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Su Cleto un collare di cemento

Il castello di Cleto ( Cosenza )

Ed adesso tocca a Cleto. Un paesino tranquillo di appena 1350 anime viene sconvolto dalla cementificazione selvaggia in nome del turismo e di uno sviluppo oramai destinato a scomparire dai fatti più che dal danaro. Uno sviluppo che nel tirreno cosentino produce disoccupazione e lavoro nero, piuttosto che stabilità economica e vivibilità. Un mese e mezzo all’anno diventano la panacea di tutti i mali, della disoccupazione in primis. Arriva giugno e si risvegliano tutti. Albergatori, campeggiatori,ristoranti,pizzerie aprono i battenti dopo 10 mesi di letargo e come orsi che escono dalle loro tane si guardano attorno alla ricerca di nuove prede. In questo caso i turisti. Si immaginano sempre frotte di turisti mordi e fuggi, da spennare e se ne spennano in quantità ogni anno , calcolando che quasi un milione e mezzo di questa specie vagante, giunge ogni anno nella nostra costa tirrenica alla ricerca, di un lembo di mare pulito, di qualche metro quadrato di spiaggia libera, di qualche barchetta con la quale solcare le limpide acque attraversate da strisce marroni provenienti dai depuratori mal funzionanti o inesistenti. I sindaci fanno a gara per inventarsi attrattive. Qualcuno ci riesce pure, ma la maggioranza rientra in quello spreco di danaro pubblico e nel lasciare sparse nel territorio cattedrali inutili quanto inutilizzabili. L’esempio lampante di tutta la costa tirrenica e l’avio-superficie di Scalea. Dovevate sentirli, dieci anni fa  i sindaci, gli imprenditori, gli scalatori rampanti dell’affare facile, nei convegni sul progresso e lo sviluppo che avrebbe portato per tutto il tirreno cosentino la costruzione dell’aereoporto. E sì perché quella avio superficie veniva presentata come aereoporto. E come tale avrebbe portato, sempre secondo i “prenditori”, avrebbe sistemato ben 90 famiglie e avrebbe portato migliaia di turisti da tutta Europa. La presenza degli ambientalisti in questi convegni, era vista come le solite cassandre , i soliti difensori dell’alveo del fiume lao dove è poi sorta l’aviosuperficie. Venti i miliardi in vecchie lire spesi e buttati in quel lembo di fiume. Poi il nulla. Nemmeno un aereo è partito né atterrato su quella pista lunga due chilometri che inizia dalla superstrada ss 18 e finisce alla linea ferroviaria. Non era un aereoporto ma bensì una semplice avio superficie. Non vi sono radar per cui l’atterraggio è a vista, non possono atterrare aerei grandi ma piccoli aerei con un massimo di nove posti. Insomma una truffa vera e propria nella quale sono caduti migliaia di cittadini e che è servita per la campagna elettorale di qualche sindaco. E le truffe di questo genere , sempre in nome del turismo continuano . Ogni paese, vuole la sua strada di penetrazione verso il pollino, ogni paese vuole il suo megaporto, ogni paese vuole il suo mega parcheggio e via dicendo. Qualcuno di queste opere riesce anche ad avere dei finanziamenti. Per esempio la strada Scalea Mormanno nonostante non abbia tutti i permessi in regola ha ottenuto dei finanziamenti e quanto prima comincerà a sbancare querce secolari per far posto ad una strada larga venti metri che porterà ( chi ?) dal ponte del fiume Lao fino a Santa Domenica Talao. Per poi proseguire, chissà quando, chissà perché fino a Mormanno, passando nella riserva naturale di Papasidero, una volta ottenuta l’autorizzazione dall’ente parco. Questa strada dovrebbe servire a bypassare il fondo valle del fiume Noce, dove però esiste un’altra strada , anche questa autorizzata e finanziata che dal bivio autostradale di Lagonegro scende fino a Tortora. Anche Buonvicino vuole la sua strada per i turisti. Anche questa è larga nove metri, anche questa parte da un luogo,nel comune di Diamante attraversa una zona a rischio idrogeologico, anzi ci passa proprio sotto, ed arriva ad un campo sportivo di Buonvicino. Immaginate i pullman di turisti che vanno a vedere un campo sportivo ? panacee di gente che non ha idee sul turismo, sui flussi turistici, sulle motivazioni che spostano la gente dal proprio luogo di residenza ad un altro spendendo una barca di soldi. A proposito di barche , i porti rientrano in queste opere inutili. Nel tirreno cosentino se tutti i porti in itinerere venissero realizzati, ne avremmo ben 9 ! Ed adesso è il turno di Cleto. Sopra il vecchio borgo di questo bellissimo paese, esiste un Castello Normanno. Ebbene l’idea geniale del sindaco e della sua giunta sarebbe quella di costruire una strada che dal borgo porti agevolmente i turisti al castello. Punto. Questa è l’idea. Che poi questa strada possa deturpare la magicità del luogo, del paesaggio, della sua bellezza naturale, questo non viene proprio preso in considerazione e come la solito ci vogliono quei manipoli di cittadini sensibili per cercare di fermare questi sogni dettati dall’affare piuttosto che dal benessere collettivo. E proprio a difesa del paesaggio si è subito tenuto a Cleto un incontro per focalizzare la problematica e spingere a far fare un passo indietro, come si usa dire ora, al sindaco ed alla giunta.

l'assurdo ed inutile progetto di strada collare

L’incontro come dicono gli organizzatori, riuniti in un Comitato Difendiamo il paesaggio-Cleto bene comune,  è stato Interessante.  Nel convegno intitolato “Centri storici minori, un patrimonio da tutelare e valorizzare” il confronto è stato serrato e con competenza ed è stata rimarcata l’assenza del sindaco e degli assessori pur invitati al confronto. “ L’argomento centrale,è scritto nel comunicato fatto dagli organizzatori-  affrontato da diverse angolazioni, è stato il progetto complessivo dall’amministrazione locale di realizzare espropri ed opere finalizzate a costruire una pista di collegamento carrabile ad anello tra il centro storico ed il castello mettendo a rischio , in tal modo, il  valore  storico, architettonico e paesaggistico di tutto il borgo storicamente definito la Rocca di Pietramala . Sin dall’introduzione dei lavori, con gli interventi di Franco Roppo Valente e di Ivan Arella, rappresentanti del vasto gruppo di giovani e cittadini locali impegnati nella difesa dei beni comuni, si è manifestata la volontà costruttiva di discutere con competenza e professionalità sui due interventi progettuali, peraltro illustrati dettagliatamente ai presenti con delle chiare immagini video-proiettate, che l’amministrazione locale intende realizzare.

Di cui, a loro avviso, il primo, di miglioramento della strada esistente e già finanziato, da sostenere se opportunamente modificato in modo da cancellare gli interventi invasivi e quelli propedeutici all’altro, rispettare il contesto architettonico e storico e favorire il recupero del valore dei luoghi della memoria del borgo, ed il secondo, sebbene non ancora esecutivo, di costruzione ex-novo di un impattante raccordo ad anello, da rigettare in toto in quanto andrebbe a violare e deturpare in modo impattante tutta la Rocca di Pietramala. A questo proposito, dalla lettura in sala di una lettera pubblica sottoscritta da circa cento cittadini di origine cletese, fuori per lavoro ma che ritornano spesso nel paese, è emersa la viva preoccupazione per quanto sta avvenendo e la chiara e ferma volontà di adoperarsi attivamente per proteggere la bellezza del piccolo centro del Savuto “ .

Il dibattito si è arricchito infine  con Massimiliano Capalbo, quest’ultimo autore del libro Non tutte le strade portano turisti, che ha ribadito la necessità, “innanzitutto, di creare le condizioni per favorire l’offerta turistica”;

L’incontro si è chiuso mentre, significativamente, sullo schermo gigante scorreva una frase del libro di Capalbo: “Prima ancora di costruire strade, è necessario costruire le motivazioni che possono spingere un potenziale turista a percorrerle, perché tutte le strade portano da qualche parte ma non tutte portano turisti”.

su mezzoeuro del 28 aprile 2012

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