia di cittadini si saranno fatti dopo aver ascoltato le incredibili peripezie del capitano Schettino, che ogni volta che passava con la “sua” nave da crociera davanti Sorrento, o Capri o L’Isola del Giglio, si avvicinava pericolosamente fino quasi alla riva per fare un “inchino” o saluto ai residenti. Qual è la domanda ? Com’era possibile che questo capitano potesse fare quanto faceva senza che carabinieri, vigili urbani, capitanerie di porto , si accorgessero di questo avvicinamento? Non era una piccola barca che usciva dalle rotte, ma una nave da crociera alta 4 piani e lunga oltre trecento metri. Quel comandante di capitaneria che col suo “salga a bordo” ha acceso la virilità di tutti gli italiani, ogni volta che una nave da crociera si avvicinava all’Isola del Giglio e suonava tutte le sue sirene per farsi vedere, cosa faceva ? dormiva, era al cinema, non era di servizio, era ammalato ? Dicasi lo stesso per la statua strappata. E’ mai possibile che in tutto il tirreno calabrese, si possa fare strascico impunemente senza che nessuno possa individuare e fermare questi criminali del mare ? Perché bisogna sapere che la pesca a strascico è vietatissima sotto costa. Ed è vietatissima per il semplice motivo che quando passa distrugge tutto ciò che incontra, non solo le statue dei santi inabissate, ma anche e soprattutto Posidonia. E quando si distrugge la prateria di Posidonia, è come se si tagliasse un bosco intero. Perché la Posidonia non è un’alga, ma una pianta vera e propria con tanto di radici, che ha l’utilità di tenere fermi i fondali e dare asilo e cibo ai pesci. Sarebbe possibile secondo voi andare in una montagna del Pollino o della Sila con camion e ruspe, e tagliare un intero bosco senza che nessuno intervenga e badi a fermarli , sequestrare mezzi, multare i protagonisti ? sarebbe impossibile, almeno ai tempi di oggi, salvo non avere qualche autorizzazione della forestale che autorizza il taglio per motivi di riforestazione.
Ma a proposito di mari inquinati da rifiuti tossici, di silenzi e di omertà da parte di capitanerie di porto e istituzioni varie , una volta tanto non ci occuperemo di mari calabresi, di ‘ndrangheta ma della civilissima Toscana. E nello specifico di Livorno e del suo mare. Ebbene in quei mari è successa qualcosa che ricorda da vicino cose accadute nei nostri mari. La motonave “Eurocargo Venezia” del gruppo Grimaldi, il 17 dicembre dello scorso anno perde un carico importantissimo davanti Livorno. Il cargo perso non era bicarbonato di sodio, bensì il pericolosissimo cobalto e il molibdeno racchiuso in 200 fusti. Una sostanza usata in un passaggio della raffinazione del petrolio – la idrodesulfirizzazione. Adesso, questi 200 fusti, si troverebbero in un’area di quasi quarantacinque miglia quadrate a sud dell’isola di Gorgona, in un punto ormai identificato al largo del banco di Santa Lucia, su un fondale che degrada — secondo le batimetriche delle carte ufficiali — da 400 a 500 metri. Il luogo dove è avvenuta la tragedia è un’area protetta dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, nel cuore del Santuario internazionale di mammiferi marini Pelagos, il cosiddetto “Santuario dei cetacei”.
Secondo alcune ricostruzioni sembra che il carico di veleni si sia rovesciato a seguito di una violenta sbandata di 34° della nave, che ha messo a repentaglio la stessa unità, ma che è stata dovuta a un’emergenza fino ad oggi mai resa nota: la necessità di evitare l’abbordo con un’altra nave che nella burrasca in pieno corso stava arrivando in rotta di collisione. Il che spiega le dichiarazioni del comandante di «Eurocargo Venezia» rilanciate dalla società armatrice Grimaldi, che subito dopo l’evento ha dichiarato essersi trattato di una manovra disperata per salvare vite umane.
Ma continuiamo a chiederci come mai , il comandante abbia deciso di partire con il mare in tempesta e con un carico così importante? La Capitaneria di Porto di Livorno avvertita immediatamente dal comandante della nave impiega , però ben undici giorni per avvertire le popolazioni, i comuni,altre istituzioni, evidentemente per cercare di nascondere la vicenda. Di recuperare i fusti nemmeno se ne parla al momento e le uniche avvertenze che provengono dall’Arpat sono quelle di fare attenzione nel per caso questi fusti dovessero spiaggiare spinti dal mare mosso e dalle correnti marine. “Potrebbero esplodere “ dicono dalla capitaneria. E alcuni pescatori aggiungono che se s’impigliano nelle reti non devono tirarli fuori ma rigettarli in mare. Come avviene in questi casi, ecco subito i rassicuratori al lavoro. Si cerca di minimizzare, anche se gli armatori sono finiti sotto inchiesta con l’accusa di disastro ambientale e dovranno spiegare agli inquirenti come mai hanno fatto navigare un cargo, che trasportava sostanze pericolose malgrado l’allerta maltempo e per giunta in una zona protetta come il Santuario dei cetacei. Gli organi d’informazione naturalmente non ne parlano. Una manifestazione organizzata l’8 gennaio scorso non ha neanche ricevuto una grossa partecipazione né visibilità sui media nazionale. Solo 200 i partecipanti. Quasi niente di fronte alla grossa mobilitazione avvenuta due anni fa ad Amantea, sulle navi dei veleni che vide la partecipazione di trentacinque mila persone.
E tornando a noi, in Calabria, i rassicuratori si sono messi al lavoro anche quando sulla spiaggia di Longobardi , il giorno di Capodanno un cittadino ha rinvenuto sulla spiaggia un bidone di colore azzurro, proprio simile a quelli “persi” nel mare di Livorno. Tutti subito a dire che non aveva niente a che vedere con i bidoni “livornesi”, e subito a far sparire ogni traccia del contenuto di quel bidone. Considerazioni finali solite. Chi controlla il nostro mare ? Nessuno. Un peschereccio può scendere sotto costa senza essere visto da nessuno e fare strascico incagliando in una Statua, una nave da crociera gigantesca può avvicinarsi agli scogli per una bravata e nessuno la vede prima che s’incagli ed affonda, una nave cargo può partire con il mare in tempesta portando con se rifiuti altamente tossici e nessuna che la fermi nel porto di partenza. Solito finale: San Frangiscu penzaci tu !
Emiliana Tessile di Cetraro, un film già visto !
Un film già visto anche questo. Un film che parla di operai licenziati, di rifiuti tossici, di padroni scappati con la cassa ( del mezzogiorno), di finanziamenti occulti e operazioni finanziarie poco chiare, di padroni difesi da grossi avvocati, di compiacenze nelle aule giudiziarie, di media omertosi. Ingredienti tipici della nostra regione quando si parla di pezzi grossi e non di semplici cittadini, o di immigrati, o di condomini, o tossici. In questi casi, la legge è legge, la sua scure è micidiale, terrificante, senza pietà, si comminano anni di carcere come se fossero noccioline. Appunto, in questo film già visto, parliamo di pezzi da novanta, di padroni della carta stampata, di dirigenti sindacali, di sindaci. No, non stiamo parlando della Marlane di Praia a Mare, processo rinviato già per la quarta volta al 24 febbraio. Anche nel film della Marlane, film tragico con centinaia di morti e malati di tumore, abbiamo il sindaco, il sindacalista, il padrone. No, non parliamo nemmeno della ferrite di zinco sotterrata nel cassanese e senza alcun colpevole, anzi con colpevoli ben conosciuti ma artisti delle carte giudiziarie e delle partite truccate , che sono riusciti a scamparla facendo prescrivere uno dei processi più importanti che mai la Calabria avrebbe celebrato. Anche in questo film, mai proiettato in nessuna aula giudiziaria, in verità, abbiamo pezzi grossi, pezzi politici, n’dranghetisti. Ma come dicevamo questo film non è stato mai girato. Il nuovo film del quale , solo noi, abbiamo parlato, su questo giornale, si intitola Emiliana Tessile. Ed è stato girato a Cetraro. I protagonisti sono noti a tutti. Sono stati rinviati a giudizio qualche anno fa . La trama del film la troviamo sintetizzata in un comunicato stampa fatto dalla Guardia di Finanza che ha condotto le indagini fin dall’inizio. Rinfreschiamoci la memoria rileggendolo.
“ La Guardia di Finanza di Cetraro ha eseguito, nei confronti della soc. VELA LATINA s.r.l., un’ordinanza di sequestro preventivo riguardante l’ex stabilimento industriale dell’Emiliana Tessile s.r.l., apponendo i sigilli all’immobile. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Paola su specifica richiesta della Procura, ha confermato in toto l’ipotesi accusatoria. Le indagini condotte dalla Brigata, anche mediante l’utilizzo di strumentazione tecnica, hanno messo in luce, infatti, un caso di estorsione perpetrato da due imprenditori locali (si tratta degli imprenditori cosentini Aquino e Citrigno, proprietari del quotidiano regionale Calabria Ora diretto da Piero Sansonetti, ndr)- unitamente ad un rappresentante del sindacato ( Franco Mazza della CGIL , sospeso dal sindacato ma sempre operativo, ndr) – ai danni di un noto operatore tessile emiliano ( Angelo Marani, ndr) che, nel ’98, aveva acquistato la struttura aziendale, tramite un cospicuo finanziamento pubblico vincolato al rilancio del settore e destinato a creare nuovi livelli occupazionali. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di dimostrare, però, come l’imprenditore della Emiliana Tessile s.r.l., a distanza di alcuni anni, dopo aver apportato significative migliorie all’infrastruttura e acquistato macchinari all’avanguardia, sia stato costretto, a seguito di pressioni e sabotaggi vari, a cedere l’immobile a 850.000 Euro, ad un valore cioè notevolmente inferiore rispetto a quello di mercato (circa 20 milioni di EURO) e ad abbandonare conseguentemente la Terra di Calabria. I due imprenditori, con l’ausilio del sindacalista, mediante un falso documento, garantirono all’imprenditore tessile che la struttura si sarebbe trasformata in un polo oncologico, assicurando così la vincolante condizione contrattuale di impiego della manodopera appartenente alla Emiliana Tessile S.r.l. Tuttavia, a seguito della “bocciatura” dell’Assessorato Regionale alla Salute ed attesa la mendacità del documento presentato, il polo oncologico non ha visto mai la sua realizzazione. Fatto ancor più grave è stato il successivo intento degli imprenditori calabresi: quello di tentare di rivendere l’immobile al Comune di Cetraro per una somma pari a 18.000.000 Euro, nell’ambito del progetto “Sviluppo di Cetraro” ( Legge cetraro, ndr) approvato nell’ottobre del 2009 dalla Giunta Regionale per la valorizzazione turistica di quel Comune. I due imprenditori locali e il sindacalista erano stati precedentemente segnalati alla Procura di Paola – nell’ambito delle indagini coordinate dal Procuratore Dr. Bruno GIORDANO e dal Sostituto Procuratore D.ssa Roberta CAROTENUTO – al termine delle attività che i militari della Brigata di Cetraro hanno condotto con estrema perizia e in perfetta sinergia con Unità specialistiche delle Fiamme Gialle “.
Da come si legge la trama è chiara ed avvincente. Manca un particolare , del quale c’è stato già un piccolo processo e che tratta i rifiuti tossici lasciati dall’imprenditore Angelo Marani in eredità ai nuovi imprenditori calabresi. Scoperti dai verdi di Cetraro, all’interno di un piccolo capanno in lamiera, i rifiuti tossici, rimasero lì per anni, fino a quando la Procura di Paola costrinse alla bonifica i nuovi acquirenti. Naturalmente quei rifiuti tossici non furono mai riconosciuti né dal sindaco Aieta, ora assessore all’ambiente della provincia di Cosenza, né dai nuovi imprenditori, e solo la testa dura dei verdi di Cetraro, che subirono per la loro intraprendenza diversi attentati e intimidazioni, si riuscì a farli togliere definitivamente. Il 10 gennaio scorso,bisognava discutere di tutta la vicenda, davanti al GUP di Paola.Un udienza quindi importante, alla quale la stampa avrebbe dovuto essere interessata, e che invece , molto probabilmente era attratta da qualche sagra paesana, o da qualche statua dispersa in mare. Noi unici presenti davanti la porta del GUP di Paola, abbiamo appreso, che si è scoperto, così all’ultimo minuto che il GUP era incompatibile ( ????) e che quindi non poteva decidere. Per cui l’unica decisione decisa è stato il rinvio al prossimo 22 marzo 2012. Intanto tutto l’incartamento è stato trasmesso al Presidente del Tribunale di Paola che dovrà designare un altro Giudice per la trattazione della causa.
Il Comune di Cetraro , nel frattempo sollecitato dagli ex operai della Emiliana , ha deliberato per la costituzione di parte civile nel processo. Anche questa cosa, che senz’altro fa piacere, ricorda il film della Marlane di Praia a Mare, dove il sindaco Lomonaco, imputato di disastro ambientale e omicidio colposo plurimo, si è costituito parte civile. Le stesse perplessità ci vengono per Cetraro. Se solo un anno fa, si è sbandierato ai quattro venti che l’Emiliana Tessile doveva diventare il nuovo polo di Cetraro , trasformato in Aquarium con tanto di Legge Cetraro ad hoc e cospicui finanziamenti ( promessi da chi ? ) ora subito si annulla tutto ? Come se prima, non si conoscesse tutto quello che bolliva in pentola nella Procura di Paola riguardo alla vendita dell’azienda dal vecchio proprietario Marani alla Vela Latina. Come se non si sapesse chi fossero i proprietari della Vela Latina, ( gli stessi che gestiscono il quotidiano) , come se non si sapesse chi fosse il proprietario del quotidiano “Calabria Ora” e si facesse finta di non sapere per quale motivo il suo direttore “compagno” Sansonetti era venuto a Cetraro , sempre un anno fa, invitato ufficialmente dal sindaco Aieta. Per gli smemorati, ricordiamo che Sansonetti era andato a Cetraro, a sponsorizzare la rinascita di questo paesino colpito dalla ‘ndrangheta del clan Muto ( del quale non si parla mai ) e dalle navi dei veleni ( oramai completamente cancellate dalla storia ) e a rilanciare i progetti che la “Vela Latina” aveva per l’Emiliana tessile, dopo il fallimento della trasformazione in polo oncologico in polo Aquarium . Ora il comune si costituisce parte civile. Ma contro se stessi a questo punto.
Della questione si occupò anche l’on.Angela Napoli , componente della Commissione parlamentare antimafia, che presentò, senza ottenere alcuna risposta, il 20 febbraio del 2007 un interrogazione parlamentare rivolta al governo Berlusconi ed ai ministri del Lavoro e della Previdenza sociale, dello Sviluppo economico e della Giustizia. L’onorevole ripercorse tutta la vicenda dell’attività tessile a Cetraro dal 1951 ai giorni nostri. Dall’imprenditore piemontese Donato Faini passando da Angelo Marani fino agli editori di Calabria Ora nel 2004. Il primo ventennio della seconda metà del secolo scorso fu il periodo più florido per il benessere e l’occupazione nel paese cosentino. Nei primi anni ’70, con la morte di Daini, la crisi. E il baratro. Che si trascina fino ad oggi. Nel 1997 fece la sua comparsa Itaninvest, una società con capitale interamente pubblico, del ministero del Tesoro, che cedette lo stabilimento a due società: La Seta di Tavassi e all’Emiliana tessile di Angelo Marani. La Seta fallì subito, mentre l’Emiliana assunse circa 50 operai, provenienti dal personale in mobilità all’ex Tessile. Nonostante i 13 miliardi delle vecchie lire ricevuti dallo Stato il Marani lasciò le cose come stavano. Qualche anno fa è stato condannato per malversazione ai danni dello Stato. Nel 2004 la svolta. La vendita a Vela Latina con sede a Cosenza. Ad un prezzo stracciato. Circa un decimo del valore dell’immobile. Con un atto pubblico, a rogito notaio Calvelli da Rende, rep.47174.
La Napoli chiedeva: “sull’intera operazione di cessione della Emiliana Tessile di Angelo Marani alla «Vela Latina», oggi solo di Fausto Aquino, la Procura della Repubblica di Paola ha aperto un’indagine, anche alla luce del «giallo» sul documento regionale di compatibilità del progetto di riconversione in Struttura Oncologica privata del Polo Tessile -: quali finanziamenti reali siano stati elargiti da Itainvest a ciascuna delle quattro imprese per il rilevamento del polo tessile di Cetraro; come siano stati impiegati i finanziamenti elargiti alle società sopra richiamate, ai sensi della legge n. 488/92; quali immobili siano stati trasferiti a ciascuno degli imprenditori; quali controlli siano stati effettuati dalle competenti autorità sul complesso delle varie operazioni su riportate; quali siano i motivi che non hanno mai garantito i livelli occupazionali contrattuali; quali siano gli stadi delle indagini giudiziarie avviate; quali urgenti iniziative i ministri interrogati intendano attuare per salvaguardare il livello occupazionale”.
Il testo integrale della legge: LEGGE REGIONALE 19 ottobre 2009, n. 32
Progetto integrato di sviluppo locale denominato «Cetraro».
IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE EMANA
il seguente regolamento:
Art. 1
1. Nell’ambito della Programmazione unitaria 2007-2013 è individuato uno specifico Progetto Integrato di Sviluppo Locale denominato «Cetraro» finalizzato alla costituzione di una filiera della ricerca, innovazione tecnologica e trasferimento delle conoscenze del sistema mare. Per la realizzazione del progetto «Cetraro» verrà stipulata specifico accordo di progetto tra la Regione Calabria, la Provincia di Cosenza, il Comune di Cetraro e l’UNICAL.
2. Il soggetto attuatore e beneficiario è il Comune di Cetraro.
3. La copertura finanziaria è garantita dalla specifica previsione del POR, FESR 2007-2013.
La presente legge è pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo, a chiunque spetti, di osservarla e farla osservare come legge della Regione Calabria.
Catanzaro, lì 19 ottobre 2009
Loiero
La vicenda dei rifiuti tossici nella Emiliana tessile raccontata nel 2009 dai Verdi di Cetraro .
CETRARO. RIFIUTI TOSSICI. REATO PRESCRITTO, ASSOLTO ANGELO MARANI
QUINTIERI (VERDI) : IL REATO NON E’ PRESCRITTO, IMPUGNEREMO LA SENTENZA ALLA CORTE D’APPELLO DI CATANZARO
Questa mattina dinanzi il Giudice Monocratico Penale del Tribunale di Paola Pietro Sommella si è tenuto il processo penale a carico dello stilista Angelo Marani, imputato del reato previsto e punito dall’Art. 256 c. 1 lett. b) e c. 2 del Decreto Legislativo nr. 152/2006 (ex Art. 51 c. 2 Decreto Ronchi), per aver effettuato in modo incontrollato, il deposito, la raccolta e lo smaltimento di rifiuti pericolosi riconducibili all’attività tessile dello stabilimento della ex Faini, quali bidoni di acido formico, coloranti, lanalbina b in polvere, azoto, acetato sodico, soda caustica, poliglicole, ammoniaca, etc., detenuti all’interno di un capannone ubicato nell’area di pertinenza del citato stabilimento sita in Via SS18 agro di Cetraro Marina, senza aver preventivamente chiesto ed ottenuto la prescritta autorizzazione da parte dell’Autorità Amministrativa competente.
Per questo motivo il Marani, il 9 Aprile 2008, dopo varie richieste di archiviazione presentate dal Pubblico Ministero Francesco Greco e rigettate dal Giudice per le Indagini Preliminari Salvatore Carpino su Opposizione del Responsabile del Nucleo di Vigilanza Ambientale dei Vas Calabria Emilio Quintieri, veniva condannato dal Giudice per le Indagini Preliminari Alfredo Cosenza con Decreto Penale nr. 211/08 in ordine al reato di cui sopra alla pena di Euro 4.786,00 di ammenda con il beneficio della pena sospesa.
Nel frattempo in data 28/05/2008 il difensore di fiducia del noto stilista, Avv. Paolo Pacciani del Foro di Torino, presentava opposizione al decreto penale di condanna ritenendo il suo assistito estraneo ai reati contestati e quindi veniva revocata l’esecutività del decreto del Gip e fissata l’Udienza Dibattimentale.
Durante l’Udienza si è costituita parte civile la Presidenza Nazionale dell’Associazione Verdi Ambiente e Società Onlus con il proprio difensore di fiducia Avv. Fabio Spinelli del Foro di Paola che chiedeva la condanna del Marani per la gestione abusiva dei rifiuti pericolosi dell’Azienda Emiliana Tessile di Cetraro posta in essere dallo stesso. Il difensore dell’imputato Avv. Pacciani chiedeva l’emissione di sentenza di non doversi procedere ex Art. 129 Codice di Procedura Penale perché i reati secondo lui erano comunque estinti per prescrizione dato che erano stati commessi sino al 6 Aprile 2005 e depositava al Giudice anche una memoria scritta al riguardo.
Il Pubblico Ministero rappresentato in aula dal Vice Procuratore Onorario Elena Artese nulla osservava e quindi senza neanche aprire il formale dibattimento, il Giudice Monocratico Sommella assolveva l’imputato ai sensi dell’Art. 129 c.p.p. perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione. Il Responsabile Reggente dei Verdi di Cetraro, già Consigliere Nazionale dei Vas Emilio Quintieri, sconcertato per la sentenza della quale tuttavia ancora non si conoscono le motivazioni, annuncia che l’Avv. Spinelli in nome e per conto della Presidenza Nazionale dei Vas, costituita e riconosciuta parte civile, proporrà tempestivamente appello alla Corte Territoriale di Catanzaro impugnando la sentenza emessa dal Tribunale di Paola perché illogica e contraddittoria.
I fatti contestati non sono prescritti perché il termine di prescrizione previsto dagli Artt. 157 e seguenti del Codice di Procedura Penale va individuato non nel 6 Aprile 2005 come erroneamente sostenuto dalla difesa e condiviso dal Tribunale ma bensì nel 5 Luglio 2007, data in cui sono stati rimossi i rifiuti tossici pericolosi dallo stabilimento, perché il reato in esame non è istantaneo ma viceversa permanente.
Ricorreremo se necessario anche alla Corte Suprema di Cassazione – conclude il Dirigente dei Verdi Quintieri – perché non è possibile che i responsabili di gravi reati ai danni dell’ambiente e della salute pubblica la possano far franca in questo modo.
Cetraro lì 19 Ottobre 2009
Calabria.Più porti e meno spiagge
Il dibattito tra opposizione e maggioranza , aperto a Scalea , sul porto da costruire attorno alla Torre Talao, ripropone un tema vecchio di almeno trent’anni, non solo a Scalea ma in tutto il tirreno cosentino. Un tema che viene legato inopportunamente allo sviluppo , all’occupazione, al turismo, che dovrebbe provenire dalla costruzione di porti a catena lungo tutte le coste meridionali solcate da migliaia di immaginari Yacth,panfili, barche, barconi,navi,traghetti. La richiesta di un porto oramai non si nega a nessuno. Lo stesso Scopelliti in una recente visita a Scalea, ne ha sparati nove di nuovi porti da costruire, fra gli applausi e gli entusiasmi del popolo pidiellino tirrenico riunito ad hoc nella sala consiliare, dal sindaco Basile. Le opposizioni scaleote,attualmente, sono contro il porto attorno alla Torre Talao, ma solo perché lo vorrebbero in un altro luogo, chi alla foce del fiume Lao, che come impatto sarebbe identico chi lungo la spiaggia. Nessuno che dica che un porto a Scalea , così come in altri paesi della costa non serve. Così come non servono in nessun altra parte della Calabria. Anzi, non solo non servono, ma danneggiano oltre a non essere produttivi. Quando si parla di portualità si mettono sul tavolo una serie di argomentazioni che non trovano riscontro pratico in nessun luogo . Sono gli stessi luoghi comuni che si ripetono per tutte le grandi opere, qualsiasi essa sia. Potrebbe essere un inceneritore, o un cementificio, o una pista da sci, o una teleferica. Escono sempre gli stessi argomenti quali quelli dell’ occupazione, dello sviluppo turistico, dell’indotto, ma quando si prendono ad esempio altri porti funzionanti, questi occupati non escono mai fuori. Si parla di economia e sviluppo e non se ne vedono risultati in altri luoghi dove i porti esistono da anni. Nell’alto tirreno, a pochi chilometri dal confine calabro, precisamente in Basilicata esiste da decenni il porto di Maratea e basta andarci in un giorno qualsiasi che vada da settembre a giugno per rendersi conto della desolazione in cui versa. Il porto funziona a pieno regime solo nei 20-25 giorni fra luglio ed agosto.
Nello Ionio calabrese basta andare ai laghi di Sibari e vedere anche qui il vuoto esistente. Qui si palpa con mano il fallimento totale di questa grande opera che doveva essere il rilancio della sibaritide, con annessi villaggi turistici e alberghi e ben 3000 posti barca. Il grande porto di Sibari è diventato una grande palude piena di zanzare ed i poveri proprietari di case, abbagliati dall’acquisto qualche decina di anni fa, ora cercano di vendere la propria abitazione a qualche altro allocco. Ma non solo le zanzare sono il cruccio per chi gestisce questa struttura, c’è anche la sabbia che ogni tre quattro anni chiude l’imboccatura del porto bloccando chiunque vi si trova dentro ed impedendo l’ingresso a chi vuole entrarvi. Il punto è che la Regione ogni volta deve sborsare centinaia di migliaia di euro, e cioè soldi pubblici, nostri per intenderci, per ripulire dall’insabbiamento il porto. E se non lo si fa immediatamente scattano le solite proteste, dei sindaci, degli assessori, degli imprenditori turistici, con le solite litanie che abbiamo già descritto. Nel tirreno cosentino, più o meno le problematiche sono identiche. Esiste da diversi anni un solo porto, ed è quello di Cetraro, escludendo quello di Belvedere che non è altro che una piccola darsena ricavata dai blocchi di pietra messi a difesa della linea ferroviaria costruita troppo vicina al mare. Risulta a qualcuno una grossa occupazione in questi paesi ? Risulta un rilancio dell’economia proveniente da questi porti ? Certamente il porto di Cetraro è stato utile ai pescatori, che ne usufruiscono con i loro pescherecci per l’intero anno, ma oltre questi , dal punto di vista turistico non ha mosso una sola lira verso il paese se non guadagni per chi lo gestisce. Il punto fondamentale di tutta la discussione sulla portualità è che questa , nel tirreno cosentino, così come in tutta la Calabria, viene da sempre sganciata, dalle peculiarità di carattere ambientale. Il porto viene visto come qualcosa che resta in aria, che non determina nulla nel suo inserimento nel contesto ambientale. Cose che i costruttori di porti, gli amministratori sempre favorevoli, i supporters vari, eludono sempre dai loro ragionamenti. Come fanno anche in quei ministeri che concedono le autorizzazioni, o negli uffici della regione e della provincia e al genio Civile marittimo. Tutti conoscono la situazione ambientale , ma la macchina di soldi che produce un porto riesce sempre ad oliare bene i gomiti di chi deve mettere i timbri su foglietti di carta, o confezionare presunti studi batimetrici o delle correnti da allegare ai progetti. Lancio una sfida a tutti. Perché non si fa uno studio in vasca, di tutta la costa tirrenica , in un centro specializzato come quello di Genova o come ce ne sono in Francia e vediamo cosa ne viene fuori. D’altra parte tali studi sono stati già fatti ,in altro modo, dalla stessa Regione Calabria e dal Ministero dell’Ambiente. Studi che stabiliscono che la Calabria è la regione d’Italia con il più alto rischio di erosione costiera e di sparizione di spiagge fino al 70 %. Una percentuale che dovrebbe allarmare tutti coloro che parlano appunto di sviluppo e turismo.
Perché di questo passo, non ci sarà una sola spiaggia in tutta la Calabria. Certamente l’erosione costiera non è solo dovuta alla portualità. Ci sono altre cause ma sono tutte concatenate. La prima causa proviene dal saccheggio delle spiagge negli anni 70-80. All’epoca della grande speculazione edilizia, ogni fiume aveva il suo impianto di prelievo della sabbia. Milioni e milioni di metri cubi di spiaggia è stata trasformata in cemento. A questo prelievo selvaggio si è aggiunta la cementificazione dei fiumi, lo strascico con la distruzione della Posidonia, la cementificazione delle spiagge e per ultima la posa in opera di massi a mare per la difesa della ferrovia. Una catastrofe ampiamente prevista dagli ambientalisti e come al solito non ascoltata in nome dello sviluppo. A Scalea come a Diamante o a Paola, non si parla di queste cose. Se si costruisce il porto a Diamante e la spiaggia sparisce al nord del paese cosa vuoi che importi al costruttore, all’imprenditore, al faccendiere ? E se si fa a Scalea e sparisce a sud è lo stesso.
A proposito basterebbe vedere quanto successo a Campora San Giovanni. Un porto sponsorizzato da tutti gli amministratori locali e regionali, con una montagna di finanziamenti è finito insabbiato ed ha bisogno di continui investimenti e interventi con un grande spreco di risorse pubbliche. Ma la cosa più grave di cui non si parla è il fatto drammatico, che sono sparite le spiagge a sud verso Falerna e gli operatori turistici che vi operavano sono rimasti senza lidi balneari ed ora chiedono alla regione interventi per 3 milioni di euro per ripascere la spiaggia. Il classico cane che si morde la coda. Quelle stesse persone che prima gridavano allo sviluppo volendo il Porto di Campora ora gridano al finanziamento pubblico per le loro strutture danneggiate dal porto. Chi non crede a queste storie si faccia una passeggiata fino a Campora e se ne potrà rendere conto sia con i propri occhi che parlando con gli albergatori ed i proprietari dei lidi balneari. A Scalea e a Diamante siamo sulla stessa strada.
A Diamante il porto è fermo perché tutti gli studi sulla costruzione del molo a mare sono risultati sbagliati e vanno completamente rifatti utilizzando materiali diversi da quelli previsti nel primo progetto. Chi paga i soldi spesi ? la regione, o il privato ? A Diamante se lo chiedono in molti, in quanto i lavori sono iniziati dal marzo del 2010 e dovevano essere terminati entro 21 mesi e cioè a dicembre del 2011, quindi c’è un forte ritardo sulla tabella di marcia, e questo nonostante vi sia stata una ricontrattualizzazione fra regione e privato, avvenuta nell’ottobre dell’anno scorso. Nel contratto era stato scritto che Il 15 novembre scorso avrebbero dovuto cominciare i lavori,il privato avrebbe dovuto assumere 5-10 unità , e il 15 gennaio di quest’anno doveva iniziare la messa in opera dei blocchi di massi nel soprafflutto, innalzando le unità lavorative a 15 persone.
Di tutto questo non si è visto niente nonostante l’assessore Gentile si sia impegnato pubblicamente ad un nuovo finanziamento di 1 milione e mezzo di euro per opere che dovrebbero fungere da corollario all’opera stessa. E cioè la costruzione di una strada di collegamento larga nove metri, due ascensori, il rifacimento di magazzini a uso commerciale. Ed è all’assessore Gentile che il sindaco di Diamante, Ernesto Magorno si è rivolto nei giorni scorsi perchè la situazione si sblocchi ed i lavori riprendano. Anche la regione tramite fax ha sollecitato l’imprenditore Santoro, vincitore dell’appalto del porto perché rispetti gli impegni presi pena da parte della regione stessa della salvaguardia dei propri interessi. Ma fra comune, regione e privato non si parla di ambiente, né dei rischi che le spiagge del paese corrono. Così come non si parla di erosione costiera in un altro comune a rischio erosivo, e cioè quello di Paola. Anche qui c’è la corsa per la costruzione del porto. Anche qui le stesse argomentazioni, gli stessi ragionamenti, le stesse richieste di finanziamenti, senza vedere i guai provocati dal porto di Campora a pochi chilometri più a sud di Paola, o quelli provocati dal porto di Cetraro a pochi chilometri a nord di Paola. Conservate questo articolo ne riparleremo fra qualche anno.
anche su MEZZOEURO del 14 gennaio 2012
La Terra di Piero, piccola storia di una Calabria che resiste
Voglio iniziare questo 2012 parlando di un’altra Calabria. Quella fatta da semplici volontari, semplici persone, non legata a gruppi e camarille politiche, non fatta da quella gentaglia che vediamo ogni giorno comparire sugli schermi televisivi e sulle prime pagine dei giornali. E’ una Calabria minoritaria ma che esiste e resiste e che spesso nelle piccole iniziative riesce a diventare maggioranza fatta di coscienza civile, impegno,sacrificio personale. Si tratta di un associazione che si chiama “La terra di Piero”. Piero è un ultras cosentino, che da sempre si era occupato dei giovani diseredati ed espulsi dalla società, e che faceva il cuoco nella comunità di Padre Fedele . Morì giusto un anno fa , nel febbraio del 2010, lasciando un vuoto incolmabile in tutta la comunità sportiva e della solidarietà cosentina, nella quale si era distinto per centinaia e centinaia di iniziative. Fra le tante iniziative volontaristiche di Piero quello di fare il cuoco alla mensa di Padre Fedele costruita all’interno dell’Oasi Francescana. I guai per Padre Fedele nascono proprio da quest’oasi. La Chiesa calabrese vuole metterci le mani sopra. La gestione di questo frate poco ortodossa non piace alle gerarchie ecclesiastiche con le quali Padre Fedele si scontra inversamente proprio sulla gestione dell’Istituto Papa Giovanni. Due mondi cristiani che si scontrano su come interpretare il volontariato, l’aiuto agli altri. Padre Fedele da un lato che gira nella sua scassatissima auto e veste da frate e sta sempre in mezzo ai giovani ed ai diseredati, fino ai viaggi in Africa in missione, dall’altra Don Alfredo Luberto e le sue ville , la sua casa con piscina iacuzzi, il lusso. La Chiesa ufficiale che seguiva passo passo, cosa faceva Padre Fedele nella sua Oasi, non sapeva invece cosa succedeva in quell’istituto a serra d’Aiello ?
La Chiesa ufficiale aveva l’obbligo morale di bloccare sul nascere la vita lussuosa di Don Luberto, in quanto a lei era affidata il controllo di tutto. Ha pagato solo Don Luberto , scaricato subito dai suoi superiori. Per Padre fedele le cose sono andate invece diversamente. Qui c’è una suora che lo accusa di violenza sessuale. Un accusa terribile per un uomo della Chiesa, che sin dall’inizio della brutta vicenda si è dichiarato innocente ed ha gridato al complotto. Un complotto per togliergli l’Oasi francescana e ridurre lui al laicato. Ma Padre fedele non demorde, anzi rilancia. Continua le sue missioni in Africa, triplica le sue iniziative, cerca nuovi finanziamenti per costruire una nuova oasi francescana per i poveri , in attesa del processo d’appello a Catanzaro dove spera di poter ristabilire la verità. Intanto parte forte nel periodo di Natale l’iniziativa “la terra di Piero nata dalla omonima associazione costituita a Cosenza lo scorso mese di marzo per volontà di alcuni amici di Piero Romeo e di sua moglie, Marianna Gallo, non esclusivamente legati al mondo ultras cosentino. Nel corso dei mesi che si sono succeduti l’Associazione ha messo in cantiere diverse iniziative culturali e promozionali destinate alla raccolta dei fondi che, affidati a Padre Fedele, hanno permesso la costruzione della prima scuola materna e del primo pozzo per l’acqua potabile realizzati nella Repubblica Centroafricana. Questo primo successo, ottenuto in così breve tempo grazie ai contributi raccolti non solo dalla generosità dei cosentini, ma anche di tanti amici di Piero Romeo sparsi per l’Italia,ha spinto l’Associazione La Terra Di Piero a continuare a sviluppare il progetto “Pozzo Farcela” in terra d’Africa con obiettivi immediati legati alla costruzione di un altro pozzo nel villaggio di Bedaia, dove le donne devono percorrere ogni giorno 14 km per la raccolta dell’acqua, ed una seconda scuola materna, più grande di quella realizzata, nella cittadina di Paoua.
Per fare questo la raccolta fondi continua attraverso le donazioni che giungono sul conto corrente dedicato e sulle iniziative prossime venture, fra le quali anche una proposta dall’amministrazione comunale di Castrolibero.
Scrive Sergio Crocco presidente dell’Associazione Terra di Piero:
Piero odiava svisceratamente la retorica. Quando sentiva qualcuno immergersi in piroette linguistiche, paroloni o discorsi-fiume… diceva subito: “chissu si parra ‘nguaddru!”, si alzava e se ne andava. Questa è una delle tante cose che Piero Romeo mi ha insegnato nella vita. Cercare di rifuggere il più possibile da discorsi retorici e strappapplausi. E dunque cercherò di fare molta attenzione nel commentare, e mi sembra doveroso, le foto che ci sono arrivate dall’Africa tramite lo “stupratore assatanato di donne e sesso” che il porto delle nebbie chiamato Tribunale di Cosenza vuole far credere risponda al nome di Padre Fedele. E’ facile cadere nella retorica vedendo queste foto. Ancora più facile autocelebrarsi e dirci tra di noi quanto siamo bravi. Si, siamo stati bravi, bravissimi. Abbiamo creato in meno di un anno, in nome di un amico e di un eroe dei nostri tempi, qualcosa di bello e duraturo per chi ha bisogni primari completamente diversi dai nostri. Un pozzo ed un asilo per cominciare, costruiti uno a Paoua e l’altro a Bedaia, entrambi in sperduti ma affascinantissimi posti della Repubblica Centrafricana, sono un punto d’arrivo e soprattutto un buon punto di partenza dell’ennesima tappa del nostro percorso solidale. Forse è il caso, anche per scopo puramente motivazionale, dircelo che siamo stati in gamba. Noi e chi ci ha sostenuto e ci sostiene ( vi assicuro che siamo davvero in tanti). Ma subito dopo mi viene naturale pensare che abbiamo dato una goccia ad un deserto che le multinazionali ed i governi militari hanno interesse a che così rimanga. In modo, per restare nell’ambito Centrafrica, che le distese di cotone continuino ad essere sfruttate dai francesi e le popolazioni indigene vengano affamate e tenute sotto controllo sociale. Una goccia importante, fondamentale, soprattutto in rapporto a ciò che noi possiamo dare ed alle sofferenze che un pozzo riesce ad alleviare ad una seppur piccola fetta di abitanti della fascia equatoriale. Ma pur sempre una goccia, però. E allora torno all’insegnamento di Piero. Concretezza ed operatività nel mondo del volontariato, dove le cosiddette “spese di rappresentanza (cioè tutti i soldi che vanno ai pc, ai viaggi dei segretari e delle segretarie, alle conferenze inutili ed alle costituzioni di parte civile per… raccolta fondi) sono spesso cifre superiori a quelle usate per i veri destinatari. Concretezza ed operatività che Piero aveva ben impresse già dalle 6 di mattina, quando si svegliava e pensava a come dare un sollievo a Nunziatina, al Generale, a Totonnu e a tutto il variegato mondo del disagio sociale cosentino.
E sempre da questa vulcanica associazione ecco l’idea forte che oggi spopola per tutti i tavoli di Natale di Cosenza. E’ il Mercante in fiera “ara cusintina”. Un idea di Sergio Crocco, amico fraterno di Piero. L’idea è davvero originale e divertente. Giocando attraverso le carte si percorre tutta Cosenza ed i suoi luoghi tipici oltre che i modi di dire del cosentino, la gastronomia, i negozi storici. Per cui troviamo la carta di “sutta a suprelevata”, quella du “carceri viacchiu”, , d’ “u pont’ ì mancini”, dei Fratelli Bandiera, de “i pistiddri”, d’” i crucetti”. Un mazzo di carte che andrebbe reso obbligatorio nelle scuole per far conoscere ai giovani la storia della propria città. Anche un libro è entrato nella tante iniziative a favore dell’associazione. Si tratta del libro, presentato al Centro Documentazione Interattivo “Raffaele De Luca” in piazzetta Toscano, nel centro storico di Cosenza, “le Fiabe Apocrife”, scritto da Giuliano Cuccurullo, edito da Coessenza. L’iniziativa è promossa in collaborazione con la ONLUS “La Terra di Piero”.L’intero ricavato della vendita del libro sarà devoluto al progetto POZZO FARCELA, per la realizzazione di un pozzo d’acqua potabile in Congo. I racconti del narratore nocerino Cuccurullo ripropongono in chiave paradossale ed eretica i contenuti delle fiabe classiche, in una miscela di provocazioni oniriche e suggestive rivisitazioni. Non è casuale, nel libro, la dedica a Piero Romeo, rimasto nei cuori e nella coscienza dei Cosentini, e non solo. Nella presentazione , scrive “Coessenza” : “Forse la forma migliore per onorare la figura di questo instancabile operatore sociale e storico esponente carismatico degli Ultrà Cosenza, è capovolgere il senso comune, riflettere sul concetto di eresia come ricerca interiore della verità e solidarietà attiva nei confronti dell’Altro. Piero amava andare al di là delle apparenze, spingersi ad indagare le zone d’ombra del nostro essere, partecipando alle sofferenze che a volte la natura umana deve affrontare. Era questo il suo modo di esplorare il mistero “che ci nutre e ci avvolge”. Lo faceva con semplicità, riscoprendo il “fanciullino” che è in noi, affrontando le diverse esperienze con lo stupore che solo i bambini e le bambine possono sprigionare. Anche per tali motivazioni l’autore, che era legato a lui da profonda amicizia, ha inteso dedicare a Piero questa sua opera”.
anche su MEZZOEURO del 7 gennaio 2012
CALABRIA: UN ANNO DI VELENI….CHE POCHI VEDONO
I veleni sono ancora lì. In quella maledetta Valle dell’Oliva. Ma pochi li vedono, anzi pochissimi. Basta andare in uno dei tanti convegni organizzati ad Amantea nel ricordo di Natale De Grazia per accorgersi di come si rassicura , si minimizza, si dimentica. L’ultimo convegno è stato organizzato dalla “CGIL che vogliamo” di Amantea, nella sala consiliare del comune. Presenti i massimi dirigenti della “CGIL che vogliamo” con Massimo Covello segretario regionale della CGIL, Delio De Blasi coordinatore, Massimiliano Ianni responsabile della CGIL di Amantea, fra i relatori l’ex assessore regionale all’ambiente Silvio Greco, Alfonso Lorelli del Comitato Natale De Grazia, il sottoscritto in rappresentanza della “Rete difesa del territorio” , l’imprenditore Demetrio Metallo presidente della piccola industria Confindustria di Cosenza, ed i sindaci di Amantea, Francesco Tonnara e di Aiello Calabro Franco Iacucci. Partiamo dal sindaco Iacucci, il quale candidamente , come sostiene da anni, dichiara di non sapere niente di quanto avviene nel suo territorio, di conoscere le analisi fatte, di non essere stato coinvolto in nessuno dei tanti incontri fatti nella Procura di Paola con l’ASL, l’Arpacal, l’Ispra . Beato lui verrebbe da dire, avrà più tempo per occuparsi di luminarie e sagre di paese.Il sindaco Iacucci nel suo intervento, dopo le varie lamentele, dice di non voler minimizzare, ma minimizza, dice di non rassicurare, ma rassicura, dice di non sapere verità che oramai tutto sanno ed alla fine ammette di essere confuso ( parole sue) , dice di essere d’accordo con il WWF ma poi disconosce i rapporti che parlano del suo territorio e di quanto avvenuto nella sua Valle. Il classico rassicuratore confuso, che tiene all’oscuro di quanto sta avvenendo la sua popolazione che continua però a morire di tumori senza sapere perché. D’altra parte la posizione del sindaco Iacucci rispecchia quella di tutti i sindaci della costa tirrenica e della Calabria che parlano in continuazione di sviluppo, di turismo,che si riempiono la bocca di promesse, e che cadono dalle nuvole quando vedono fallire i loro progetti e riescono a restare sempre in piedi perché anche le opposizioni sono sulla stessa loro linea rassicuratrice.
Non è d’accordo su questo Silvio Greco l’ex assessore all’ambiente della disastrosa giunta Loiero, che continua a invece a sostenere , da biologo e ricercatore qual è dell’esistenza dei rifiuti tossici nei nostri territori, delle navi avvelenate ed affondate, dei traffici della ‘ndrangheta in questo settore. Ricorda alcuni suoi interventi da assessore che la nuova giunta Scopelliti si è subito guardata bene dal portare avanti , Interventi importanti nel campo della bonifica delle discariche calabresi. 409 comuni censiti che dovevano ricevere finanziamenti per la caratterizzazione delle proprie discariche. Un bando già avviato e che la giunta Scopelliti annullò. Ricorda anche gli 8 milioni di euro che dovevano servire all’Arpacal per uno studio sul ciclo di contaminazione derivante dai cibi, ed anche questo subito annullato. Questo studio era diretto a tre zone critiche della Calabria, dove l’incidenza dei tumori risulta elevata. Si trattava di Gioia Tauro per la presenza dell’inceneritore, Vibo Valentia per il cementificio e Crotone per la fabbrica dismessa della Pertusola . Silvio Greco ricorda anche come le bonifiche spesso sono fatte ad arte e fonti di guadagno anche per le stesse ditte che le hanno provocate. In un incontro avvenuto a Crotone, Greco presente in qualità di assessore all’ambiente gettò per terra il progetto di risanamento presentato dall’ENI per la Pertusola che consisteva in una semplice tombatura in cemento. E’ lo stesso progetto che l’ENI ha presentato alla commissione parlamentare europea qualche settimana fa. A proposito di tumori e di registri inesistenti nella nostra provincia e regione, il sindaco di Amantea Tonnara ha annunciato un consiglio comunale dove si chiederà l’istituzione del registro dei tumori. E di tumori ne ha parlato proprio Demetrio Metallo che ha avuto la sua famiglia sterminata. In un volantino diffuso in sala dal “Comitato De Grazia” si può leggere ciò che è stato trovato nella Valle dell’Oliva. Le fonti non sono degli ambientalisti, ma dell’Ispra, dell’Arpacal, della Procura di Paola. Sono dati incontrovertibili, che forse solo il sindaco di Aiello, Iacucci finge di non conoscere. Si parla di Cesio 137, 16 volte superiore alla media nazionale, di mecurio ben 293 volte superiore, e poi Arsenico, il berillo, il cadmio, il Cobalto, il Cromo, il ferro, gli Idrocarburi, il manganese, il Piombo, lo stagno,il Vanadio. Tutti con valori altissimi e tutti in quella valle dove sono stati individuati ben 90 mila mc di materiale tossico proveniente sicuramente da varie parti d’Italia. Ricordiamo agli smemorati che alla foce della valle dell’Oliva il 14 dicembre del 1990 spiaggiò la famosissima Motonave Rosso. Una nave considerata da tutti, nave dei veleni, sulla quale indagava la Procura di Reggio Calabria ed il comandante di vascello Natale De Grazia. Molto del materiale all’interno della nave , finì in due discariche di Amantea e Aiello, in località Foresta e Grassullo. Quelle discariche non sono mai state bonificate, né si conosce con esattezza cosa vi venne sotterrato, nonostante i trasporti da quella nave alle discariche avvennero in assoluta legalità, cioè con tanto di scorta di vigili urbani e carabinieri. Il convegno , seguitissimo da un folto pubblico, termina con l’intervento del segretario regionale Covello che invita alla mobilitazione per la bonifica di tutti i territori calabresi e per un indagine epidemiologico che metta la parola fine alle tante verità che si vogliono ancora restino nascoste ai calabresi. Si spera solo che il sindaco Iacucci esca dal suo stato confusionale e capisca cosa sta avvenendo in casa sua !
ECCO IL TESTO CHE IL CONSIGLIO COMUNALE DI AMANTEA HA APROVATO
Al Presidente della Giunta Regionale,Della Regione Calabria
Dott. Giuseppe Scopelliti
Nella sua qualità di Commissario ad Acta Per la Sanità
Al Direttore Generale dell’ASP di Cosenza
Al Direttore del dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Cosenza
Al Direttore del Distretto Sanitario di Amantea
ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI AMANTEA
PREMESSO
- Che da recenti indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Paola è emerso che sul territorio del comune di Amantea e su quello di alcuni comuni contermini sono stati illegalmente smaltiti rifiuti, anche tossici;
- Che nel corso delle citate indagini, la stessa procura ha nominato quale CTU il dott. Giacomo Brancati – dirigente del Dipartimento Tutela Salute e Politiche Sanitarie Regione Calabria – e che nella lettera di incarico veniva formulato il seguente quesito: “voglia riferire con la massima cortese urgenza le statistiche riportate all’attualità (raffrontate ai dati di altre parti della Regione Calabria ed a livello nazionale), non solo in riferimento alla mortalità e morbilità per linfomi ma anche per altre forme tumorali e per malattie non tumorali del sangue e degli organi emopoietici e/o per altre malattie eventualmente riscontrate, specificamente nei seguenti territori comunali: Amantea, San Pietro in Amantea, Serra d’Aiello. Aiello Calabro, Lago, Cleto, Malito, Domanico e Grimaldi. Riferisca in particolare se possano esistere connessioni tra quanto registrato e gli inquinanti ambientali presenti nel suolo e nelle acque e in atmosfera in ambito del bacino fluviale del fiume Oliva.”
- Che il consulente tecnico interpellato dalla Procura, riportando tutti i dati delle analisi chimiche e fisiche effettuate dai diversi Enti che hanno collaborato nelle indagini, ha effettuato una importante valutazione di riskassessment preliminare oltre ad effettuare le misure epidemiologiche, in termini di rischio relativo ed odds ratio, per la popolazione residente ha così concluso le sue considerazioni finali: “con l’attuale disponibilità di informazioni in possesso dello scrivente si può senz’altro confermare l’esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell’area nel distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale, dal 1992 al 2001, in particolare nei comuni di Serra d’Aiello, Amantea, Cleto e Malito. A tale proposito è importante tenere presente che:
- l’eccesso di mortalità nel comune di Serra d’Aiello è poco specifico, anche se diverse evidenze fanno propendere per un eccesso di mortalità per tumori maligni, in particolare del colon, del retto, del fegato, degli organi genito-urinari e della mammella
- l’eccesso di mortalità nel comune di Amantea riguarda i tumori maligni del colon;
- l’eccesso di mortalità nel comune di Cleto riguarda le malattie dell’apparato cardiovascolare;
- l’eccesso di mortalità nel comune di Malito riguarda i tumori maligni del colon”
- Che l’art. 8 del DDL n. 1249 approvato dal Senato 12 dicembre 2007 prevede, come individuati dal Piano sanitario nazionale e dai Piani sanitari regionali, l’istituzione dei registri di patologia riferiti a malattie di rilevante interesse sanitario, registri nominativi delle cause di morte e registri dei soggetti sottoposti a procedure sanitarie di particolare complessità al fine di acquisire la conoscenza dei rischi per la salute e di consentire la programmazione nazionale e regionale degli interventi sanitari volti alla tutela della collettività dai medesimi rischi;
- Che la Giunta Regionale nella seduta del 25 marzo 2010 ha approvato un “Progetto per la realizzazione del registro tumori di popolazione della Regione Calabria” attivando tre registri tumori, quello di Cosenza-Crotone, di Catanzaro-Vibo Valentia e quello di Reggio Calabria;
CONSIDERATO
- Che questa assise comunale fa proprie le preoccupazioni della comunità che amministra in relazione alla assoluta necessità di avere dati ed informazioni scientifiche certificate dal Sistema Sanitario Nazionale, tali da confortare una corretta informazione socio-sanitaria, per la qualità della vita, per una corretta azione di prevenzione e cura;
- Che le preoccupazioni espresse sono frutto del risultato di analisi condotte sul territorio dall’ARPACAL e dall’ISPRA, ARPA di altre regioni, Vigili del Fuoco, NOE (Carabinieri) e consulenti della Procura di Paola per cui è necessario avere contezza degli effetti sulla salute dell’uomo degli inquinanti certificati;
CHIEDE
Alle autorità in indirizzo di conoscere lo stato di attuazione del Progetto per la realizzazione del registro tumori di popolazione della Regione Calabria,
Di conoscere i dati statistici e l’incidenza delle malattie tumorali sulla popolazione residente nel comune di Amantea, con particolare riguardo alle aree adiacenti il bacino idrografico del fiume Oliva e sulla popolazione residente nei comuni compresi nel distretto sanitario di Amantea;
Di avviare, qualora ancora non sia stato fatto, uno studio epidemiologico sulle aree descritte nel punto precedente e di rendere operativo il Registro tumori per la popolazione che risiede nei comuni compresi nel distretto sanitario di Amantea, così da poter individuare eventuali specifiche esposizioni e fattori di rischio.
La morte di Natale De Grazia in un fumetto….
e…..ci ricordiamo bene di Corrado Clini neo Ministro (contro) l’Ambiente
De Grazia è morto nella notte fra il 12 ed il 13 dicembre del 1995, la nave Jolly Rosso spiaggiò ad Amantea in località Formiciche il 14 dicembre del 1990. Anniversari che coincidono così come coincidono le storie. Sono passati 21 anni dallo spiaggiamento della nave , 16 dalla morte di De Grazia. Cosa resta delle indagini fatte ? Nulla, anzi no, qualcosa resta, una montagna di carte, sperdute e sparse fra archivi impolverati dei Tribunali di Paola, Reggio Calabria, La Spezia. I magistrati che hanno aperto le due inchieste, quella sulla Rosso e quella sulla morte di De Grazia, hanno fatto a gara per chiuderle subito, archiviandole per mancanza di prove. Eppure di prove ne esistevano e ne esistono. Prove che partono dai primi interrogatori dell’equipaggio della Jolly Rosso, prove che partono dalle perquisizioni negli uffici del faccendiere Comerio, prove che partono dalle indagini dello stesso De Grazia e che si possono leggere fra le carte dell’inchiesta presso il tribunale di Paola. I magistrati ad un certo punto si sono fermati nelle loro indagini. Paura di continuare ad indagare nelle camere oscure dei servizi segreti ? Timori per le loro carriere ? Timori per le conseguenze politiche giungendo a verità scomode ? Fatto sta che l’inchiesta Jolly Rosso si è arenata per due volte. La prima volta con le falle, non della nave stessa, ma dell’inchiesta aperta dal Pm Fiordalisi , del Tribunale di Paola e frettolosamente chiusa dopo solo pochi mesi con l’autorizzazione a demolire la nave stessa pur con tutti i dubbi ed i misteri che questa portava dietro. Una nave che appena spiaggiò ad Amantea, tutti chiamarono la “nave dei veleni” e che nonostante la sua nomea e la sua storia venne lasciata sola sulla spiaggia una notte intera. E’ accertato che la vigilanza alla nave avvenne dalla mattina del 15 dicembre, ore 7. La nave spiaggiò alle 14 del 14 dicembre. Perché non si allertò tutto immediatamente ? In quella notte il carico della nave avrebbe potuto senz’altro avere destinazioni diverse. Lo stesso Corrado Clini, oggi Ministro all’ambiente del Governo Monti, allora direttore generale del ministero dell’ambiente avrebbe potuto dire cosa ben diverse da quelle dette sull’esistenza di queste navi. Clini allora sapeva tutto dei traffici che avvenivano fra l’Italia e il Libano. E lo sapeva dal 1989 quando coordinò per conto del governo italiano il rientro in Italia di rifiuti pericolosi che erano stati portati in Libano da quattro navi .
Il ministero nel quale lavorava Corrado Clini, diramò notizie rassicuranti sul carico di quelle navi che peraltro solo una di queste arrivò in Italia, la Jolly Rosso, mentre le altre si dispersero per il mediterraneo, cambiando nome più volte fino a risultare ufficialmente demolite. Clini ha suscitato scalpore anche per alcune affermazioni, contestate fortemente dal leader dei Verdi Angelo Bonelli. “La scelta di Corrado Clini per il ministero dell’Ambiente è una scelta che non convince. Non si può che essere perplessi e preoccupati se al ministero dell’Ambiente è stato nominato chi ha dichiarato, da direttore generale dello stesso ministero, che la lotta ai cambiamenti climatici costa troppo e ha manifestato, in un convegno del 2010, la propria avversità a rinnovare l’accordo internazionale di Kyoto oltre la scadenza del 2012”. Da qualche parte ci saranno ancora le sue dichiarazioni a proposito delle navi dei veleni. I nomi di quelle navi fanno accapponare la pelle. Perché sono nomi che abbiamo sentito e risentito nel corso dei vent’anni successivi: sono la Voriais Sparadis, la Yvonne A, la Cunski e la Jolly Rosso. La Jolly Rosso spiaggiata ad Amantea, le altre tre affondate dal pentito Fonti nei mari calabresi , fra le tre la Cunski nel mare di Cetraro. La jolly Rosso sarebbe stata l’unica nave nelle mani degli esperti. Poteva essere analizzata centimetro per centimetro ed invece venne fatta smantellare, dopo che una ditta olandese, la Smit Tack esperta in recuperi di navi radioattive, dopo aver ricevuto un assegno di ben 800 milioni di lire da parte della Linea Messina, passò il lavoro alla Mosmode di Crotone.
Dopo l’archiviazione voluta dal Pm Fiordalisi, le carte sulla Jolly Rosso spariscono dal tribunale di Paola. Verranno ritrovate , casualmente dal giudice Neri, con il quale lavorava De Grazia, anni dopo in un archivio del Tribunale di Lamezia terme. Come finirono lì non lo sapremo mai. Nel 2005 un altro Pm di Paola, Francesco Greco riapre la questione Jolly Rosso e navi dei veleni. L’assessore regionale all’ambiente, scheggia impazzita della giunta Loiero, crede nella vicenda e finanzia lo scandagliamento dei fondali individuando la nave e filmando dagli oblò la presenza di fusti all’interno della stiva. A tutto questo si aggiungono i ritrovamenti nella valle del fiume Oliva, in Amantea di materiale tossico seppellito accuratamente sotto alcune lastre di cemento armato. La vicenda Jolly Rosso riparte alla grande e si accavalla alle rivelazioni del pentito Fonti che asserisce di aver affondato lui personalmente, aiutato dal clan Muto di Cetraro, la nave Cunski. Dichiara con dovizia di particolari tutta l’operazione. Ma non viene creduto. Anzi , il Ministero dell’Ambiente ( o meglio contro l’ambiente) per meglio puntualizzare come stanno le cose, manda una nave oceanografica, la Mare Oceano, per scandagliare i fondali e dire la parola fine sulla nave Cunski. E così sarà in un tam tam di dichiarazioni preparate in precedenza da tutti i rassicuratori di stato. Secondo loro, quella nave non è la Cunsky ma la Catania, un relitto della prima guerra mondiale. Il Pm Greco molla improvvisamente l’inchiesta e ne chiede l’archiviazione. Questa seconda archiviazione arriva , dopo enormi spese sostenute dallo stato e dal tribunale per ispezioni, analisi,pedinamenti,interrogatori,esperti tecnici che alla fine lo denunciano finanche per non aver pagato loro alcune parcelle per dei rilievi da egli stesso commissionati . Parcelle milionarie che adesso sono al vaglio della magistratura di Salerno. Resta un magistrato che ancora crede in tutto questo. E’ l’attuale procuratore capo , Bruno Giordano. Un filo lega la sua azione sul territorio. Crede nel traffico dei rifiuti, crede nelle navi dei veleni, crede nei sotterramenti nel fiume Oliva. Le sue inchieste sono ancora aperte, esclusa quella sulla Cunski che gli venne avocata dalla Direzione anti mafia e spostata a Catanzaro dove venne archiviata definitivamente. Tutta la storia ora è a fumetti in un bel libro da qualche mese nelle librerie intitolato “Natale De Grazia. Le navi dei veleni”. Il fumetto descrive bene la storia di De Grazia e la sua morte misteriosa. Il libro verrà presentato a Cosenza sabato 10 dicembre alle ore 18,30 nel Centro documentazione Raffaele De Luca in Piazzetta Toscano a Cosenza , con il sottoscritto, Danilo Chirico dell’Associazione Dasud, Luigi Politano della Round Robin editrice, Enzo Mangini autore del libro,Pierdomenico Sirianni disegnatore. Martedì 13 dicembre alle ore 18,30 la presentazione si sposterà ad Amantea nell’Hotel Mediterraneo, curata dal Comitato De Grazia e vedrà la partecipazione , oltre che degli autori, del Procuratore Capo della Procura di Lametia Terme Salvatore Vitiello.
Un anniversario quindi ben ricordato, ma dalle associazioni e dagli scrittori più che dalle istituzioni, che ancora continuano nella loro opera di rassicurazione nonostante gli ultimi sviluppi sull’inchiesta sulla valle dell’Oliva portata avanti dal procuratore Bruno Giordano. Un inchiesta che ha visto l’arresto di un imprenditore di Amantea, Coccimiglio, che per anni ha gestito un impianto di estrazione lungo il fiume Oliva, Coccimiglio è stato scarcerato dal tribunale della Libertà dopo 18 giorni di carcere, ed il procuratore Bruno Giordano ha già dichiarato di voler fare opposizione.
su Mezzoeuro del 10 dicembre 2011
Prosciugato un lago in Sila. Ma è normale farlo ?
Oramai in Calabria si può fare tutto. Si possono prosciugare conti in banca con abili truffe, si possono prosciugare le casse di un ospedale con spese inutili, o quelle della Regione finanziando sagre paesane, si può avere difficoltà a distinguere l’azione di un giudice da quella di un mafioso, ed ora si possono anche prosciugare laghi. Avete letto bene, laghi. Anche perchè , i laghi, così come l’acqua, l’energia, i treni, le strade, non sono di nostra proprietà. Spesso , questi beni che dovrebbero essere comuni, e cioè di tutti, non lo sono mai stati . Tipo i treni che vengono soppressi a piacimento della libera concorrenza e del profitto, tipo l’energia che esportiamo in quantità ma la paghiamo come nel resto d’Italia, tipo l’acqua che nonostante un referendum è ancora in mano a società private che ne fanno il bello ed il cattivo tempo, sempre a seconda del proprio profitto e mai dei cittadini. Scopriamo, adesso che i quattro laghi esistenti nell’altopiano silano non sono nostri ma di società non calabresi. Lo scopriamo grazie a quanto avvenuto nel lago Passante completamente prosciugato a causa di alcune riparazioni alla diga. Il Lago Passante è una delle meraviglie della Calabria. Ricco di pesci, di vegetazione, di un habitat naturale unico. Dei quattro laghi costruiti sull’altopiano silano, è il più giovane. La costruzione e formazione del lago ebbe inizio nel 1971 e finì nel 1976; entrò definitivamente in servizio intorno al 1982. Con i suoi 38 milioni di mc è anche il più piccolo lago della Sila, rispetto ai 108 milioni di mc del Cecita, agli 87 dell’Arvo e ai 67 milioni dell’Ampollino. Questo splendido lago, meta di visitatori e appassionati della pesca, dista 40 Km da San Giovanni in Fiore, si trova nella Sila Piccola, tra i comuni di Taverna e Sorbo S. Basile in provincia di Catanzaro, a 1123 metri sul livello del mare. La tipologia della diga è di quella muraria a gravità ordinaria in calcestruzzo.
Su di essa scorre la strada provinciale n.26 per Catanzaro. L’altezza dello sbarramento è imponente, 65 metri; la lunghezza del coronamento è di 450 metri con una larghezza di 6 metri. Il suo nome lo deve all’omonimo fiume che l’alimenta: il Passante che giù a valle invece è denominato Alli. La diga produce energia elettrica e naturalmente la gestione è di una società del nord, bresciana che si chiama A2A, una società nata il primo gennaio 2008 dalla fusione tra AEM SpA Milano e ASM SpA Brescia con l’apporto di Amsa ed Ecodeco, le due società ambientali acquisite dal Gruppo. Nel settore ambientale la A2A è leader nazionale nel settore ambientale, grazie agli oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti trattati. Nel loro sito troviamo che risulta al 1° posto tra le ex municipalizzate italiane per clienti e fatturato, al 1° posto in Italia nel settore del teleriscaldamento , al 2° posto in italia per capacità elettrica installata e volumi di vendita,al 3° posto in Italia per gas venduto, ed inoltre che gestisce la Centrale Termoelettrica di Cassano d’Adda, la Centrale Termoelettrica di Monfalcone, i Termoutilizzatori , o meglio inceneritori, di Brescia, di Bergamo, di Silla 2, di Acerra, di Presa Forni. Inoltre gestisce la Diga dell’Ampollino, la Diga Poverella nel Savuto e la Diga del Passante. Una società quindi di un certo livello, che gestisce beni pubblici quali l’energia, i rifiuti, l’acqua. Gestioni non sempre di alta qualità come scritto nel loro sito.
A proposito della gestione dell’inceneritore di Acerra basta leggere quello che scrissero nel libro ”La Peste”, Tommaso Sodano e Nello Trocchia : “ Attorno al forno di Acerra si gioca una partita di soldi. L’Impregilo, i cui ex-vertici sono sotto processo per la disastrosa gestione dei rifiuti, deve incassare 355 milioni di euro dalle istituzioni, regione Campania o protezione civile che dovranno acquistare la proprietà dell’impianto. Qualcuno aspetta i soldi. In Impregilo c’è Igli Spa, dentro il gruppo Gavio, Benetton e Ligresti, tra i protagonisti anche dell’avventura in Cai. Ma un impianto fermo, come quello di Acerra, indurrebbe ad una verifica di una commissione indipendente sulla reale efficienza della struttura, prima di investire una somma così consistente. Prima che si diffondesse la notizia che anche il primo forno è ko, un dirigente interno dell’A2a, che preferisce l’anonimato, dichiarava: “Altro che manutenzione. Fisia Babcock, che ha costruito il termovalorizzatore per conto di Impregilo, non ha messo le adeguate protezioni contro i fumi acidi prodotti dall’incenerimento della spazzatura. Immagino per risparmiare soldi o tempo. Inevitabilmente due forni su tre, il secondo e il terzo, sono saltati. Sono pieni di buchi. Vanno rifatti e per questo sono fermi. Quanto al primo, è piuttosto malmesso anch’esso. Stiamo facendo il possibile per tirare avanti, ma non escludiamo affatto che possa cedere da un momento all’altro”. Ed anche a proposito dell’ inceneritore di Brescia, non semrpe la gestione è stata limpida tanto da ricevere diverse volte avvisi da parte dell’UE inerenti il suo cattivo funzionamento . Insomma la gestione di questi impianti lascia molto a desiderare. Lo stesso dicasi del Lago Passante che qualche settimana fa è stato completamente svuotato dei 40 milioni di mc di acqua, lasciando morire migliaia di pesci che lo popolavano . A mettere in atto questa follia è stata proprio la municipalizzata A2A che gestisce la diga e la centrale idroelettrica . Il numero di pesci morti a monte e a valle della diga è impressionante. Tutto questo per effettuare una riparazione alla diga. Di questa operazione il Corpo forestale dello Stato non era stato assolutamente avvertito, tanto che ha presentato un esposto alla magistratura chiedendo se le procedure fatte fossero a termini di legge. Diverse le proteste dei pescatori e conoscitori del lago. Leggiamo alcune proteste sul sito FishingClub di Cosenza. Scrive un pescatore: “ Hanno distrutto un ecosistema creando un danno alla collettività, il lago era popolato da migliaia di splendidi esemplari di carpa, persico reale, trote, anguille e ciprinidi minori. Un vero paradiso per la pesca sportiva. Una persona che conosco mi ha raccontato che sulle rive dell’Alli (fiume che nasce dalla diga del passante) ci sono migliaia di pesci morti. Spero che il problema non rimanga inosservato. Non ci resta che piangere…” Ed un altro pescatore aggiunge: “ E’ mai possibile mi chiedo che, in un territorio sulla quale vigono norme severissime per quanto riguarda lo sfruttamento del territorio e divieti altrettanto severi che mirano alla salvaguardia della fauna che lo abita, possa succedere una cosa del genere, possa esistere un disastro di tale dimensioni!!!Qualcuno dovrà pagare per questo, lo spero!! io sono di Carlopoli, e tutte le domeniche andavo a pescare al lago, ho speso molti soldi per questa passione, e non ho portato a casa quasi niente, ho sempre rilasciato tutto, tranne un paio di trote a misura, e tutto ciò in 3 anni che lo pratico. In questi 3 anni mi hanno controllato i documenti una sola volta. Questo per far capire quanti controlli ci sono nella regione che ha più forestali di tutta l’intera Francia. Ora le indagini faranno il loro corso e si spera (non ci credo finchè non vedo) che qualcuno pagherà per questo, ora restano da capire alcune cose: Chi pagherà per lo smaltimento dei cadaveri dei pesci , faranno un ripopolamento dopo i lavori terminati? se si con quali specie? A mio avviso se si fa un ripopolamento questa volta è l’occasione per fare una selezione ponderata delle specie da introdurre oltre quelle autoctone. Noi come pescatori possiamo avviare una protesta rumorosa, e questo coinvolgendo i media, e minacciare il ritorno delle licenze alla regione. Ovviamente io non so se il prossimo anno pagherò la tassa per il rinnovo, dato che se non fanno qualcosa a pescare qui non ci vado più”. Ed ancora : “ Nonostante il Corpo forestale dello stato abbia fatto un esposto contro l’A2A (ente responsabile di tale scempio) credo che tutto resterà così come è, mi spiego meglio: sicuramente l’A2A giustificherà l’accaduto dicendo che la diga necessitava di un intervento estremamente urgente e che si è dovuto agire per evitare un danno alla diga e alle popolazioni sottostanti la stessa. Quindi questi signori declineranno le loro responsabilità appigliandosi a fantomatiche crepe e rischi di crolli e cedimenti strutturali. Concludendo io credo che il lago non tornerà mai quello che era, ma credo che se tutti noi pescatori e amanti della natura ci organizzassimo e andremmo a battere i piedi sotto la provincia qualcosina otterremmo sicuramente. Per quanto riguarda la licenza di pesca in acque interne credo che Eddie abbia ragione, molta gente ha ottenuto tale permesso per andare a pescare SOLO ED ESCLUSIVAMENTE in tale lago e quindi è giusto che quest’ultima non sia rinnovata, per far capire ancora una volta alla provincia quanti di noi pescavano in quel lago. come diceva drdnic: NON CI RESTA CHE PIANGERE…
Ho avuto la premura di scrivere all’ufficio stampa dell’A2A ed ecco cosa mi hanno risposto:
Milano, 23 novembre 2011. Con riferimento alle notizie diffuse dagli organi di stampa della provincia di Catanzaro, in relazione allo svaso della diga del Passante, la Società A2A precisa che le operazioni effettuate hanno riguardato improcrastinabili attività di verifica di sicurezza della struttura. Le operazioni sono state effettuate in conformità con le previsioni di legge e preventivamente comunicate all’ organismo di vigilanza della struttura (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), agli Enti competenti (Regione e Provincia) ed a quelli interessati dagli utilizzi plurimi delle acque (Sorical) con lettera del 17/10/2011. Le fasi di svaso sono state condotte in modo da non pregiudicare gli utilizzi potabili mentre quelle di svuotamento finale sono state condotte modulando, nell’arco delle 24 ore e per alcuni giorni, le portate rilasciate in modo da non creare situazioni che potessero determinare criticità sia alla popolazione che al territorio. Per questo aspetto si evidenzia che la massima portata rilasciata è stata dell’ordine di 20 m3/s, per alcune ore, contro una portata di pertinenza dell’alveo fluviale di 200 m3/s. Durante le operazioni sono stati messi in atto i controlli previsti dal Progetto di Gestione dell’invaso e secondo i protocolli adottati da A2A in base all’esperienza pluriennale maturata in questo tipo di attività. I controlli saranno estesi per alcuni mesi mentre, per quanto riguarda la fauna ittica, operazioni come queste non permettono di evitare tali conseguenze ma, anche se il gestore non ha responsabilità dirette, in accordo con gli Enti preposti ed auspicando altresì la collaborazione ed il contributo delle Associazioni di pesca sportiva locali, A2A intende riqualificare l’invaso con fauna ittica pregiata.
SCIOGLIERE LA CALABRIA
E’ inutile che ci giriamo intorno, a ripetere come pappagalli dell’informazione, sono mele marce, sono pochi, infangano la magistratura, infangano la politica, sono mosche bianche . Un coro unanime, dopo l’arresto di un giudice, di un maresciallo delle fiamme gialle, di un consigliere regionale. Arresti che si aggiungono ad altri simili avvenuti nei mesi passati e già dimenticati. Nessuno che dice come stanno davvero le cose in Calabria. E non lo si dice perchè ognuno di quelli che operano in un modo o nell’altro in questa regione, in qualsiasi settore si deve parare le spalle ed altro. Perché se poi, devi lavorare, in qualsiasi campo, devi avere a che fare, con qualcuno della regione, o della provincia, o del comune, o delle forze dell’ordine, o di qualche tribunale, perfino la Chiesa ha avuto i suoi problemi, ricordate il papa Giovanni ? E allora tutti zitti e tutti a sostenere il guidatore ed a gridare allo scandalo, alla vergogna, al fare piazza pulita, per poi , subito dopo continuare come prima. La verità sappiamo tutti qual è. E’ quella di una regione che è completamente in mano alla ‘ndrangheta, intesa non come si poteva pensare una volta, e cioè di una “semplice” banda di delinquenti dedita allo spaccio di droga, alle tangenti, ai sequestri di persona, ma di un SISTEMA costituito negli anni, che ha inglobato tutto. Un enorme buco nero, nel quale sono stati risucchiati, tutti i partiti,( non escludo nessuno né di destra né di sinistra) , buona parte dei magistrati e dei cosiddetti uomini di legge, la massoneria con tutte le sue logge, moltissimi funzionari pubblici operanti nelle pubbliche amministrazioni. Il sistema funziona a vari livelli e funziona bene. Dal piccolo comune alla grande regione. Qualsiasi cosa tu hai bisogno devi passare da un politico, il quale ti indica il funzionario, il quale ti porta la pratica dall’assessore, e se ci sono grane c’è il giudice che ti archivia la pratica, o il carabiniere che fa finta di non vedere. Un sistema semplice per niente complicato che ha sempre funzionato. D’altra parte perchè in Calabria le discariche sono in mano alla delinquenza ? perché in Calabria i rifiuti tossici possono essere sotterrati senza che nessuno veda e senta ? perché questo avviene solo in Calabria ? perché la cementificazione è legalizzata ? perchè le navi dei veleni sono finite nella maggior parte dei casi nei nostri mari ? Vi chiedete come tutto questo sia possibile ? perché c’è un sistema alle spalle di ogni operazione piccola o grande che sia . Per venti anni hanno sotterrato nel Fiume Oliva veleni tossici per 100 mila metri cubi. Le forze dell’ordine dov’erano ? forse a fare le multe sugli eccessi di velocità all’ingresso di Amantea ? E la notte del 14 dicembre quando è spiaggiata la Jolly Rosso e tutti vedevano camion fare da spola verso l’Oliva dov’erano tutti ? E come mai l’allora magistrato archiviò subito tutto ? E come mai tutte le peggiori brutture che si vedono lungo le nostre coste sono autorizzate ,pochissime sono illegali, dai sindaci, dalle province, dalle regioni, dai geni civili, dalla forestale ? Tutto è autorizzabile in Calabria. Un taglio di bosco, così come una villa su una scogliera, così come un mega porto in piena zona erosiva, o un grande centro commerciale in zona geologicamente instabile e spianando una collina di Calanchi, o un albergo di 700 stanze in riva al mare davanti un area Sic, o un avio superficie inutile lungo un fiume. Come può succedere tutto questo ? Succede perchè ci sono gli uomini giusti al posto giusto e basta avere una tessere di partito, o un amicizia massone, o un mafioso avvicinabile. Tutti dicono di si. Nessuno rifiuta niente. Basta affiliarsi, essere riconoscenti, votare la persona giusta, farsi i fatti propri. Qui non basta più indignarsi. Non serve a niente. Bisogna volare alto e chiedere che tutta la Calabria venga sciolta. Sciogliere la regione, commissariare non i rifiuti, ma i partiti, commissariare i tribunali, sciogliere quelli piccoli, trasferire tutti i magistrati , controllare tutte le forze dell’ordine , i loro patrimoni, controllare tutti i politici. E per fare questo ci vorrebbe una coscienza popolare che non c’è. Perchè anche il popolo è corrotto. Corrotto dall’assenza di uno stato, di un potere qualsiasi, corrotto nell’anima, nella percezione del bene e del male, corrotto nella vita quotidiana. Chi si dimostra contro questo sistema viene subito minacciato. Qualcuno in Calabria che si ribella c’è, ma qualcuno. Non esiste in Calabria una società civile, un opinione pubblica, o intellettuali. Tutto è organico a qualcosa. Chi è libero viene subito intimidito in vari modi. Il taglio delle gomme dell’auto, il proiettile nella buca della posta , la querela. Si anche la querela, per chi scrive verità, in Calabria diventa un arma di intimidazione. Perchè si costringe il giornalista o il blogger ad avere un avvocato ed a pagarlo di tasca propria , a recarsi più volte in un tribunale perdendo ore interminabili in squallidi cubi di cemento armato, costringe la persona a metterci la faccia a trovarsi vis a vis con il mafioso che lo ha querelato, con il costruttore o con il gestore della discarica. Nella maggior parte dei casi si è soli in quelle aule e quando si è soli si è deboli, fragili,ancora di più, bersagli pubblici.
SE SEI D’ACCORDO CON QUANTO SCRITTO FALLO CIRCOLARE
Sono arrivati i commissari europei. Ma il vero rumore lo fanno gli ambientalisti.
L’on.Mario Pirillo corregge il tiro sull’arrivo della “sua” commissione parlamentare europea e non parla più di “rassicurazioni” verso le popolazioni. “ In riferimento all’inciso di oggi (23 novembre 2011) sul sito www.difendiamolacalabria.org, seppur scherzoso, ma non di buon gusto, desidero rispondere a quanti hanno, attraverso la lettura dei quotidiani, strumentalizzato le parole, ma soprattutto l’arrivo della Commissione ENVI del Parlamento Europeo, da me guidata. Sembra al quanto riduttivo, e poco rispettoso, appellarsi al verbo “rassicurare” o “tranquillizzare” le popolazioni, su un tema di natura ambientale, di così vasta importanza. La proposta di organizzare una delegazione della Commissione ENVI del Parlamento Europeo è stata avanzata dal sottoscritto, in sede parlamentare proprio per far luce sulla questione della Valle dell’Oliva e dei siti di Crotone.La Commissione europea, ha il dovere politico ed istituzionale di constatare da vicino le reali problematiche del nostro territorio, traducendole in atti, documenti e proposte da avanzare a livello europeo. Lo scopo fondamentale della delegazione è l’incontro con i Procuratori di Paola e Crotone, con l’ARPACAL, la visita al Fiume Oliva in presenza delle ONG, il sito della Pertusola Sud e la Discarica di Crotone. La delegazione sarà affiancata inoltre da un alto funzionario del Ministero dell’Ambiente. Ribadisco che l’obiettivo della visita della Commissione ENVI in Calabria è quello di mettere in luce la reale situazione e risolvere definitivamente il problema. L’opportunità che ha la Regione Calabria, di ospitare un simile evento, è davvero unica. “.
La giornata di giovedì non era iniziata bene per l’On.Pirillo che non si aspettava che presso l’albergo Tonnara di Amantea, dove è ospitata la delegazione europea arrivassero in forze tutti i rappresentanti dell’ambientalismo calabrese. Dai medici dell’ISDE guidati dal dott. Ferdinando Laghi, al WWF con Pino Paolillo, al Comitato De Grazia con il prof. Alfonso Lorelli e Gianfranco Posa, alla Rete Difesa del Territorio “Franco Nisticò” con Ciccio Noto e Oreste, agli studenti universitari con Flavio Stasi, al Forum Ambientalista con Francesco Saccomanno. La delegazione ambientalista era stata ricevuta dalla parlamentare europea Sabine Wils alle 8 del mattino. Sabine Wils è conosciuta in tutta europa per le sue sincere battaglie ambientaliste, dal no al nucleare alla Tav, ed è per questo che si è scelto di incontrare lei in privato. Avvertito dell’incontro l’on.Mario Pirillo era subito accorso invadendo con tutto il suo peso l’incontro, per assistere alla consegna di diversi dossier sullo stato ambientale della Calabria non certo rassicurante come disse l’onorevole in un precedente comunicato stampa. All’onorevole non è piaciuta neanche la vignetta , pubblicata sia sul sito degli ambientalisti calabresi che su questo giornale , minacciando querele . Evidentemente in seguito sarà giunto a miti consigli, con il nuovo comunicato. Nel dossier consegnato ai deputati , il quadro della situazione calabrese risulta davvero allarmante. Si va dai terreni della Marlane di Praia a Mare completamente invasi dai rifiuti tossici provenienti dalla stessa fabbrica ( a Sabina Wils ho consegnato il mio libro inchiesta sui veleni della Marlane ) , ai terreni non del tutto bonificati dalla ferrite di zinco nel cassanese, alla Pertusola di Crotone, dove si sono recati venerdì mattina, e dove li attendeva anche qui un sit in di ambientalisti crotonesi, alla discarica di san Calogero di Vibo Valentia scoperta solo qualche mese fa contenente diverse tonnellate di rifiuti tossici.
Fra i dossier l’elenco di tutte le navi scomparse nei mari della Calabria e delle quali non si parla più, dopo i vari affossamenti , più che affondamenti, dovuti dalle Capitanerie di Porto guidate mirabilmente dalla ex Ministro Prestigiacomo assente su tutto ma ben presente sulla questione, appunto, per affossarla definitivamente. La mattina del giovedì è proseguita con una visita guidata lungo il fiume Oliva. La folta delegazione, guidata da Pirillo si è fatta largo con due gipponi fra i terreni devastati dai rifiuti tossici sotto gli sguardi degli ambientalisti che hanno esposto striscioni ricordando il dramma delle popolazioni colpite dai tumori e redarguendo i funzionari dell’ISPRA lì presenti che hanno sempre negato la presenza di rifiuti radioattivi , nonostante l’alto livello di radioattività nei pressi della cava. L’ISPRA nel suo rapporto finale consegnato al Procuratore Capo di Paola, Giordano Bruno, a firma di Leonardo Arru, ingegnere responsabile del servizio interdipartimentale per le emergenze ambientali , scrisse che la presenza del Cesio 137 era dovuta a fenomeni naturali riconducibili ad un accumulo di radionuclidi derivante dall’esplosione di Chernobyl e dagli esperimenti nucleari degli anni 60. Tutto qui. Non veniva per niente spiegato come mai questi radionuclidi provenienti da Chernobyl avessero superato tutta l’Italia per venirsi a depositare proprio sul fiume Oliva in località Petrone di Aiello Calabro con ben 132 Bq al kg dato molto elevato mai riscontrato nella nostra regione. L’ing.Arru è stato contestato dagli ambientalisti, proprio per queste assurde affermazioni non suffragate da alcun valore scientifico e non accettate neanche dallo stesso Procuratore Giordano Bruno che invece ha un idea totalmente diversa sulla questione e cioè quella che in quel fiume siano stati sotterrati , per diversi anni consecutivi bidoni e materiale di ogni genere provenienti da ogni parte d’Italia. Il Procuratore Giordano Bruno, il suo pensiero, lo ha ripetuto alla delegazione europea nell’incontro avuto proprio venerdì scorso. Alla delegazione europea, il WWF ed il Comitato de Grazia a proposito del fiume Oliva, ed a scanso di equivoci, ha consegnato un voluminoso dossier dove si evidenziano tutte le criticità presenti in quella vallata.
“ Nel Promemoria- è scritto nel dossier a firma del responsabile Gianfranco Posa. - si rileva che tutte le indagini compiute da organi ufficiali (Arpacal, CNR, Università di Cosenza, Regione Calabria, Arpa Emilia Romagna, Vigili del Fuoco, ecc.), ultima la “caratterizzazione”, degli inquinanti presenti nella valle del fiume Oliva conclusa nel 2010 da ISPRA (l’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale che fa capo al Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare), confermano nella sostanza gli elevati rischi per la salute umana e l’ambiente nella Valle dell’Oliva dovuti, tra l’altro, alle alte concentrazioni di metalli pesanti (tra cui il mercurio, il cromo totale, il cadmio e il cobalto), di sostanze chimiche altamente nocive (quali l’arsenico), di contaminanti cancerogeni quali diossine e furani, di idrocarburi, di radionuclidi artificiali con elevata radio-tossicità (antimonio 124, cadmio 109 e cesio 137), provocati dallo sversamento e dal seppellimento illegali di rifiuti e sostanze pericolose. Nel Promemoria si ricorda che le sostanze indicate hanno effetti biologici importanti tra i quali spicca, per la maggior parte di esse, la capacità di indurre patologie tumorali, come confermato dalla classificazione sviluppata dalla International Agency for Reasearch on Cancer (IARC) dell’Organizzazione Mondiale di Sanità – OMS. Nel Promemoria si richiamano le valutazioni del Consulente Tecnico d’Ufficio della Procura della Repubblica di Paola, nelle quali tra l’altro si rileva: – l’esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell’area nel distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale, dal 1992 al 2001; – un eccesso statisticamente significativo di ricoveri ospedalieri rispetto al rimanente territorio regionale, dal 1996 ad oggi, nel distretto sanitario di Amantea ed in particolare nel comune di Serra d’Aiello; – l’esistenza di un pericolo attuale per la popolazione residente nei territori dei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra d’Aiello, circostante al letto del fiume Oliva a sud della località Foresta (centri di Campora San Giovanni, Coreca e Case sparse comprese tra il mare e la località Foresta) dovuto alla presenza di contaminanti ambientali capaci di indurre patologie tumorali e non (metalli pesanti, radionuclidi artificiali). – l’entità del consistente danno ambientale sia in ragione della tipologia delle sostanze presenti che in rapporto al luogo in cui sono dismesse (con un rapporto stretto con il letto del fiume Oliva). Menzione specifica e particolare merita il rilievo di radionuclidi artificiali ed in particolare dell’isotopo del Cesio 137 (137Cs), la cui presenza e diffusione impone azioni tese ad una caratterizzazione ulteriore e rende la fattispecie del danno ambientale assai più grave dato anche l’ eccesso di tumori maligni della tiroide nei territori più prossimi ai siti di contaminazione. Per questi motivi il WWF e il Comitato Natale De Grazia hanno chiesto alla Commissione ambiente del Parlamento europeo di portare a conoscenza dell’europarlamento e della Commissione Europea la vicenda della valle del fiume Oliva affinché si intervenga sul Governo italiano su tre direttrici perché: le autorità ambientali italiane (Ministero dell’ambiente e ISPRA) e quelle sanitarie (Ministro della Sanità e Istituto Superiore di Sanità) procedano alla messa in sicurezza dal punto di vista igienico-sanitario e ambientale e alla bonifica della Valle dell’Oliva, nel rispetto del principio di precauzione, di cui all’articolo 191 del Trattato dell’Unione Europea - le autorità ambientali e sanitarie italiane rispettino appieno gli obblighi stabiliti dalla Convezione UN/ECE sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale (“Convenzione di Arhus”);- – le autorità ambientali e sanitarie italiane collaborino attivamente con la Magistratura penale (come già fatto da ISPRA), contribuendo ad accertare il danno agli habitat naturali e alle risorse idriche e le relative responsabilità, in coerenza con quanto stabilito dalla Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale.
Insomma c’è poco da rassicurare, anzi c’è da allarmare per come le istituzioni fino ad oggi hanno trattato la questione, sminuendo a più non posso i pericoli derivanti da questi inquinamenti. Senza dimenticare che alla foce del Fiume Oliva il 14 dicembre del 1990 spiaggiò, l’unica nave dei veleni, che era rimasta intera e non affondata, che fu la Motonave Rosso, ex Jolly Rosso e che venne fatta smantellare. Non vi fu alcuna inchiesta su cosa contenesse quella nave realmente e cosa avvenne quella famosa notte che si videro fare da spola decine e decine di camion fra la nave e diverse località del territorio amanteano compreso il fiume Oliva. L’imprenditore arrestato recentemente , per alcuni sotterramenti avvenuti nel torrente Oliva, e proprietario di un impresa esistente proprio lungo il torrente, potrebbe dire tante cose a proposito. L’era dei silenzi forse potrebbe essere finita . Lo dovrebbero capire tutti quei sindaci e istituzioni che su questi argomenti preferiscono il silenzio in nome del turismo, dell’immagine, dello sviluppo. Non volendolo , forse, l’on.Pirillo, che voleva tranquillizzare le popolazioni, ha avuto il merito di aprire uno squarcio nelle tenebre che molti non avrebbero voluto che si aprisse. Vedremo le conclusioni della commissione e soprattutto quando si avvieranno le bonifiche di tutti i terreni dei quali si è parlato. E’ così che si tranquillizzano le popolazioni.
Arrivano in Calabria i commissari
Stanno arrivando i commissari europei. Saranno 9 i parlamentari, e fanno tutti parte della commissione europea sull’ambiente denominata ENVI acronimo di Ambiente,salute pubblica e sicurezza alimentare. Si tratta di Judith Merkies eurodeputata socialista olandese che già investì il governo italiano sulla situazione discariche in Campania bloccando i fondi UE fino alla chiusura della discarica di Terzigno,Elisabetta Gardini del PDL, lo sloveno Miroslav Mikolasik distintosi per le sue battaglia reazionarie contro l’aborto, Salvatore Tatarella del FLI, Cristina Gutierrez ,Radile Morkunaite eurodeputato lituano, la danese Anna Rosbach Andersen, e Sabine Wils eletta ad Amburgo per la Die Linke sicuramente l’unica sensibile alle tematiche ambientali già distintosi per il suo appoggio alla lotta dei No Tav in val di Susa. Gli eurodeputati verranno guidati dall’on. Mario Pirillo, grande rassicuratore della nostra regione che ha subito dichiarato gli scopi della visita, cioè quelli di rassicurare le popolazioni :. «Mi sento onorato – afferma Pirillo – di poter guidare una delegazione di miei colleghi europei nella mia terra di origine. Sono previsti incontri con diverse ONG e con le autorità locali e giudiziarie al fine di fare il punto della situazione e tranquillizzare le popolazioni interessate della valle del fiume Oliva e dei siti di Crotone». L’eurodeputato amanteano si è da sempre distinto per le sue mancate prese di posizione su quanto avvenuto in campo ambientale in Calabria e cosa potrà mai dire ai membri della commissione europea non ci è dato, al momento di saperlo. Al momento a rovinargli i piani rassicuratori è stato il Procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano che proprio pochi giorni fa ha ordinato l’arresto di un imprenditore di Amantea. Si tratta di Cesare Coccimiglio, di 75 anni, titolare di un’impresa di produzione di materiali per l’edilizia. L’arresto e’ stato disposto nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti tossici interrati nell’alveo del fiume Oliva. La magistratura di Paola avrebbe accertato l’interramento di 90 mila metri cubi di materiale di risulta. L’inchiesta era nata dal ritrovamento nell’alveo del corso d’acqua ubicato al confine tra i comuni di Amantea, Serra d’Aiello e Aiello Calabro nel basso Tirreno cosentino di rifiuti tossici e radioattivi. Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Paola ed eseguite da Capitaneria di porto, Corpo forestale dello Stato e Polizia provinciale di Cosenza. Questo episodio, forse guasta i piani dei rassicuratori che alla commissione in visita dei luoghi dei delitti in Calabria avrebbero voluto dire che in Calabria tutto va bene e che i rifiuti tossici sono solo fantasie degli ambientalisti e di qualche procuratore come Giordano che la commissione intende incontrare a Paola. Forse Bruno Giordano potrà allargare il campo sul traffico dei rifiuti dal momento che i luoghi dove la commissione si recherà oltre al fiume Oliva di Amantea sarà solo Crotone. Dopo di chè , Mario Pirillo porterà i commissari al Santuario di San Francesco di Paola ,nelle cantine Librandi di Crotone ed alla centrale di Biogas di Rosarno.. Un modo sottile per annacquare la situazione tossica in Calabria.La Calabria positiva avrà pensato Pirillo, pensando già ad uno spot pubblicitario fatto di sole, mare e montagne pulite. D’altra parte , Mario Pirillo, , così come tutti gli amministratori calabresi,ha appoggiato in pieno, le tesi sulla nave Catania messa al posto della nave Cunsky, e così le capitanerie di porto che hanno sposato in pieno le tesi che in Calabria tutti i relitti censiti,per la precisione 288, sono tutti relitti di navi affondate durante le due guerre mondiali e che non esistono navi tossiche. Alla faccia delle indagini del comandante Natale De Grazia, indagini che gli costarono la vita.
Quindi alla commissione si nasconderà il sito della Marlane a Praia a Mare, quello del cassanese con le ferriti di zinco bonificate solo in parte, quello di san Calogero a Vibo, e le gallerie usate dalla ndrangheta sulla strada Rosarno-Giosiosa costruite con materiale radioattivo. Il vino Librandi ha il potere di far dimenticare tutto ed accompagnato con taralluzzi calabresi ha davvero queste capacità. A proposito della visita, Alfonso Lorelli del Comitato Natale De Grazia di Amantea così scrive in un comunicato: “A tutti i “rassicuratori” chiediamo di consultare gli atti cioè le analisi effettuate sul terreno e nelle acque, perché le risultanze parlano chiaro. In località Petrone di Aiello C. l’Ispra ha rilevato la presenza di cesio 137, radionuclide artificiale altamente cancerogeno, in quantità pari a 132 Becquerel per chilogrammo di terreno, mentre la presenza in terreni non inquinati non supera il valore di 16 Bq/kg. E che l’Ispra, per rassicurare, abbia detto che si tratta di ricadute dopo Cernobyl, non convince nessuno perché è assurdo credere che la nube radioattiva proveniente dall’Urss abbia scelto proprio l’Oliva per depositarsi. In località Foresta la presenza di berillio e cadmio superano di ben 15 volte il valore di cui al DM 471/99, lo stagno è presente in valori superiori a 12 volte e la presenza di altri metalli pesanti rinvenuti nel corso dei carotaggi effettuati è assolutamente incompatibile con fattori naturali. Su questi e su altri dati che sono in possesso del Procuratore Giordano bisogna ragionare, non sulla propaganda “rassicurante” delle istituzioni .
Parole chiare ma bisogna vedere e capire se la commissione possiede autonomia nel consultare documenti e incontri e soprattutto se ne ha la volontà. Se l’on.Mario Pirillo ha già dichiarato di voler tranquillizzare le popolazioni evidentemente nella sua testa c’è già la chiara volontà di voler dimostrare e far vedere che in Calabria non esistono né veleni né tossicità varie. Il contrario di quanto chiedono gli ambientalisti calabresi, forti anche del successo ottenuto con la manifestazione del 12 novembre scorso a Crotone per chiedere la fine del commissariamento dei rifiuti e la bonifica di tutti i luoghi inquinati. Gli ambientalisti intendono incontrare ad Amantea la commissione per far sentire una voce totalmente diversa da quella istituzionale che da sempre ha nascosto la verità sul traffico dei rifiuti tossici, a cominciare dal 1990 con lo spiaggiamento della Jolly Rosso, proprio davanti il fiume Oliva. Mario Pirillo però deve stare attento. Può scherzare con i fanti, ma non con i santi. Se ha deciso di portare i commissari a rendere omaggio al santo rivoluzionario calabrese, deve sapere che a San Francesco , le bugie non piacciono e che i bugiardi li ha sempre presi a bastonate sulla schiena.

















