Sindaci ,opposizione regionale, imprenditori, tutti all'attacco. Il nuovo governo con Berlusconi ridà speranze ai cementificatori ed a tutti coloro che avevano riposti nei cassetti delle province e regione progetti devastanti bocciati dagli ambientalisti e dai cittadini. Ora è tempo della vendetta ambientale ed eccoli uscire uno ad uno come topi che escono dalle fogne. Il primo grande progetto tirato fuori è chiaramente quello del Ponte sullo Stretto. E' stato motivo di campagna elettorale per la destra calabrese e siciliana ed è anche nel grande programma del governo Berlusconi. Ma stranamente il primo a farsi sentire è stato proprio un senatore del centrosinistra, l'ex prefetto De Sena, eletto in Calabria nelle liste di Veltroni. "Io sotto l'aspetto personale dico che se la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina è una priorità del nuovo governo, questo di certo soddisferà la vera priorità della Calabria, cioè l'aspetto infrastrutturale". "Indipendentemente dalla mia idea personale io penso che questa posizione favorevole possa essere condivisa da tutto il Pd. Non mi risulta che il nostro leader Veltroni si sia espresso contro il ponte sullo stretto". "Come parlamentare della Calabria - ha proseguito De Sena - dico che per risolvere il problema infrastrutturale della regione bisogna fare il ponte sullo Stretto di Messina". Quanto alle possibili infiltrazioni mafiose, De Sena ammette: "C'è questo rischio senza dubbio, sotto l'aspetto normativo c'è una catena di controllo che bisogna sviluppare e snellire. Bisogna avere una collaborazione a tutto campo da parte di tutte le istituzioni che devono convergere su un personaggio che è in grado di assumere responsabilità nell'individuazione di percorsi che possano dare risultati di contenimento dell'azione mafiosa". Tale assurda affermazione proveniente dal campo del centrosinistra che bene o male aveva assunto posizioni contrarie alla realizzazione del ponte nel passato governo, ha gettato scompiglio nel dibattito a sinistra in Calabria e grande entusiasmo nelle file del centrodestra che da sempre portano avanti la battaglia per la sua costruzione. Meno male che qualche avamposto di civiltà resta nella nostra regione e si trova proprio a Villa San Giovanni, cittadina scelta per la posa degli enormi piloni di appoggio alla struttura, dove a vincere le ultime elezioni amministrative è stata una lista di centro sinistra appoggiata dalla sinistra arcobaleno che nel proprio simbolo aveva la dicitura No PONTE. Sindaco è stato eletto Giancarlo Melito contrario alla costruzione del ponte e confortato in questo dall'enorme distacco di voti ricevuti . Segno che i villesi come la maggior parte dei calabresi questo ponte, regalo alla mafia ,non lo vuole proprio. Ma non si parla solo di ponte all'indomani dle terremoto elettorale. Escono altre cose brutte dai cassetti. Per esempio una centrale a carbone da costruire a Melito sull'ex impianto della Liquichimica di Saline Joniche. I giovani non conoscono questo luogo della calabria che negli anni 70 divenne il simbolo della ricostruzione industriale di questa terra. Il famoso pacchetto Colombo destinò a questo bellissimo lembo della calabria un finanziamento miliardario per costruire uno stabilimento industriale che avrebbe dovuto produrre bioproteine destinate agli allevamenti animali. Lo stesso ministro della salute dello stesso governo decretò la fine di questo stabilimento dichiarando cancerogene per gli animali e gli uomini questa produzione. Fu la fine dei finanziamenti e dei lavoratori che andarono in pensione addirittura con la cassa integrazione. Quel luogo venne abbandonato e con esse tutte le strutture che erano state già costruite. Un disastro ambientale ed umano che oggi una società vorrebbe rilevare, non per farne un grande centro balneare con alberghi ed altro ma addirittura una centrale a carbone di 1200 mw, simile a quella già in funzione a Civitavecchia. Per fortuna le popolazioni stanche di vedersi arrivare solo brutture si sono già ribellate e hanno già fatto capire che non accetteranno alcuna riconversione di quella zona se non in senso turistico. In effetti saline Joniche si trova a pochi chilometri dal Paro dell'Aspromonte ed una centrale a carbone contrasterebbe con queste meraviglie e su quanto il Parco stesso può rappresentare per quelle zone. Ma d'altra parte anche i parchi sono sotto attacco e come l'Aspromonte anche nel Parco del pollino si parla di riperimetrazione. I sindaci del tirreno cosentino sono già in fila davanti al nuovo ministro dell'ambiente per chiederne l'uscita dai confini del parco. Papasidero, Orsomarso, Buonvicino,Santa Domenica Talao, Aieta, Maierà, verbicaro hanno già deliberato per l'uscita manca solo la firma del ministro che all'epoca del ministero di Pecoraro Scanio non ottennero mai , e mai avrebbe ottenuto. Ora sarà di certo diverso. E due altri progetti sono usciti dai cassetti nella parte dello Jionio calabrese. Uno riguardo i grandi campi da golf nella piana di Sibari e l'altro è il pluricontrastato progetto del magnate israeliano Appell, Europaradiso. Qui i coltelli si sono di nuovo affilati e lo stesso Appell è corso in Italia a incontrarsi con imprenditori e cordate vecchie e nuove e soprattutto a rinfocolare il Comitato Pro Euro paradiso che da anni sta tenendo la corda, per la realizzazione del mega progetto. Il governo italiano dovrà rivedere le zone ZPS, quelle a protezione speciale, e sembra che l'area di Crotone verrà messa fuori. Da quel momento il mega progetto sarà in discesa e potrebbe essere realizzato nel giro di qualche anno. Ma la ciliegina sulla torta della nostra regione sarà il rigassificatore a Gioia tauro. In questa area oramai c'è concentrato il peggio . C'è già un inceneritore attivo e se ne vorrebbe un altro, si parla di centrale a carbone di nuovo ed ora eccolo nel porto di Gioia, il più grande d‘europa un megafinanziamento per un rigassificatore. Si tratta di impanti che trasformano il gas in metano. A prima vista sembrano cose buone ed invece nascondono gravi rischi per l'ambiente e per l'uomo , tali da far rientrare questi impianti nella legge Seveso essendo il metano infiammabile. Spesso nè i consigli comunali nè i consigli provinciali né i consiglio regionali discutono e deliberano la scelta del rigassificatore. Inoltre la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale non di rado va avanti senza l'informazione e la consultazione della popolazione così come invece richiede la legge Seveso e la legge 108/2001 che recepisce la Convenzione di Aarhus. Bisogna sapere che i rigassificatori rilasciano i cosiddetti "vapori di boil off" e sono altamente infiammabili. Inoltre si opera un dragaggio dei fondali con ben 4.500.000 metri cubi di fanghi di risulta che, in alcuni contesti, sono contaminati da sostanze tossiche che rientrano in soluzione con un impatto negativo sull'ecosistema. Inoltre i serbatoi di contenimento del gas liquefatto hanno un'altezza di un grattacielo di 17 piani. Insomma un impatto ambientale gravissimo. Su tutto questo pesa la mano pesantissima della ‘ndrangheta che fa sentire la sua presenza su tutto il territorio calabrese, quasi a dimostrare a vecchi e nuovi governanti chi è che comanda qui. Ci si permette di mettere una microspia all'interno del tribunale di Reggio Calabria, di far saltare auto con telecomandi in perfetto stile libanese, di riequilibrare il potere delle cosche nei vari territori con eliminazioni plateali in pieni centri cittadini e di giorno, di eliminare o intimidire imprenditori onesti, politici onesti, piccoli avamposti della legalità. su mezzoeuro del 3 maggio 2008 nella foto il porto di Saline Jionica
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Una seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti
Il pm Greco racconta di ricerche e relitti individuati e non ancora identificati
Il documento segreto del 2006
"A largo di Cetraro le navi sono tre"di ANNA MARIA DE LUCA e PAOLO GRISERI
Il relitto della nave Catania
CETRARO - Un documento inedito. E' la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del "Catania", il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla.
Il documento inedito si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco Greco, che all'epoca aveva aperto l'inchiesta sulla nave di Cetraro, dice davanti alla commissione che i pescatori della zona hanno pescato dei bidoni: "Ho cercato in tutti i modi di capire quale fosse il luogo preciso. Mi sono state date delle coordinate, che ho riportato al consulente, per verificare il sito.... Ed è stato rilevato un corpo estraneo della lunghezza di 126 metri. I consulenti hanno escluso che si possa trattare di un oggetto naturale... non si spiegano cosa sia. Potrebbe essere una nave... si trova a 680 metri di profondità".
Una nave, non l'unica nave. Infatti, si legge nel documento di un secondo ritrovamento: una nave lunga tra gli 88 e i 108 metri, larga dai 15 ai 20 metri, a 380 metri di profondità. Intorno alla pancia di questo relitto c'è un alone di 200 metri quadri, scuro, che - dice davanti alla commissione il Sostituto Procuratore Franco Greco - "non può essere liquido e deve per forza essere il carico della nave che appoggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito"
Greco racconta di aver chiesto alla Capitaneria di Porto se c'erano navi da guerra affondate in quell'area. Alla Capitaneria non risultavano unità da guerra. Risultava solo una nave affondata nel 1989, a 15 miglia, verso Scalea. Incrociando dati con l'ufficio maridrografico di Genova, Greco scoprì che esisteva un relitto della prima guerra mondiale ma scoprì anche due grandi punti interrogativi: la nave risulterebbe affondata nel 1920, cioè dopo la fine della guerra. Si chiamava "Federico II", ma gli atti sono "classificati, ossia coperti da segreto militare". Un segreto militare dopo ottanta anni dall'affondamento?
La nave di cui parla Fonti sarebbe affondata nel '92. Le mappe nautiche riportano la Federico II dal 1993, come relitto non pericoloso con battente d'acqua sconosciuto. "Il che vuol dire - dice il pm Greco - che non sanno cos'è; ma allora come fanno a dire che non è un relitto pericoloso? Ho chiesto il motivo per il quale questa nave non è stata mai riportata nelle mappe nautiche e non mi hanno saputo dare una risposta". Di certo c'è che nella zona della nave Federico II la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò la pesca per un anno e quattro mesi perché proprio lì le analisi hanno rilevato metalli pesanti, tra cui arsenico e mercurio, fuori dai livelli consentiti. Come mai proprio in quel punto la concentrazione dei metalli?
La seduta segreta tra Greco e la commissione viene sintetizzata in una domanda che lo stesso Presidente della Commissione rivolge al pm: "Dottore, mi faccia capire, mi sto perdendo. C'è quindi una nave certa, una che si vede e una che potrebbe esserci". E il pm risponde: " Sì, quello è il posto dove sono stati trovati i bidoni".
© Riproduzione riservata (3 novembre 2009) » Tutti gli articoli di cronaca
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