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Emiliana Tessile di Cetraro, un film già visto !

Un film già visto anche questo. Un film che parla di operai licenziati, di rifiuti tossici, di padroni scappati con la cassa ( del mezzogiorno), di finanziamenti occulti e operazioni finanziarie poco chiare, di padroni difesi da grossi avvocati, di compiacenze nelle aule giudiziarie, di media omertosi. Ingredienti tipici della nostra regione quando si parla di pezzi grossi e non di semplici cittadini, o di immigrati, o di condomini, o tossici. In questi casi, la legge è legge, la sua scure è micidiale, terrificante, senza pietà, si comminano anni di carcere come se fossero noccioline. Appunto, in questo film già visto, parliamo di pezzi da novanta, di padroni della carta stampata, di dirigenti sindacali, di sindaci. No, non stiamo parlando della Marlane di Praia a Mare, processo rinviato già per la quarta volta al 24 febbraio. Anche nel film della Marlane, film tragico con centinaia di morti e malati di tumore, abbiamo il sindaco, il sindacalista, il padrone.  No, non parliamo nemmeno della ferrite di zinco sotterrata nel cassanese e senza alcun colpevole, anzi con colpevoli ben conosciuti ma artisti delle carte giudiziarie e delle partite truccate , che sono riusciti a scamparla facendo prescrivere uno dei processi più importanti che mai la Calabria avrebbe celebrato. Anche in questo film, mai proiettato in nessuna aula giudiziaria,  in verità, abbiamo pezzi grossi, pezzi politici, n’dranghetisti. Ma come dicevamo questo film non è stato mai girato. Il nuovo film del quale , solo noi, abbiamo parlato, su questo giornale, si intitola Emiliana Tessile. Ed è stato girato a Cetraro. I protagonisti sono noti a tutti. Sono stati rinviati a giudizio qualche anno fa . La trama del film la troviamo sintetizzata in un comunicato stampa fatto dalla Guardia di Finanza che ha condotto le indagini fin dall’inizio. Rinfreschiamoci la memoria rileggendolo.

“ La Guardia di Finanza di Cetraro ha eseguito, nei confronti della soc. VELA LATINA s.r.l., un’ordinanza di sequestro preventivo riguardante l’ex stabilimento industriale dell’Emiliana Tessile s.r.l., apponendo i sigilli all’immobile.  Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Paola su specifica richiesta della Procura, ha confermato in toto l’ipotesi accusatoria. Le indagini condotte dalla Brigata, anche mediante l’utilizzo di strumentazione tecnica, hanno messo in luce, infatti, un caso di estorsione perpetrato da due imprenditori locali  (si tratta degli imprenditori cosentini Aquino e  Citrigno, proprietari del quotidiano regionale Calabria Ora diretto da Piero Sansonetti,  ndr)- unitamente ad un rappresentante del sindacato ( Franco Mazza della CGIL , sospeso dal sindacato ma sempre operativo, ndr) – ai danni di un noto operatore tessile emiliano ( Angelo Marani, ndr) che, nel ’98, aveva acquistato la struttura aziendale, tramite un cospicuo finanziamento pubblico vincolato al rilancio del settore e destinato a creare nuovi livelli occupazionali. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di dimostrare, però, come l’imprenditore della Emiliana Tessile s.r.l., a distanza di alcuni anni, dopo aver apportato significative migliorie all’infrastruttura e acquistato macchinari all’avanguardia, sia stato costretto, a seguito di pressioni e sabotaggi vari, a cedere l’immobile a 850.000 Euro, ad un valore cioè notevolmente inferiore rispetto a quello di mercato (circa 20 milioni di EURO) e ad abbandonare conseguentemente la Terra di Calabria. I due imprenditori, con l’ausilio del sindacalista, mediante un falso documento, garantirono all’imprenditore tessile che la struttura si sarebbe trasformata in un polo oncologico, assicurando così la vincolante condizione contrattuale di impiego della manodopera appartenente alla Emiliana Tessile S.r.l. Tuttavia, a seguito della “bocciatura” dell’Assessorato Regionale alla Salute ed attesa la mendacità del documento presentato, il polo oncologico non ha visto mai la sua realizzazione. Fatto ancor più grave è stato il successivo intento degli imprenditori calabresi: quello di tentare di rivendere l’immobile al Comune di Cetraro per una somma pari a 18.000.000 Euro, nell’ambito del progetto “Sviluppo di Cetraro” ( Legge cetraro, ndr) approvato nell’ottobre del 2009 dalla Giunta Regionale per la valorizzazione turistica di quel Comune. I due imprenditori locali e il sindacalista erano stati precedentemente segnalati alla Procura di Paola – nell’ambito delle indagini coordinate dal Procuratore Dr. Bruno GIORDANO e dal Sostituto Procuratore D.ssa Roberta CAROTENUTO – al termine delle attività che i militari della Brigata di Cetraro hanno condotto con estrema perizia e in perfetta sinergia con Unità specialistiche delle Fiamme Gialle “.

Da come si legge la trama è chiara ed avvincente. Manca un particolare , del quale c’è stato già un piccolo processo e che tratta i rifiuti tossici lasciati dall’imprenditore Angelo Marani in eredità ai nuovi imprenditori calabresi. Scoperti dai verdi di Cetraro, all’interno di un piccolo capanno in lamiera,  i rifiuti tossici, rimasero lì per anni, fino a quando la Procura di Paola costrinse alla bonifica i nuovi acquirenti. Naturalmente quei rifiuti tossici non furono mai riconosciuti né dal sindaco Aieta, ora assessore all’ambiente della provincia di Cosenza, né dai nuovi imprenditori, e solo la testa dura dei verdi di Cetraro, che subirono per la loro intraprendenza diversi attentati e intimidazioni, si riuscì a farli togliere definitivamente. Il 10 gennaio scorso,bisognava discutere di tutta la vicenda, davanti al GUP di Paola.Un udienza quindi importante, alla quale la stampa avrebbe dovuto essere interessata, e che invece , molto probabilmente era attratta da qualche sagra paesana, o da qualche statua dispersa in mare. Noi unici presenti davanti la porta del GUP di Paola, abbiamo appreso, che si è scoperto, così all’ultimo minuto che il GUP era incompatibile ( ????)  e che quindi non poteva decidere. Per cui l’unica decisione decisa è stato il rinvio al prossimo 22 marzo 2012. Intanto tutto l’incartamento è stato trasmesso al Presidente del Tribunale di Paola che dovrà designare un altro Giudice per la trattazione della causa.

Il Comune di Cetraro , nel frattempo sollecitato dagli ex operai della Emiliana , ha deliberato per la costituzione di parte civile nel processo. Anche questa cosa, che senz’altro fa piacere, ricorda il film della Marlane di Praia a Mare, dove il sindaco Lomonaco, imputato di disastro ambientale e omicidio colposo plurimo, si è costituito parte civile. Le stesse perplessità ci vengono per Cetraro. Se solo un anno fa, si è sbandierato ai quattro venti che l’Emiliana Tessile doveva diventare il nuovo polo di Cetraro , trasformato in Aquarium con tanto di Legge Cetraro ad hoc e cospicui finanziamenti ( promessi da chi ? ) ora subito si annulla tutto ?  Come se prima,  non si conoscesse tutto quello che bolliva in pentola nella Procura di Paola riguardo alla vendita dell’azienda dal vecchio proprietario  Marani alla Vela Latina. Come se non si sapesse chi fossero i proprietari della Vela Latina, ( gli stessi che gestiscono il quotidiano) , come se non si sapesse chi fosse il proprietario del quotidiano “Calabria Ora” e si facesse finta di non sapere per quale motivo il suo direttore “compagno” Sansonetti era venuto a Cetraro , sempre un anno fa, invitato ufficialmente dal sindaco Aieta. Per gli smemorati, ricordiamo che Sansonetti era andato a Cetraro,  a sponsorizzare la rinascita di questo paesino colpito dalla ‘ndrangheta del clan Muto ( del quale non si parla mai ) e dalle navi dei veleni ( oramai completamente cancellate dalla storia ) e a rilanciare  i progetti che la “Vela Latina” aveva per l’Emiliana tessile, dopo il fallimento della trasformazione in polo oncologico in polo Aquarium . Ora il comune  si costituisce parte civile. Ma contro se stessi  a questo punto.

il gabbiotto dove erano nascosti i rifiuti tossici

Della questione si occupò anche l’on.Angela Napoli , componente della Commissione parlamentare antimafia, che presentò, senza ottenere alcuna risposta,  il 20 febbraio del 2007 un interrogazione parlamentare rivolta al governo Berlusconi ed ai ministri del Lavoro e della Previdenza sociale, dello Sviluppo economico e della Giustizia. L’onorevole ripercorse tutta la vicenda dell’attività tessile a Cetraro dal 1951 ai giorni nostri. Dall’imprenditore piemontese Donato Faini passando da Angelo Marani fino agli editori di Calabria Ora nel 2004. Il primo ventennio della seconda metà del secolo scorso fu il periodo più florido per il benessere e l’occupazione nel paese cosentino. Nei primi anni ’70, con la morte di Daini, la crisi. E il baratro. Che si trascina fino ad oggi. Nel 1997 fece la sua comparsa Itaninvest, una società con capitale interamente pubblico, del ministero del Tesoro, che cedette lo stabilimento a due società: La Seta di Tavassi e all’Emiliana tessile di Angelo Marani. La Seta fallì subito, mentre l’Emiliana assunse circa 50 operai, provenienti dal personale in mobilità all’ex Tessile. Nonostante i 13 miliardi delle vecchie lire ricevuti dallo Stato il Marani lasciò le cose come stavano. Qualche anno fa è stato condannato per malversazione ai danni dello Stato. Nel 2004 la svolta. La vendita a Vela Latina con sede a Cosenza. Ad un prezzo stracciato. Circa un decimo del valore dell’immobile. Con un atto pubblico, a rogito notaio Calvelli da Rende, rep.47174.

La Napoli chiedeva: “sull’intera operazione di cessione della Emiliana Tessile di Angelo Marani alla «Vela Latina», oggi solo di Fausto Aquino, la Procura della Repubblica di Paola ha aperto un’indagine, anche alla luce del «giallo» sul documento regionale di compatibilità del progetto di riconversione in Struttura Oncologica privata del Polo Tessile -: quali finanziamenti reali siano stati elargiti da Itainvest a ciascuna delle quattro imprese per il rilevamento del polo tessile di Cetraro; come siano stati impiegati i finanziamenti elargiti alle società sopra richiamate, ai sensi della legge n. 488/92; quali immobili siano stati trasferiti a ciascuno degli imprenditori; quali controlli siano stati effettuati dalle competenti autorità sul complesso delle varie operazioni su riportate; quali siano i motivi che non hanno mai garantito i livelli occupazionali contrattuali; quali siano gli stadi delle indagini giudiziarie avviate; quali urgenti iniziative i ministri interrogati intendano attuare per salvaguardare il livello occupazionale”.

Il testo integrale della legge:  LEGGE REGIONALE 19 ottobre 2009, n. 32

Progetto integrato di sviluppo locale denominato «Cetraro».

IL CONSIGLIO REGIONALE HA APPROVATO

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE EMANA

il seguente regolamento:

Art. 1

1. Nell’ambito della Programmazione unitaria 2007-2013 è individuato uno specifico Progetto Integrato di Sviluppo Locale denominato «Cetraro» finalizzato alla costituzione di una filiera della ricerca, innovazione tecnologica e trasferimento delle conoscenze del sistema mare. Per la realizzazione del progetto «Cetraro» verrà stipulata specifico accordo di progetto tra la Regione Calabria, la Provincia di Cosenza, il Comune di Cetraro e l’UNICAL.

2. Il soggetto attuatore e beneficiario è il Comune di Cetraro.

3. La copertura finanziaria è garantita dalla specifica previsione del POR, FESR 2007-2013.

La presente legge è pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo, a chiunque spetti, di osservarla e farla osservare come legge della Regione Calabria.

Catanzaro, lì 19 ottobre 2009

Loiero

 

La vicenda dei rifiuti tossici nella Emiliana tessile raccontata nel 2009 dai Verdi di Cetraro .

CETRARO. RIFIUTI TOSSICI. REATO PRESCRITTO, ASSOLTO ANGELO MARANI

QUINTIERI (VERDI) : IL REATO NON E’ PRESCRITTO, IMPUGNEREMO LA SENTENZA ALLA CORTE D’APPELLO DI CATANZARO

Questa mattina dinanzi il Giudice Monocratico Penale del Tribunale di Paola Pietro Sommella si è tenuto il processo penale a carico dello stilista Angelo Marani, imputato del reato previsto e punito dall’Art. 256 c. 1 lett. b) e c. 2 del Decreto Legislativo nr. 152/2006 (ex Art. 51 c. 2 Decreto Ronchi), per aver effettuato in modo incontrollato, il deposito, la raccolta e lo smaltimento di rifiuti pericolosi riconducibili all’attività tessile dello stabilimento della ex Faini, quali bidoni di acido formico, coloranti, lanalbina b in polvere, azoto, acetato sodico, soda caustica, poliglicole, ammoniaca, etc., detenuti all’interno di un capannone ubicato nell’area di pertinenza del citato stabilimento sita in Via SS18 agro di Cetraro Marina, senza aver preventivamente chiesto ed ottenuto la prescritta autorizzazione da parte dell’Autorità Amministrativa competente.

Per questo motivo il Marani, il 9 Aprile 2008,  dopo varie richieste di archiviazione presentate dal Pubblico Ministero Francesco Greco e rigettate dal Giudice per le Indagini Preliminari Salvatore Carpino su Opposizione del Responsabile del Nucleo di Vigilanza Ambientale dei Vas Calabria Emilio Quintieri, veniva condannato dal Giudice per le Indagini Preliminari Alfredo Cosenza con Decreto Penale nr. 211/08 in ordine al reato di cui sopra alla pena di Euro 4.786,00 di ammenda con il beneficio della pena sospesa.

Nel frattempo in data 28/05/2008 il difensore di fiducia del noto stilista, Avv. Paolo Pacciani del Foro di Torino, presentava opposizione al decreto penale di condanna ritenendo il suo assistito estraneo ai reati contestati e quindi veniva revocata l’esecutività del decreto del Gip e fissata l’Udienza Dibattimentale.

Durante l’Udienza si è costituita parte civile la Presidenza Nazionale dell’Associazione Verdi Ambiente e Società Onlus con il proprio difensore di fiducia Avv. Fabio Spinelli del Foro di Paola che chiedeva la condanna del Marani per la gestione abusiva dei rifiuti pericolosi dell’Azienda Emiliana Tessile di Cetraro posta in essere dallo stesso. Il difensore dell’imputato Avv. Pacciani chiedeva l’emissione di sentenza di non doversi procedere ex Art. 129 Codice di Procedura Penale perché i reati secondo lui erano comunque estinti per prescrizione dato che erano stati commessi sino al 6 Aprile 2005 e depositava al Giudice anche una memoria scritta al riguardo.

Il Pubblico Ministero rappresentato in aula dal Vice Procuratore Onorario Elena Artese nulla osservava e quindi senza neanche aprire il formale dibattimento, il Giudice Monocratico Sommella assolveva l’imputato ai sensi dell’Art. 129 c.p.p. perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione.  Il Responsabile Reggente dei Verdi di Cetraro, già Consigliere Nazionale dei Vas Emilio Quintieri, sconcertato per la sentenza della quale tuttavia ancora non si conoscono le motivazioni, annuncia che l’Avv. Spinelli in nome e per conto della Presidenza Nazionale dei Vas, costituita e riconosciuta parte civile, proporrà tempestivamente appello alla Corte Territoriale di Catanzaro impugnando la sentenza emessa dal Tribunale di Paola perché illogica e contraddittoria.

I fatti contestati non sono prescritti perché il termine di prescrizione previsto dagli Artt. 157 e seguenti del Codice di Procedura Penale va individuato non nel 6 Aprile 2005 come erroneamente sostenuto dalla difesa e condiviso dal Tribunale ma bensì nel 5 Luglio 2007, data in cui sono stati rimossi i rifiuti tossici pericolosi dallo stabilimento, perché il reato in esame non è istantaneo ma viceversa permanente.

Ricorreremo se necessario anche alla Corte Suprema di Cassazione – conclude il Dirigente dei Verdi Quintieri – perché non è possibile che i responsabili di gravi reati ai danni dell’ambiente e della salute pubblica la possano far franca in questo modo.

 

Cetraro lì 19 Ottobre 2009

 

 

 

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