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I nuovi pirati di Praia a Mare

Se c’è un attività redditizia in tutto il tirreno cosentino  ed in Calabria in genere, è quella del cemento. Si costruisce ovunque da Tortora a Paola. Girando in auto lungo tutti questi paesi, per  la bucherellata ss 18, lo spettacolo è unico sia guardando verso il mare che verso la collina. Una lunga striscia di cemento che oramai unifica tutti i paesi. Alberghi, villaggi turistici, enormi palazzoni residenziali, supermercati, ipermercati,capannoni di ogni genere, tutti messi in fila e tutti affacciati verso il mare. Quanti di questi appartamenti vengano venduti nessuno può saperlo, così come nessuno sa, come riescano a vivere, enormi alberghi , con soli due mesi di apertura all’anno. Poi ci si fa due conti e si capiscono tante cose. Basta seguire le operazioni della Guardia di Finanza e si scopre che negli ultimi sequestri effettuati, sono venuti fuori beni immobili per milioni di euro intestati a personaggi legati a cosche del tirreno , segno evidente che nella ‘ndrangheta il ciclo del cemento viene sempre usato per “lavare” soldi sporchi provenienti dal traffico di droga e delle armi. Riguardo alle infrazioni accertate sul ciclo del cemento in Italia, la Calabria si colloca al terzo posto nella classifica , con 1.747 infrazioni accertate, pari al 14, 8% del totale nazionale. E’ la seconda regione per numero di reati edilizi (665 infrazioni accertate, 700 persone arrestate e denunciate e 610 sequestri giudiziari) . Cifre terribili, anche se bisogna dire che nell’infrazione ci ricade spesso  lo sprovveduto cittadino, che come cultura, non si rivolge alle istituzioni per ottenere un autorizzazione che serva all’ampliamento della propria abitazione o per costruire qualsiasi cosa nella sua proprietà, che sia una stalla o un pollaio. Il pezzo grosso, il grande imprenditore, il ricco finanziatore, sa come avere tutte le autorizzazioni e riesce a costruire con tanto di autorizzazione della Soprintendenza dei Beni Ambientali, del Genio Civile, della Capitaneria di Porto,degli uffici tecnici comunali,  nei posti più impensabili e straordinari dal punto di vista paesaggistico. Mi è capitato più volte  di recarmi a visionare qualche progetto di costruzioni su scogliere o su colline, e al 100% vi erano tutte le autorizzazioni necessarie anche se ad occhio sembrava che quei luoghi fossero tutelati da leggi e leggine.  Ma l’assalto alle coste non è solo della ‘nadrangheta , anche stimati professionisti, sindaci inconsapevoli e alla ricerca di pacchetti elettorali, imprenditori, società capaci di ottenere finanziamenti, sono sempre alla ricerca di nuove aree dove costruire.  E l’assalto finale a quello che resta di verde attorno all’Isola di Dino sta per essere preparato. I nuovi pirati però non vengono dal mare ed i torrigiani della Torre di Crawford, oramai anche questa completamente privatizzata non hanno niente da segnalare.

il polmone verde di 60 mila mq dove vogliono costruire un altro mega albergo !

I pirati questa volta vengono da terra e sono praiesi anch’essi, sono nel consiglio comunale, nei partiti, nelle liste elettorali vecchie e nuove. Non portano cappelli neri, né bende su un occhio, e non hanno uncini al posto di una mano, né portano sciabole, anzi  sono ben puliti e pettinati, portano valigette ventiquattr’ore con contratti e progetti firmati da illustri ingegneri ed architetti. Hanno le idee chiare. Sono speculatori del cemento e sono quelli che sanno capire dove c’è l’affare. Ed hanno bisogno solo di una cosa. Una parvenza legale che gli provenga da un atto amministrativo come quello approvato dal consiglio comunale praiese il 29 novembre dell’anno scorso. I consiglieri comunali presenti, hanno votato all’unanimità  quel PSC che a pagina 45 prevede la cementificazione di una delle aree più belle davanti l’Isola di Dino. Un area verde di ben 60 mila metri quadrati, con centinaia di alberi ad alto fusto. Alberi piantati 50 anni fa che hanno dato aria ed ossigeno ai praiesi e ombra ai tanti campeggiatori che ogni estate hanno affollato il camping e che ora faranno posto a ruspe e gru per l’ennesimo scempio ambientale, molto probabilmente il più grosso di tutto l’intero alto tirreno cosentino. D’altra parte la vicenda del vicino albergone è stato di esempio a tutti. Costruito a tempo di record , nonostante le opposizioni delle associazioni ambientaliste nazionali e le inchieste della Procura di Paola , venne infine premiato dalla Giunta Scopelliti con un contributo a fondo perduto di 1 milione e 289,291 mila euro ( finanziamento n.2685 del 31.03.2011 Nuova attività ricettiva).

Perché non ripeterne l’esperienza essendo , quest’area verde, a dieci metri di distanza ? Ed ecco il sindaco di Praia a Mare, Carlo Lomonaco, all’opera insieme a all’ex sindaco Antonio Praticò, per permettere la devastazione ecologica ambientale, verso la quale nessun partito , né candidato a sindaco per le prossime elezioni amministrative, si è opposto. D’altra parte sia la candidata a sindaco De Presbiteris, che lo stesso Praticò Antonio anch’egli prossimo candidato a sindaco, che De Paola Pietro hanno già votato per questa devastazione e dovrebbero essere l’uno contro l’altro alle prossime amministrative. Ma su Praia a Mare siamo abituati a queste convergenze parallele fatte di silenzi e di connivenze. Le abbiamo viste sullo stato di abbandono della ex Line e Lane, sulla vicenda Marlane, dove il sindaco Lomonaco è imputato per omicidio colposo plurimo e disastro ambientale, e dove lo stesso Antonio Praticò ha lavorato come sindacalista, sulla vicenda del fiume Noce, sullo stesso albergone o come eufemisticamente è stato chiamato, Borgo di Fiuzzi. Lo abbiamo visto anche nell’approvazione di un mega progetto che vorrebbe tutta l’aera della Marlane trasformata in un enorme  Disneyland fatta di darsena per 500 posti barca, centri commerciali, alberghi. Convergenze che passano sotto silenzio , e che la cittadinanza finge di non vedere e sapere, perchè tutti i politici in corsa promettono posti di lavoro a destra ed a manca, contratti milionari, parcelle per tutti . Le associazioni ambientaliste sono in allarme e stanno preparando  delle osservazioni al PSC chiedendo di togliere il cemento da quell’area di 60 mila metri quadrati , preservandola ad area verde così come lo è oggi con il campeggio. Qualcuno si sveglierà dal torpore e comincerà a guardarsi attorno, accorgendosi che Praia a Mare avrebbe bisogno di una svolta ambientale completa , a cominciare dalla tutela del bene comune che è l’ isola di Dino oggi Parco Marino?

su MEZZOEURO DEL 25 FEBBRAIO 2012

  1. luigi
    2 Marzo 2012 a 9:25 | #1

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