il plico anonimo trovato nella mia cassetta postale

Mi sono chiesto più volte e con me tutti gli ambientalisti che si sono occupati della vicenda perché il Sindaco di Praia a Mare ,  Antonio Praticò abbia accettato in toto le richieste fatte da Marzotto riguardo ai terreni e capannoni esistenti all’interno dell’area. Cosa ci ha guadagnato in definitiva e cosa hanno guadagnato i cittadini di Praia ? Riguardo ai cittadini praiesi posso dire che non ci hanno guadagnato assolutamente nulla anzi ci hanno perso e tanto, prima in salute poi in spazi pubblici e infine in risarcimento dal momento che come contropartita il sindaco ha ritirato la parte civile dal processo d’appello contro Marzotto.

Riguardo al sindaco invece penso che lui, in fondo , ci abbia guadagnato e tanto, a causa degli errori da lui commessi  verso la proprietà Marzotto che pensava come suo solito di poter dominare e comandare così come fa con i suoi concittadini e opposizioni politiche.

Il sindaco si è ben presto reso conto  dei suoi azzardi  quando ha ricevuto  il ricorso al Tar che

Praticò,Lomonaco,Marzotto e i fantasmi della Marlane

Marzotto ha presentato contro di lui  a seguito delle due conferenze dei servizi fatte nel Comune di Praia il 15 giugno del 2015 e il 30 luglio del 2015.

Sono venuto a conoscenza di questo ricorso al Tar da parte di Marzotto leggendo la transazione. Ho cercato ovunque questo ricorso, finanche all’avvocato di parte civile che il Comune di Praia aveva nominato per opporsi in appello, ma tutti si rifiutavano di darmelo. Poi qualche giorno fa ecco trovare nella mia buca della posta una busta bianca con dentro l’agognato ricorso al Tar. Come prima cosa ringrazio l’anonimo che ha reso un grande servizio alla comunità praiese e del territorio. Leggendo quindi il ricorso fatto da Marzotto molte cose si capiscono e si spiegano. Intanto l’atteggiamento tenuto dal sindaco in queste due conferenze dei servizi, che a mio avviso è stato ENCOMIABILE in quanto per i suoi giochi personali ha assunto la posizione che gli ambientalisti da anni sostengono.  Infatti  il sindaco Praticò che ha sempre negato di conoscere cosa avvenisse in quella fabbrica pur avendoci lavorato per 35 anni e che ha reso una testimonianza ambigua davanti il giudice Introcaso ,  ha pensato bene di alzare il tiro con Marzotto. “ Io minaccio di fare ferro e fuoco e così costringo Marzotto a miti consigli “. Una vecchia tattica che chi vuole arrivare a un tavolo di trattative mette sempre in atto. In breve, il sindaco la spara grossa,  e non accetta il piano di caratterizzazione approvato con ordinanza n.6243 del 12 ottobre 2007 del Commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della regione Calabria, fatto quando il sindaco era Lomonaco, e chiede che tutta l’area della Marlane debba subire un nuovo piano di caratterizzazione in quanto come lui stesso dichiara nella prima conferenza dei servizi : “ il piano deve considerarsi nullo e quindi la Soc.Marzotto deve presentare un piano conforme al D.Lgs 152/2006. A titolo esemplificativo il Piano dovrà contenere: a) indagini preliminari di tutta l’area di proprietà della ditta  opportunamente esteso alle aree limitrofe, b) indagine dirette e indirette del sottosuolo estesa a tutta l’area interessata; c) programma di campionamento e analisi” . Tutto questo è scritto nel ricorso al TAR. Ma ecco l’errore del sindaco- padrone. Nelle due conferenze di servizio si auto elegge Presidente della conferenza, cosa che non gli competeva,  commettendo una grave abuso di potere. E’ su questo che Marzotto come primo punto  impernia il suo ricorso chiedendo immediatamente non solo l’annullamento delle due conferenza dei servizi ma anche un  risarcimento per danni al Comune di Praia a Mare che avrebbe potuto concludersi con una condanna anche verso i patrimoni personali del sindaco stesso, oltre che un intervento della Corte dei Conti. A questo punto la situazione cambia radicalmente ed in brevissimo tempo. Il comune di Praia a Mare pur di evitare il pagamento di un risarcimento che avrebbe  potuto essere ingente e riguardare anche responsabilità personali è costretto ad accettare le condizioni dettate da Marzotto, che tutti conosciamo, e a stipulare a tambur battente una vergognosa transazione   con Marzotto riguardante sia i terreni che la causa in Corte di Appello : Marzotto ritira il ricorso al Tar mentre il sindaco ritira la parte civile presso la Corte d’appello di Catanzaro  scrivendo una delle  pagine più ingloriose della storia di Praia a Mare.   Così concludeva l’accordo fatto il 14 settembre 2015:

la scoperta dei rifiuti tossici nel terreno della Marlane

“Entro giorni 30 dall’accettazione:   I) il Comune di Praia a Mare rinuncerà all’’appello proposto  avverso la sentenza del Tribunale di Paola e revocherà la costituzione di parte civile.

II) Comune di Praia a Mare provvederà a revocare l’ordinanza urgente n° 34 prot. n° 9135, assunta in data 18/5/2015 e Marzotto rinuncerà ai ricorsi amministrativi proposti.

Con la sottoscrizione della presente, da parte del Sindaco del Comune di Praia a Mare si impegna a portare l’oggetto dell’accordo all’attenzione degli Organi Collegiali del Comune per l’approvazione da parte degli stessi.  Questo cosa vuol dire che Marzotto alla fine, così come hanno sempre sostenuto gli ambientalisti metterà in atto il vecchio piano di caratterizzazione approvato con la Giunta di Lomonaco nel 2007, ricordiamo che Lomonaco è  imputato anch’egli con Marzotto nel processo d’appello a Catanzaro, che consiste nella bonifica di soli tre scavi fatti e che tutto il resto verrà tombato nelle prossime speculazioni edili che si appresteranno a fare in tutta l’area.

 

 

Ci sarà giustizia questa volta per i familiari dei 107 operai deceduti o ammalatisi nella fabbrica dei veleni ? Lo sapremo lunedì 16 maggio alle ore 9, data di inizio del processo d’appello che si aprirà nella Corte d’appello di Catanzaro. Vedremo di nuovo Marzotto e 11 dirigenti dell’azienda, due  sono deceduti  sul banco degli imputati. Ecco gli imputati :

1 -  Storer Silvano di Mogliano Veneto (TV) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dal maggio 1997 al novembre 2001

2- Favrin Antonio di Oderzo (TV) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dall’ottobre 2001 all’aprile 2004

3 – De Jaegher di Verviers (Belgio) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dal 1996 al maggio 1997

4 -  Lomonaco Carlo di Praia a Mare quale responsabile del reparto tintoria dal 1973 al 1988, responsabile dell’impianto di depurazione dal 1973 al 1988 ed in qualità di responsabile dello stabilimento dal 2002 al 2003

5 -Rausse Attilio di Valdagno responsabile dello stabilimento dal febbraio 2003 all’aprile del 2004

6 – Bosetti Lorenzo di Rivoli in qualità di consigliere delegato e vicepresidente esecutivo della società Lanerossi spa e della società Marzotto spa dal 1988 al maggio 1993

7 -Benincasa Vincenzo di Gimigliano (CZ) quale direttore di produzione dal 1987 al 1988 e quale responsabile dello stabilimento dal 1996 al 2002

8 – Cristallino Salvatore di Sapri (SA) quale responsabile del reparto tintoria dal 1989 al 2003

9 – Comegna Ivo di Napoli quale responsabile del reparto tintoria dal 1981 al 1986 e del reparto finissaggio dal 1986 fino alla chiusura dello stabilimento (4 aprile 2004)

10- Ferrari Giuseppe di Laces (BZ) quale responsabile dello stabilimento dal 1978 al 1980

11- Priori Lamberto di Bologna quale amministratore delegato della società Lanerossi spa (già Marlane spa).

12- Marzotto Pietro di Valdagno presidente della società Lanerossi spa (già Marlane spa) e della manifattura Lane Gaetano Marzotto e figli spa dal 28 aprile 1988 al 23 luglio 1998 della società Marzotto spa dal maggio 1993 al dicembre 1995.

 

gli scavi nei terreni della Marlane

In primo grado vennero tutti assolti dall’accusa di omicidio colposo plurimo e disastro ambientale.  Era il 19 marzo del 2015. Fuori i familiari restarono sconvolti da questa assoluzione e con loro i militanti ambientalisti che avevano seguito passo  passo ogni udienza senza mancare nemmeno una volta portando gli striscioni con i nomi degli operai deceduti fuori dal tirbunale.  Insomma in quella fabbrica non era successo niente. A niente sono valse le testimonianze degli operai, delle associazioni ambientaliste, dei sindacati che hanno depositato perizie e non sono valse nemmeno le perizie fatte dall’Arpacal e dall’Università della Calabria. I padroni restano padroni, almeno in Calabria. Perchè al nord questi padroni vengono condannati. Il 17 febbraio scorso la famiglia Marzotto nei figli Matteo  e Diamante Marzotto  sono stati condannati a 10 mesi di reclusione per l‘omessa dichiarazione dei redditi legata alla vendita di Valentino. La seconda sezione penale del tribunale di Milano ha condannato i tre a 10 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione della stessa), per l’accusa di omessa dichiarazione dei redditi, in relazione alla vendita di Valentino Fashion Group. Il pm di Milano Gaetano Ruta, titolare dell’inchiesta, nella requisitoria aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati a un anno e quattro mesi ciascuno.Il processo riguarda il mancato versamento di imposte per circa 70 milioni di euro, secondo i calcoli effettuati dall’Agenzia delle Entrate, su una plusvalenza di 218 milioni di euro derivante della vendita del gruppo di moda, dalla famiglia Marzotto al fondo Permira. Nel complesso era stata sequestrata una somma di circa 65 milioni di euro a 13 indagati, la parte ancora sotto sequestro era la quota di questa cifra di competenza dei tre imputati. Ma anche questo era un primo grado e adesso in attesa del secondo grado i Marzotto prepareranno nuove carte.I responsabili civili chiamati all’appello sono la Manifattura di Marzotto, , l’ENI, la RED e BLACH ex Valentino. Usciti come parti civili tutti i familiari che in una discussa transazione hanno accettato, prima della sentenza di primo grado  un rimborso pro capite di 30 mila euro. Il processo aveva preso una brutta piega e la paura della prescrizione per molti reati, ha indotto gli avvocati della parte civile ad intraprendere una trattativa con Marzotto. Contrari alla trattativa le associazioni ambientaliste e sindacali che hanno continuato a mantenere anche nell’appello la loro parte civile, quali il WWF, la Legambiente, Medicina Democratica. Con loro i sindacati della CGIL , la Ficlctem e dello Slai Cobas. A livello istituzionale la regione Calabria, la Provincia di Cosenza e il Comune di Tortora.

I veleni ritrovati

Ma dopo la clamorosa sentenza di Paola non si può avere fiducia in questa magistratura e siamo certi che ci avvieremo ad una nuova e definitiva assoluzione, salvo che una scheggia impazzita al di fuori del sistema giudiziario calabrese, è lì a vedere davvero le carte, le testimonianze , i referti, i rapporti e ribalta l’assoluzione condannando gli imputati e rimandando tutto alla cassazione per il verdetto finale.

Unica istituzione a ritirarsi, avviando un’altra trattativa con Marzotto è stato dopo la sentenza di assoluzione di primo grado il sindaco di Praia a mare che ha subito provveduto a sanare a modo suo la situazione dei terreni della Marlane . Il sindaco Praticò ha accettato una contrattazione capestro con i Marzotto, regalando loro i capannoni per prossime attività commerciali e artigianali, impoverendo così i commercianti praiesi,  ed evitando di fatto che i terreni venissero bonificati. Per fare questo Marzotto ha voluto il ritiro della parte civile del comune di Praia a Mare, cosa che il sindaco senza consultare i cittadini ha fatto di nascosto. Quei terreni quindi sono ancora infetti e pieni di rifiuti tossici di ogni genere. A proposito di quei terreni rileggiamo solo le conclusioni fatte nel rapporto richiesto dalla procura di Paola. La relazione riporta i risultati delle indagini ambientali eseguite nell’area antistante l’impianto produttivo industriale denominato Marlane di Praia a Mare su incarico conferito in data 26.07.2007 dal PM dr. Antonella Lauri presso il Tribunale di Paola (P.P.n.644/07). Il piano di investigazione è stato predisposto sulla base delle indagini geofisiche eseguite dalla società Tomogea srl che ha consentito di individuare 11 aree caratterizzate da importanti anomalie magnetiche ed elettromagnetiche. Queste le conclusioni:

I risultati degli accertamenti dimostrano come le zone sottoposte a prelievo sono da definirsi inquinate ed alcune di esse, vedi la Z 4-2 estremamente pericolosa per la salute dell’uomo e per l’ecosistema. Le sostanze chimiche rilevate sono nella maggior parte dei casi, riconducibili all’attività di un azienda operante nel settore della colorazione dei tessuti. Il disastro ecologico che si può ipotizzare dall’analisi dei dati, richiede ulteriori indagini anche sul territorio circostante e nelle falde acquifere.

Due i prossimi appuntamenti sul Tirreno cosentino per discutere di Marlane e veleni tossici:

MERCOLEDI’ 11 MAGGIO ALLE ORE 18 NELLA SEDE CAI DI VERBICARO

con Mara Papa, Luigi Pacchiano e Francesco Cirillo

LUNEDI’ 16 MAGGIO ALLE ORE 18,30 A PRAIA A MARE PRESSO L’HOTEL CALABRIA con

Giovanni Moccia, Francesco Cirillo, Angelo Sposato della CGIL e Luigi Pacchiano

Adrian

Ho avuto difficoltà a trovare una foto di Adrian Miholca sui quotidiani italiani. Chi se lo ricorda più questo operaio romeno di 25 anni ? Adrian proveniva da Grosii Tiblesului (Maramures County), è morto tragicamente  il 2 marzo dello scorso anno  cadendo da un viadotto dell’autostrada Salerno Reggio Calabria nel tratto di Laino Borgo-Mormanno dove lavorava per la ditta Nitrex.  Ho trovato la sua foto su un giornale romeno che ha parlato della tragedia in Italia. Il giorno dopo la disgrazia  tutti ad esprimer le proprie condoglianze , il proprio disappunto e via dicendo. Nessuno però che si sia preoccupato della famiglia di questo ragazzo, delle sue condizioni economiche , nessuno che abbia offerto un avvocato per seguire l’ apertura di una causa giusta per ottenere un giusto risarcimento. La morte di un operaio è sempre una grave ferita per tutti, se poi a morire non è un italiano, ma uno straniero si aprono necessariamente tanti interrogativi. Uno su tutti la necessità di far aprire la coscienza ai tanti che ancora oggi vedono come nemici gli immigrati. Quelli che dicono e ripetono nelle nostre Tv che devono tornare a casa propria, che qui rubano il lavoro a noi italiani, che qui non c’è posto per loro. Poi  quando avviene una tragedia del genere si resta senza parole. In cinque anni sulla Salerno Reggio Calabria sono morti ben 12 operai segno evidente che le misure di sicurezza non vengono rispettate per nulla. E questo sarebbe un capitolo a parte, ma a preoccupare noi tutti , adesso non è solo la morte, speriamo non dimenticata del giovane Adrian, ma le conseguenze di quanto avvenuto. Ad un anno di distanza nessuno si è ricordato di questo operaio . La strada è ancora chiusa e il traffico deviato su strade interne.  Gli automobilisti che girano per  il tratto Laino Mormanno entrano in un girone infernale. Una strada fatta sul tracciato dei borboni piena di curve ed ogni pericolo improvviso,  fatto di strapiombi e discese imprevedibili. Uscirne vivi ogni giorno è un miracolo. Meglio vanno quelli che scelgono la ss 18 da Falerna o da Lagonegro. Anche qui comunque è il caos. Poche pattuglie stradali, pochi vigili urbani nei tratti di attraversamento nei paesi come Scalea e Amantea, ed ecco snodarsi ogni giorno una lunga fila di camion che dalla mattina fino alla notte inoltrata si butta su questa piccola strada come se fosse su un’autostrada. I camionisti come al solito fanno da padroni e spesso invitano a suon di clacson gli autisti locali abituati ai piccoli spostamenti  per lavoro  ad accelerare o a mettersi da parte. Questa situazione non promette niente di buono per le vacanze estive prossime. Perché nonostante tutto  la gente viene ancora in Calabria per le sue vacanze. Nonostante non vi siano strade, musei aperti, chiese da visitare perchè chiuse, terreni avvelenati, ospedali e pronti soccorsi inadeguati.

Nonostante decine di treni siano stati cancellati e quelli in attività mai in orario, nonostante tutto questo la gente si ostina a venire qui in Calabria. Forse perché posseggono una casa, forse perchè figli di emigrati e ritornano a trovare parenti,  forse perché davvero piacciono i nostri luoghi così deturpati. Alla gente, al turista , forse piace il cemento, o forse perché è così disabituato alla bellezza, che vedere spiagge con il cemento, colline sventrate, opere incompiute, gli fa sangue, gli ricorda le brutte città dalle quali provengono. In effetti al campano, è questo il nostro turismo maggiore,  che viene dalla terra dei fuochi, dalla puzza di copertone bruciato, dal fiume pieno di schiuma gialla, dal mare color marrone, vedere il nostro mare azzurro anche se solcato da una schiumarella fine,  gli sembra il paradiso. E per lui la ss18 intasata, l’incidente a portata di mano, il bivio pericoloso, gli ricorda il suo traffico giornaliero. Così come l’autoambulanza che arriva dopo mezz’ora gli è normale perchè nella sua città arriva dopo un’ora e mezza , se arriva . Da noi non si mangia più come una volta e trovare qualche cucina casareccia bisogna faticare. Noi che viviamo qui le conosciamo bene e facciamo bene a non rivelarle ai turisti, perché si trasformerebbero subito in trattorie da camionisti, dove si mangia bene, si spende poco, ma non si mangia come si mangiava prima.  Perché anche nel peggiore nostro ristorante di mare, si mangia meglio del miglior ristorante di città, questo è il dato di fatto.

Il turismo allivella tutto e qui tutto si è al livellato alle richieste del turista. Basta fare un primo con le vongole del discount, aggiungendoci qualche cozza di mare, un secondo di  gamberoni congelati che provengono dall’Australia, misti a qualche gambero nostrano di paranza ed ecco il turista ben accontentato. Come si farebbe altrimenti ad accontentare quel milione e mezzo di turisti che arrivano nella piccola nostra striscia di costa di appena70 chilometri e portare sulle tavole tonnellate di pesce che qui nella nostra costa non esistono più ? Tanti anni fa avevo scovato una bella trattoria ai piedi di una montagna. Ci andavo quasi ogni domenica. Lo cominciai a dire ad amici turisti. Ci ritornai a ferragosto dell’anno successivo e quasi non la riconoscevo più. Su un bellissimo  terrazzo all’aria aperta aveva costruito una veranda, aveva assunto un cuoco e la moglie non cucinava più, e per giunta non trovai posto e dovetti andarmene, perché il proprietario, nella confusione che vi era nel suo locale , nemmeno mi riconobbe come vecchio suo cliente.

 

 

L’8 marzo scorso si è conclusa la gara d’appalto per l’abbattimento del basamento posto sotto la statua di san Ciriaco a Buonvicino. Un pugno nell’occhio che risale a più di venti anni fa e che costituiva una bruttura ad un paesaggio unico. Il sindaco di Buonvicino, Ciriaco Biondi, ha avuto il coraggio di de-costuire e riportare il paesaggio alla precedente bellezza mettendo la statua al livello del piano, creando così un punto panoramico con panchine e aiuole da dove sarà possibile ammirare un paesaggio straordinario, avendo ai propri piedi tutta la vallata del Corvino fino al mare azzurro del tirreno. Un plauso quindi da parte degli ambientalisti a questa piccola opera che dimostra come sia possibile recuperare spazio, paesaggio e  soprattutto bellezza. Ne prendano esempio gli altri sindaci della costa tirrenica che oramai ci hanno abituati a deturpazioni orribili sulle spiagge, lungo i fiumi, sulle colline. Per esempio i bungalow sull’isola di Dino, o le archeologie industriali della Lini e Lane, della Marlane, della Pamafi a Praia a Mare . O l’Emiliana Tessile a e la Firrao a Cetraro, o la Foderauto  e la Chiesa di Trifari a Belvedere M.mo. Spazi che potrebbero essere ridati, dopo bonificati alla cittadinanza, recuperandone l’utilizzo per fini sociali o abbattendoli.

 

Libri al rogo

21 Gennaio 2016 | | Lascia un commento

Il sindaco di Praia a Mare Antonio Praticò rifiuta di concedere la  sala consiliare per la presentazione del libro MARLANE LA FABBRICA DEI VELENI di Francesco Cirillo e Luigi Pacchiano

Era già successo due volte. La prima volta nell’ottobre del  2001 con Antonio Praticò sindaco alla presentazione del libro “Da Soverato a Soverato” di Francesco Cirillo. La richiesta venne fatta dalla casa editrice Cultura Calabrese. Nel libro per la prima volta si parlava dei casi di tumore nella Marlane con un’intervista all’operaio Luigi Pacchiano. Per protesta contro il rifiuto della sala il libro venne presentato il 3 novembre dello stesso anno nel cimitero di Praia a mare sotto le lapidi dei morti della fabbrica. La seconda volta avvenne con il sindaco Lomonaco , imputato per la Marlane ed assolto assieme a Marzotto, per la presentazione della prima edizione del libro Marlane la fabbrica dei veleni. Presentazione che poi si fece in piazza Italia sempre a Praia a Mare il 13 febbraio del 2011.

Ed ecco il nuovo rifiuto, il terzo, datato 21 gennaio di quest’anno  per la presentazione, programmata per il prossimo 20 febbraio della nuova edizione del libro Marlane, edito anche questo dalla casa editrice Coessenza,  aggiornata alla sentenza di assoluzione per Marzotto, ai documenti segreti  per la transazione fra Marzotto e le parti civili, ai documenti  per la transazione fra Marzotto e il comune di Praia e il ritiro della parte civile firmata dal sindaco stesso. Nuovi documenti e nuove testimonianze che arricchiscono e rendono come nuovo il libro sulla Marlane frutto di inchiesta partita dal basso grazie all’ex operaio Luigi Pacchiano ed al giornalista ambientalista Francesco Cirillo. Un lavoro durato decenni che i due hanno seguito passo passo fino alla sentenza di assoluzione finale. Un lavoro che si è arricchito di nuove testimonianze e nuove voci, e che hanno consentito la nascita del “Comitato per le bonifiche dei terreni,fiumi e mari della Calabria” presente da anni sul territorio praiese e del tirreno cosentino diretto da Giovanni Moccia. E’ proprio a nome del Comitato che è stata fatta la richiesta della sala consiliare.

L'ex operaio Luigi Pacchiano coature del libro

“ Sono sconcertato- ha dichiarato Moccia- pensavo che la sala venisse concessa, al di là se questa viene data o meno ad altri , cosa che non ci interessa, ma per la valenza che questo libro ha su quanto riguarda la nostra fabbrica, che è ancora lì presente sotto i nostri occhi , non ancora bonificata e con tonnellate di rifiuti tossici che ancora ammorbano la nostra aria oltre che il nostro mare. Il sindaco ha perso un’occasione, l’ennesima, quella di confrontarsi in un luogo pubblico, scegliendo il  dibattito democratico e aperto alla presenza di sindacalisti,esponenti politici, militanti ambientalisti, familiari delle vittime, avvocati, richiedendo , nel concederci la sala, anche un suo intervento come ci aspettavamo che facesse. Come al solito il sindaco fugge dalle sue responsabilità, cercando di mettere la polvere sotto il tappeto. Sappia il sindaco che troveremo un altro luogo e il libro lo presenteremo lo stesso. ”

Anche uno dei due autori, Francesco Cirillo, dichiara : “ Non mi sono meravigliato più di tanto, conoscendo il sindaco ed i suoi metodi. Dico solo che fino all’anno scorso abbiamo presentato con Luigi Pacchiano il libro in una cinquantina di luoghi, istituzionali o meno, finanche all’Università della Calabria e a quella di Salerno, senza avere mai alcun rifiuto da nessuno. Addirittura i miei libri vennero vietati nel Veneto a seguito di una “fatwa” fatta dall’assessore alla cultura di Venezia , Speranzon, e venni inserito in una lista di 1500 scrittori accusati di aver firmato un appello per Cesare Battisti. Ciò nonostante presentammo il libro a Schio e  Portogruaro e diverse biblioteche del Veneto richiesero il libro della Marlane, nonostante il potere dei Marzotto in quelle zone. Come al solito il sindaco rifiutando la sala, luogo pubblico, con la solita scusa di concederla  solo per questioni istituzionali, si è messo dalla parte delle classiche tre scimmiette, non sento,non vedo, non parlo, rappresentandone adesso una quarta : quella che si nasconde !”

La zattera della Medusa

Mettiamoci l’anima in pace, evitiamo condoglianze e strette di mano inutili, evitiamo l’ipocrisia dei politici, la finta speranza dei clericali, le benedizioni papali, i proclami degli amministratori. Non serve a niente tutto questo. Serve solo a creare falsi illusioni, aspettative che non arriveranno mai, tempo perso insomma. Siamo sulla zattera della Medusa e quando si è su una zattera, si salvi chi può. La Calabria oramai non conta niente in nessuna progettualità politica . Siamo una regione nelle mani della delinquenza politica e ‘ndranghetista, siamo nelle mani di una classe dirigente a tutti i livelli autoreferenziale, siamo nelle mani del primo che si alza e comanda.  Tutto è allo sbando perché tutto è corrotto e corruttibile, ed il primo che cerca di uscire da questa morsa, ha l’auto incendiata, viene minacciato quotidianamente, sente il vuoto sociale attorno a sè.  Siamo alla piena cannibalizzazione della società civile. Non c’è rispetto per niente, per nessuno, la convivenza civile stessa è minacciata ed il guaio peggiore che anche chi dovrebbe difenderti, sulla carta, resta compromesso egli stesso  o vittima di intrighi giudiziari nei quali è meglio non entrare. Oramai nelle nostre terre si vive di ricordi, di una Calabria che non esiste più, si vive di nostalgia del tempo che fu, del nostro passato, senza prospettive future. Il nostro territorio tutto, senza alcuna regola è nelle mani di chi ha più soldi, di chi è accriccato meglio, di chi gode di privilegi con le banche , con qualche dirigente, con il funzionario giusto al posto giusto. Di chi è iscritto a qualche partito di governo o di opposizione, o meglio ancora a qualche loggia massonica.

'Ndranghetopoli

In un gioco di società che inventai nel 1990 e che si chiamava “Nadranghetopoli,  e per il quale venni denunciato per diffamazione  da un politico massone potente, si riusciva a vincere, se si era capaci di uscire dalla Calabria, altrimenti si entrava in un circolo vizioso dove c’erano solo prigione e attentati o acquiescenza all’esistente. Avevamo visto giusto in quel gioco, che poi divenne brutalmente realtà.  Anche chi gioca nell’opposizione, non riesce ad uscire da questo circolo vizioso. Fa un conticino elettorale  e spera di avere anch’egli un posto in parlamento, per poi adeguarsi a quello che trova. Bisogna smetterla di pensare che il sud , e la Calabria prima di tutto, abbiano bisogno di entrare in qualche agenda politica, sperando in assistenzialismi di ogni genere, dal reddito garantito, alla pensioncina di invalidità, o a nuovi finanziamenti chissà per cosa e per chi. La Calabria o si solleva da sola o resterà sempre com’è. E’ questa la nuova scommessa sulla quale bisognerebbe muoversi. Un movimento rivoluzionario, si rivoluzionario,  che non abbia paura di parole quali autodeterminazione, comunismo, libertà, anarchia, autogestione. Immagino un comunismo libertario  che parta dal basso, che si costruisca nei territori, che liberi i territori innalzando i livelli culturali e sociali della gente. Che si ritorni ad un’illegalità diffusa autonoma e cosciente, che possa creare un’economia autogestita e autonoma e che formi nei territori delle zone liberate. Basta assistenzialismo anche nelle lotte quotidiane, bisogna uscire, a mio avviso da  quell’assistenzialismo che i movimenti donano spesso a quelle cittadinanze invase dai rifiuti, o dagli inceneritori, o da immondizie varie, e che una volta risolte spariscono dalla carta geografica. Tutto  ma non nel mio giardino, una politica assistenziale che a volte prende anche forme anti statali ma che si scioglie come neve al sole, al momento della risoluzione del  problema . Siamo la a Croce Rossa  dell’ambiente pulito.  E tutto questo gran d’affare da parte di volontari non ha prodotto niente nonostante ottimi risultati sul territorio che hanno  portato a far fare marcia indietro a illustri politici. Si resta sempre con un pugno di mosche , mentre il politico furbetto ritorna sul luogo del delitto appropriandosi di cose non fatte. E la gente infine gli crede e tutto ritorna come prima.

fuggire dalla giostra

Il mio primo libro

Voglio iniziare questo 2016 con un invito alla lettura. In un mondo di intolleranze sempre crescenti, di politiche antipopolari feroci e discriminanti, è necessario un elevamento non solo del conflitto sociale, ma anche di una presa di coscienza di carattere culturale. La piaga dell’ignoranza è peggiore a quella della povertà, e senza cultura non si crea autonomia di pensiero e di conseguenza libertà di movimento. Ai giovani bisogna far capire che leggere è bello, così come è bello visitare un museo, un sito archeologico. Ma io come ho cominciato ?   Fino alle terza media non avevo concezione dei libri se non dei “gialli” con le copertine un po’ spinte che leggeva mio padre. Erano quelle che mi incuriosivano e quando trovavo questi “gialli” nel bagno mi divertivo a guardare le “signorine” sulla copertina come le chiamava un po’ nervosamente mia madre. Poi il concorso di disegno sull’Europa da creare. Un concorso nazionale indetto dal Ministero dell’Istruzione e che io vinsi. Mi arrivò uno scatolone enorme a casa e ricordo l’emozione ad aprirlo. Il professore di disegno ed il preside nel consegnarmi una pergamena a Scuola, mi dissero che mi sarebbe arrivato il premio a casa, ma non avevo idea di cosa fosse. Nello scatolone che aprii contornato dalle mie sorelle e da mio fratello, trovai album da disegno e tutto l’occorrente per disegnare e dipingere. Poi chiuso in una busta un libro. S’intitolava “ I fuorilegge dell’oceano” . La sera stessa per la prima volta a letto abbandonai, il mio Topolino e Corriere dei Piccoli e cominciai a leggere questo enorme libro. Era un libro di pirati, di conquiste, di scontri con sciabole, di figure leggendarie, che poi vedremo con Sandokan in TV. Fu la mia rivelazione quel libro. Capii com’era bello leggere a letto, prima di addormentarsi, stimolando sogni e visioni di guerre piratesche, isole lontane, popoli sconosciuti. Inizio così il mio cammino fra i libri ed i viaggi. Andando al primo liceo scientifico a Scalea mi imbattei in altre letture, ma erano tutte legate alle materie di Italiano, ed a dire la verità non mi stimolavano proprio. Ma un pomeriggio gironzolando nel paese incontrai un ragazzo di origini diamantesi ma  che viveva fuori Diamante. Ci salutammo e cominciammo a frequentarci.

Mi insegnò il gioco degli scacchi e mi fece entrare nel mondo della fantascienza. Io già seguivo i film di fantascienza degli anni 50, ne ero appassionato e quando arrivavano al cinema non perdevo occasione per andarli a vedere. L’amico mi passò un giorno un volumetto di fantascienza, si intitolava Urania e usciva ogni settimana in edicola, costava poco ed aveva storie bellissime di grandi scrittori di fantascienza. Fu la rivelazione. Ogni settimana ero in edicola ad aspettare il volumetto e ne collezionai centinaia. Poi quando, diversi anni dopo,  un mio amico venne arrestato in Francia, sapendo che era un appassionato di fantascienza li spedii tutti a lui. Giunto all’università a Napoli mi imbattei nella politica, conobbi anarchici e  comunisti di ogni genere. Ognuno portavano con se dei libri in tasca. Ed anch’io cominciai a portarmi libri quando uscivo. Libri di Bakunin, di Marx, di Mao e di scrittori italiani che affrontavano argomenti attuali. Una casa editrice la Samonà e Savelli cominciò a sfornare libri di ogni genere, a poco prezzo che compravamo come fosse pane. “La strage di Stato”, uscito dopo la strage fascista di Piazza Fontana fu il primo libro di controinformazione che spiegava cosa fosse successo veramente e tutti i depistaggi che i servizi segreti misero in atto per coprire i fascisti. Quel libro era sempre portato in tasca ed ogni discussione per strada o nei bar che si faceva lo si citava tirandolo fuori dall’eskimo. I libri erano già nella mia vita ma ancora mancava qualcosa. Quel qualcosa arrivò improvvisamente. Era Gabriel Garcia Marquez, nel 1967 scrisse “Cent’anni di solitudine” , in Italia arrivò nel 1968, nelle mie mani arrivò nel 1972, acquistato in una libreria Feltrinelli di Roma . La lettura di quel libro fu sconvolgente.  Mi si aprì un mondo nuovo nella testa fatto di fantasia, di storie immaginate e non , di scrittura resa viva, di conoscenza di un modo di scrivere diverso da tutti gli altri. Attraverso Marquez scoprii Calvino. Attraverso Calvino scoprii il mondo letterario contemporaneo  della Calabria, con Strati , Alvaro, Seminara, Repaci, La Cava, Calogero. Decisi che quello sarebbe stato il mio mondo. Abbandonai l’Università a Napoli ed aprii una libreria , la Libreria Puntorosso, che in breve tempo, dal 1977 in poi divenne un punto di riferimento culturale per tutta la Calabria. Chiaramente occupandomi di problematiche sociali entrai nel mirino dello Stato e venni arrestato nel 1980 per attività sovversiva.

una recente perquisizione in casa mia alla ricerca di libri perniciosi

Nella perquisizione avuta in casa mia, al momento dell’arresto,  i carabinieri dell’Ucigos, ora Ros,  si misero alla ricerca di materiale compromettente alla mia attività. L’ordine era quello di prendere tutto ciò che riguardasse la rivoluzione ed ecco finire nelle scatole dei carabinieri,  la Rivoluzione messicana, quella russa, quella tedesca, quella italiana, quella cinese e cubana, una cinquantina di rivoluzioni , fra le quali finì anche quella Copernicana.  Libri che non rividi più nonostante l’assoluzione avvenuta dopo un anno e mezzo circa di detenzione. Anche nel carcere mi occupai di libri. In uno stanzone, del supercarcere di Palmi vi erano accumulati un migliaio di libri che varie case editrici spedivano nei penitenziari per i carcerati. Libri nuovi e mai usati e chiesi al direttore se potevo ordinarli e catalogarli mettendoli a disposizione dei detenuti. Mi fu detto di si e per sei mesi, pagato 125 mila lire al mese,  organizzai la Biblioteca del carcere facendone così usufruirne i detenuti. Fu una bella soddisfazione vedere detenuti accusati di mafia, così come di delitti comuni, richiedere libri e frequentare la biblioteca chiedendomi consigli su cosa leggere.  All’uscita del carcere ripresi la mia attività di libraio, scavando nei libri e cercando autori nuovi da proporre al pubblico. Nel 1979 fui uno dei pochi che credette nel libro di Oriana Fallaci “Un uomo” ordinandone  subito 200 copie a un prezzo speciale. Il libro andò a ruba e ci fu gente che venne da Cosenza e da Paola ad acquistarlo essendo finito in tutte le librerie. Dal 1990 in poi cominciai a scrivere anch’io un po’ di storie e piccole case editrici cominciarono a pubblicare i miei scritti. Cominciai così a scrivere ogni giorno, ad occuparmi di inchieste, a scavare fra le maglie della politica sociale inesistente della nostra terra.

Il mio primo libro di inchiesta in Calabria si chiamava “Da Soverato a Soverato” e per la prima volta si pubblicavano problematiche inerenti i rifiuti tossici, le navi dei veleni, gli operai morti di tumore della Marlane di Praia a Mare. La casa editrice si chiamava Cultura Calabrese e volle presentare il libro proprio a Praia richiedendo la sala consiliare al sindaco che si rifiutò di concederla. I libri fanno paura al potere politico. Per protestare sulla mancata concessione della sala, presentammo il libro nel cimitero di Praia alla presenza dei familiari degli operai morti.  Non ho mai avuto offerte da librerie nazionali e conosciute restando nell’ambito regionale ma chi vive in Calabria sa che si trova in una terra di confine.

Nel 2016 mi sono regalato questi libri tanto per cominciare: “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi, “Se muore il sud” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, “L’invenzione del calabrese “ di Giovanni Sole, “Il libro dei sogni” di Borges, “la Calabria si racconta “ aavv, “Una rivoluzione ci salverà” di Naomi Klein. Credo che sia un buon inizio che consiglio anche a voi.  Buona lettura per tutto il 2016.

In piena estate, durante una bella giornata di pioggia che ha spento l’incendio sul Pollino, mi sono messo a rovistare fra i miei articoli in cartaceo, anche per togliere un poco di polvere (cosa che appartiene a ogni bravo scrittore checché ne dice la mia compagna Francesca che continua a starnutire). Mi sono accorto che in circa dieci anni di collaborazione con vari quotidiani e riviste ho scritto qualcosa come mille articoli. Quasi tutti questi miei pezzi parlano della Calabria. Potrei scriverci un libro solo mettendoli in fila, uno dopo l’altro, anche senza un ordine. Di cosa ho scritto? Di tutto. Dalla ‘ndrangheta che imperversa in ogni paese, agli ecomostri costruiti un po’ ovunque, dalle proteste fatte dai semplici cittadini, agli inquinamenti dei fiumi, dei laghi e delle coste. Mi sono occupato di molti processi, da quelli sul sangue buttato in mare invece che negli impianti di Tortora, alle ferriti di zinco nel cassanese, ai veleni nel fiume Oliva, alla sparizione magica della Cunsky davanti a Cetraro, ai veleni sepolti nella Marlane di Praia a Mare. Da queste inchieste ho tratto anche dei libri. Quattro  per l’esattezza, recentemente pubblicati tutti dalla casa editrice cosentina Coessenza: la Guida vera alla sopravvivenza in Calabria; La notte di Santa Lucia; Marlane: la fabbrica dei veleni e ultimo Calabria ti odio. Libri che hanno avuto un grande successo di vendita superando le mille copie ciascuno. I miei scritti mi hanno provocato anche una serie di querele per diffamazione che ho affrontando nei tribunali fra Scalea, Rossano e Cosenza. La società Galatica, la ditta Messina proprietaria della Motonave Rosso, il farmacista Santoro padrone del porto di Diamante, Pulignano il proprietario-gestore della discarica di Rossano, l’ex assessore all’ambiente della regione Calabria,

Stancato, arrestato per l’inchiesta sui rifiuti della Pertusola di Crotone, e altri minori, si sono sentiti offesi dai miei articoli. Alcuni hanno continuato nelle udienze, altri si sono ritirati. Ho scritto della malapolitica calabrese. Non ho salvato che pochi uomini politici dalla catastrofe planetaria che ha colpito la nostra regione, fra questi il sindaco di Riace, Domenico Lucano, vero eroe della nostra terra. Il resto dei sindaci, dei parlamentari, dei consiglieri, degli assessori, sono tutti normalizzatori,

rassicuratori, fedeli alla linea dei propri partiti, spesso ossequiosi dei poteri che davvero comandano in Calabria, molto spesso compromessi con la malavita alla quale concedono tutto. A volte casualmente, spulciando fra delibere e giunte, ho scoperto fatti clamorosi. Ostelli della gioventù finanziati dalla Regione trasformati in alberghi a 5 stelle e regalati a privati, milioni di euro donati ad alberghi

abusivi costruiti sulle spiagge, o ancora a ditte per sponsorizzare la regione Calabria in vista dell’estate. Cose che nessun giornale nazionale, di destra o di sinistra ha mai ripreso, per paura di sporcarsi le mani o di incorrere anch’esso in qualche querela. Alla fine di tutto mi sono chiesto: “Ma ne vale ancora la pena scrivere in Calabria?”. Qualche decennio fa, preso dai fervori e dagli ormoni giovanili, pensavo che scrivendo qualcuno leggesse. Pensavo ingenuamente che un magistrato seduto sulla sua scrivania a sorseggiare il suo bel caffè, annoiato dai soliti arresti di gente comune, zingari, rumeni, qualche bandito, condomini, automobilisti incazzosi o tossicodipendenti, leggendo di queste cose si infervorasse e chiedesse maggiori lumi ai carabinieri, agli investigatori, facendo una semplice domanda:

“Ma è possibile quello che scrive questo qui? Potete verificare?”. Pensavo, sempre ingenuamente, che i direttori dei quotidiani regionali o del TG3 Calabria, anche loro annoiati dalle solite notizie sugli incidenti stradali, sulle sagre della Sila, sulle processioni con il vescovo, chiamassero i redattori e gli dicessero: “Potete verificare se queste cose qui sono vere? È possibile che un ostello della gioventù venga trasformato in albergo a 5 stelle?” In dieci anni di scrittura non ho avuto nessuna di queste soddisfazioni. Scrivo le cose, le rileggo, le pubblico sul mio blog e sui libri della Coessenza, e poi mi chiedo: “Serve tutto questo? E a cosa? A chi?”

Già, dopo 25 anni esatti,  cosa resta di tutte le inchieste aperte sulle navi dei veleni, sulle commissioni parlamentari, sui procedimenti penali aperti, sui pentiti che ne hanno parlato ? E soprattutto cosa resta di Natale De Grazia assassinato per le sue indagini nel 1995 ?   Qualcuno lo ricorda ? Quale giornale o servizio televisivo ne ricorda date e avvenimenti ? Meglio dimenticare e soprattutto far dimenticare , come se niente fosse successo. Potremmo dire che è stata un’allucinazione di massa. Centinaia di articoli, inchieste, foto, video, filmati a ripetizione, morti di leucemia, morti misteriose, tutto, possiamo dire, è stato frutto di fantasia di qualche  carabiniere onesto, di qualche giudice non pagato,  di indagatori vari e naturalmente dei giornalisti e scrittori che autonomamente hanno condotto inchieste e scritto libri. Uno di questi sono io con “La notte di Santa Lucia” uscito con la Coessenza. Un libro che mi è costato una querela da parte della società Messina proprietaria della Jolly Rosso. Un processo per diffamazione, naturalmente vinto da me. La società Messina ci aveva provato ad intimidire i giornalisti, senza riuscirci. A questo punto le prossime volte si occuperà della Jolly Rosso esclusivamente Dylan Dog “l’indagatore dell’incubo” in uno dei suoi celebri fumetti.

Voglio provare, comunque, proprio per i 25 anni trascorsi a ricordare qualcosa, ai miei lettori.

Gli errori, le omissioni, le stranezze sono avvenute tutte all’inizio della vicenda, nel lontano 14 dicembre del 1990 e a mio parere le responsabilità ricadono tutte in questa  prima indagine. Responsabilità veramente gravi che dimostrano come attorno alla Motonave Rosso si siano mosse una serie di personaggi, che vanno da agenti dei servizi segreti a mafiosi della costa tirrenica, a magistrati conniventi, che hanno fatto di tutto per coprire un errore grossolano fatto da chi avrebbe voluto che la nave affondasse davanti Lametia Terme, proprio su una fossa dove era affondata anni prima un’altra nave. La Rosso invece non affondò. Fu la seconda nave a non affondare. La prima finì sulle spiagge della Tunisia. Questa finì sulle spiagge di Campora S. Giovanni e si fece di tutto per archiviare subito la vicenda. Un inchiesta che durò solo pochi mesi, molto superficiale, frettolosa, che diede subito il via alla demolizione della nave, facendo così sparire tutte le tracce possibili ed immaginabili su cosa davvero fosse stato il carico , sparito comunque in una sola notte. Da quella notte come scrisse il responsabile della Legambiente Nuccio Barillà iniziarono una serie di intimidazioni che fecero ritrattare diverse testimonianze che a caldo avevano confermato la pericolosità di quanto vi era all’interno di quella maledetta nave.  “Ci sono persone che coraggiosamente collaborano e altre che hanno strani ripensamenti» disse Barillà. . L’esempio più evidente è quello di un testimone fondamentale, qui senza nome per ragioni di sicurezza, interrogato dai carabinieri. In quell’ occasione spiegò come due mesi dopo lo spiaggiamento della Rosso fossero stati portati nottetempo nella discarica pubblica di Grassullo, comune di Amantea, rifiuti della motonave «senza alcuna scorta della Guardia di Finanza o dei vigili urbani». La stessa persona, alla quale in seguito andò a fuoco un capannone agricolo, davanti alla Commissione ha negato tutto. Strano, ma non raro. Un simile comportamento è stato tenuto da un altro testimone del caso Rosso: il marinaio Giuseppe Scardina, imbarcato sulla motonave Rosso durante l’ultimo viaggio. “L’espresso” nella sua inchiesta ha pubblicato la deposizione del cuoco di bordo Ciro Cinque, il quale diceva: «Ho il sospetto che nel carico ci fosse qualcosa che doveva affondare con tutta la nave», aggiungendo che Scardina avrebbe commentato: «Tu hai ragione, quello che hai detto è la verità, però io non mi posso mettere contro la Messina: ho bisogno di lavorare». Lo stesso Scardina,  ha smentito tutto poco dopo: «Ero imbarcato sulla Rosso al tempo del naufragio», ha scritto in una lettera ai suoi superiori, «conoscevo il cuoco, ma non ho mai detto ciò che riporta il giornale». A questo punto “L’espresso” è andato a rileggere cosa il marinaio Scardina dichiarava il 7 giugno 1997 alla Guardia di Finanza sulle condizioni della motonave e sullo scopo del viaggio: «Quando siamo partiti da La Spezia con la motonave Rosso la nave era sbandata di due-tre gradi sul lato sinistro, e quando prendeva mare lo sbandamento aumentava», diceva: «Tale sbandamento era causato dal fatto che le valvole delle zavorre non mantenevano, quindi perdevamo acqua e non mantenevamo la zavorra. La nave », continuava il marinaio, «era in pessime condizioni, tant’è che il marinaio Borrelli arrivati a Napoli da La Spezia volle sbarcare a ogni costo. Anzi, ricordo che mi disse: “Scardina, questa nave non mi piace, so che va ma non so se ritorna”. Ricordo pure che a Napoli diede 50 mila lire al medico affinchè gli facesse un certificato per sbarcare. Era in ottima salute, sicuramente stava meglio di me».

In Calabria funziona così. Se la gente parla vuol dire che il fatto criminoso è un fatto “normale”. Una questione amorosa, una vecchia lite, e tutti allora collaborano con la giustizia. Ma se si crea il vuoto attorno ad un indagine vuol dire che c’è la ndrangheta in mezzo. La popolazione avverte il pericolo prima di ogni inchiesta giudiziaria. E quel traffico di camion durante la notte, di cui si è sempre parlato, che dalla nave trasportò materiale nelle discariche di Grassullo e Foresta, evidentemente , appartenevano ad una ditta in odore di mafia. E se c’è una ditta di mafia che fa questo trasporto vuol dire che c’è la mafia di mezzo, ed allora è meglio farsi i fatti propri. D’altra parte il famoso pentito di mafia, Francesco Fonti,  che accusava il clan di Franco Muto a Cetraro, di essere responsabile di ben tre affondamenti di navi lungo la costa tirrenica la dice lunga su chi fosse interessato al silenzio. E così fu. La prima inchiesta, nelle mani del GIP Domenico Fiordalisi,  diede quindi il colpo finale a tutta la vicenda. La frettolosità per cui si arrivò alla sua archiviazione dopo solo tre mesi dallo spiaggiamento la dice lunga.

Ambientalisti a colloquio con il Proc.Bruno Giordano nel 2009

Ecco cosa scriveva la Gazzetta del Sud il 20 giugno 1991, a firma del giornalista paolano Gaetano Vena.

QUASI COMPLETATA L’OPERAZIONE DI DEMOLIZIONE DELLA “ROSSO”. Amantea: Nessun materiale nocivo all’interno dei container trasportati dalla nave arenata .

Si sta quasi completando ad Amantea,l’operazione di demolizione della grossa nave da carico “Rosso” della società Ignazio Messina Spa di Genova, che proveniente da Malta e diretta a La Spezia,.si arenò sulla spiaggia in località “Le Formiciche” il 14 dicembre dello scorso anno per una violenta tempesta di mare. All’atto dell’insabbiamento del cargo nella zona si era creato un falso allarme facendo supporre che trasportasse container con materiale inquinante mentre gli stessi container da quanto è risultato dall’inchiesta giudiziaria contenevano vettovaglie varie tra cui sostanze alimentari e generi di consumo. L’inchiesta è stata diretta dal sostituto procuratore della Repubblica di Paola, dott. Fiordalisi e coordinata dal comandante in seconda della capitaneria di .porto di Vibo Valentia, capitano di fregata Giuseppe Bellantoni. Il fatto, però, che per oltre sei mesi il  relitto è rimasto arenato nella suggestiva spiaggia ha creato non pochi problemi sotto il profilo turistico-ambientalistico (…..)  I lavori di demolizione del Cargo sono stati curati dalla società dell’armatore della stessa nave e dalla Mosmode Sas di Crotone.. La capitaneria di porto di Vibo Valentia di cui è comandante il capitano di fregata Vincenzo Milo, ha fatto obbligo all’armatore della Rosso di: depositare un miliardo con fideiussione bancaria o polizza assicurativa. E’ stata inoltre ordinata una recinzione con apposite segnalazioni nell’arco di mezzo chilometro con il divieto di navigazione, pesca e ancoraggio. Ultimati i lavori di demolizione si dovrebbe procedere alla pulizia della spiaggia e al suo livellamento per riportarla al suo stato originario. Se ciò non fosse possibile per il cattivo tempo, secondo quanto ci è stato confermato dall’autorità competente, si provvederà a chiudere il pezzo di spiaggia non recuperato.

E a proposito dello smantellamento della nave Carlo Lucarelli nel suo libro pone delle questioni molto importanti. E’ vero che la nave venne smantellata dalla Mosmode sas di Crotone, ma prima arrivò un’altra azienda: “ Si chiama Smit Tak – scive Lucarelli- ha sede a Rotterdam, in Olanda, ed è una delle più note società di recupero e salvataggio marino. Ha però due caratteristiche che incuriosiscono gli investigatori. E’ un impresa molto grossa, forse la più grande a livello internazionale, e ha compiuto recuperi importanti e difficili, come quello del K-141 Kursk, un sottomarino nucleare russo che nell’agosto del 2000 affonda nel mare di Barens. Anche all’inizio  degli anni 90 la Smit Tak era una grossa società, forse troppo grande e troppo importante per una nave tutto sommato abbastanza piccola come la Rosso, spiaggiata a due passi dalla riva. E poi è nota soprattutto per un ramo della sua attività. La bonifica di incidenti che hanno a che fare con materiale radioattivo.  La Smit Tak firma il contratto con la Ignazio Messina e co il 1 febbraio 1991. Incarico: recuperare la Rosso, metterla in grado di galleggiare e accompagnarla fino al porto più vicino. I tecnici dell’azienda lavorano sulla Rosso per diciassette giorni, poi sene vanno, dopo aver riscosso dalla messina e co una fattura di ottocento milioni di lire, quasi un miliardo, insomma, e di allora. La Rosso invece resta là, inclinata sulla spiaggia, come prima. Perché se ne va la Smit Tak ? perché ha già finito di fare quello che doveva fare ? Qualcunche cosa fosse ? No, dice la messina e Co. La Smit Tak si è resa conto che la nave non poteva essere recuperata, così ha mollato il contratto, si è fata pagare le spese e se ne è andata. Allora la messina ha chiamato la Mo.Smo.De del signor Cannavale da crotone per demolire il relitto. Ma perché tutta questa fretta ? Non me lo chiedo io, sia chiaro, se lo chiedono gli investigatori delle procure. Perché la fretta, dicono, sembra sia la cifra di tutta questa storia. E fin dall’inizio. “

Insomma “la pistola fumante”, detta alla Bush, venne immediatamente trovata e distrutta. E subito dopo l’archiviazione da parte della procura di Paola ecco che qualcuno manda i venti e più faldoni , al Tribunale di Lametia. Quasi a disfarsene. E restano lì in qualche polveroso armadio,  fino a quando il procuratore Neri , della procura di Reggio Calabria titolare di tutte le inchieste riguardanti l’affondamento di una quarantina di navi nel mediterraneo, ne richiese l’acquisizione. A Paola si “accorgono” che i faldoni non ci sono più. E da qui parte la “ricerca”. Fino a scoprirli in quel di Lametia. Ma Neri dopo averli visionati ristabilisce la natura del luogo dove quei faldoni dovevano stare  e cioè Paola. Ed a seguito del ritrovamento di alcune discariche “misteriose”, guarda caso a Grassullo e Foresta eccone la riapertura dell’inchiesta da parte del PM Francesco Greco. Era più che logico che una nuova  apertura dell’inchiesta non avrebbe portato a nulla , ma di certo questo è servito a riaprire le inchieste sulle discariche misteriose. Inchieste ancora aperte e che certamente , queste porteranno a qualche risultato. Come porterà ad un risultato le ricerche fatte qualche mese fa, nel mare di Cetraro, su una delle navi affondate dal pentito di mafia partito proprio dal porto di Cetraro. Resta un altro grande mistero .

Natale De Grazia

Quello sulla morte del capitano De Grazia. Ne parla espressamente il procuratore Neri e Barillà della Legambiente alla commissione istituita sui rifiuti tossici :

Anche per questo, racconta alla Commissione il sostituto Neri, « il Sismi ha collaborato molto con noi. Ci ha fornito una certa copertura, tutelandoci dalle minacce che abbiamo subito io, Domenico Porcelli e Nicola Maria Pace (addirittura Porcelli ha scoperto una microspia nella sua stanza, ndr)». Ma questo non ha evitato che l’indagine fosse segnata il 13 dicembre 1995 dalla misteriosa morte del capitano di corvetta Natale De Grazia, insignito nel giugno 2004 dal presidente Carlo Azeglio Ciampi della medaglia al valore civile alla memoria. «Morì», ricorda alla Commissione Angelo Barillà di Legambiente, «in un momento cruciale dell’inchiesta, mentre si spostava da Reggio Calabria a La Spezia per interrogare l’equipaggio della Rosso. Fece una sosta a Nocera Inferiore e insieme ad altre persone si recò al ristorante. Lui fu l’unico a mangiare il dolce, dopodiché si rimise in viaggio in automobile, si appisolò e morì». Ucciso da cosa? «L’autopsia è stata effettuata una settimana dopo e allo svolgimento dell’esame autoptico prese parte anche il medico dei familiari», spiega Barillà: «Il risultato dell’ autopsia fu: arresto cardiocircolatorio, ma ai partecipanti rimasero comunque dubbi. Così un anno dopo i familiari ottennero che si rifacesse l’autopsia, e a quanto mi risulta i parenti non hanno mai saputo l’ esito».

Ma ecco che il sostituto proc.Greco improvvisamente dopo un battage pubblicitario che lo aveva posto in prima linea in tutta Italia, , archivia la vicenda. Nella richiesta di archiviazione il pm Francesco Greco scrisse che “ritenuto che a seguito delle indagini di questo ufficio sono stati accertati ulteriori reati e conseguentemente sono stati messi provvedimenti di stralcio ( in atto nel fascicolo); che da tutta questa notevole attività di indagine in considerazione che non sono emersi elementi chiari di collegamento tra il rinvenimento dei materiali trovati in località Foresta ( diossina,pcb e metalli pesanti) e la motonave Rosso, ovvero altri elementi certi tesi a dimostrare l’accusa di naufragio doloso al fine di lucrare la compagnia assicurativa in considerazione anche  del notevole tempo trascorso per l’acquisizione di prove certe; considerata la complessa attività d’indagine e l’acquisizione di atti in numerose regioni del territorio italiano che non ha evidenziato elementi di reità utili ed idonei per sostenere l’accusa in giudizio; rilevato inoltre che per reati accertati all’epoca dei fatti a carico di pubblici ufficiali e militari sono da considerarsi già ampiamente estinti per prescrizione; chiede che il giudice per le indagini preliminari voglia disporre l’archiviazione del procedimento e ordinare la restituzione degli atti al proprio ufficio”.

Fine della storia . A questa si aggiunge la fine della storia dell’altra nave affondata davanti Cetraro che era la Cunsky.

Ripercorriamo le date della vicenda per tenerne ancora viva la memoria.

1989-  La motonave è stata noleggiata dal governo italiano per andare a recuperare in Libano 9532 fusti di rifiuti tossici nocivi esportate in quel luogo illegalmente da aziende italiane. E’ restata in disarmo nel porto di La Spezia dal 18 gennaio 1989 al 7 dicembre 1990.

 

14 dicembre 1990 – ore 7.55 mayday dalla nave a 15 chilometri  al largo della costa di Falerna. Alle 10 e un quarto il capitano e gli altri 15 membri dell’equipaggio vengono recuperati da due elicotteri e trasportati a Lametia Terme in ospedale per controlli. Il comandante della nave si chiama Luigi Giovanni Pestarino. La nave non affonda al largo ma viene trascinata dalla corrente verso riva. Alle ore 14 , spiaggiamento della nave ad Amantea località Formiciche. La nave è salpata dal porto di la Spezia il 4 dicembre, scalo a Napoli, poi a Malta.

 

15 Dicembre 1990 – ore 5 del mattino - Prima ispezione sulla nave di carabinieri e capitaneria di porto di Vibo valentia. Nel pomeriggio visita dei Vigili del Fuoco, della Guardia di Finanza e di rappresentanti (misteriosi) della società armatrice Messina. Da questo giorno i primi misteri. E’ vero o non è vero che il capitano di vascello Bellantone è salito su quella nave per primo ? E’ vero o non è vero che ha visto dei documenti , messi sulla plancia della nave  che richiamavano la natura della radioattività ed erano introdotti dalla sigla ODM riconducibili ad una società del noto armatore Comerio ?. Prima sembra di si, poi nell’interrogatorio davanti alla commissione parlamentare di inchiesta , presidente on. Paolo Russo, avvenuto il 20 aprile del 2005 nega tutto e comincia a non ricordare parecchie cose.

 

22 Dicembre 1990 – La società Messina affida alla società Siciliana Offshore e Calabria navigazione le operazioni di recupero del combustibile sparso. Operazione che secondo i carabinieri termina il 29 gennaio 1991.

 

Gennaio 1991 – Archiviazione da parte del GIP Fiordalisi

Febbraio 1991- Le pratiche per un errore burocratico vengono trasmesse al Tribunale di Lametia terme.

Giugno 1991- Completata la demolizione della nave

 

20 marzo 1994 – Assassinio in Somalia di Ilaria Alpi e Miran hrovatin

 

12 dicembre 1995- Morte del capitano di corvetta natale De Grazia 

    

Fino a  qualche decennio fa se arrivavate in un qualsiasi paesino della Calabria la prima persona che ti accoglieva era lo scemo del paese. Una persona divertente che spesso faceva credere di essere il sindaco, o il vigile, o il carabiniere. Persone sfortunate provenienti da famiglie di alcolizzati o di sposi fra parenti. Oggi di questa gente non se ne trova più per la strada. Per fortuna. Sono tutti emigrati. Ma non fuori la calabria, sono emigrati nei partiti, nella politica. Questi scemi li trovi fra i funzionari delle amministrazioni, fra i sindaci, fra i segretari di partito. Sono scemi davvero, ma proprio scemi scemi,  non come quelli di qualche decennio fa. Te ne accorgi, della loro scemitudine, vedendo cosa fanno e propongono. Credono di dire qualcosa di serio, credono di sbalordire la gente, pensano di fare carriera con idee nuove, innovative. E invece sono scemitudini. Qualche esempio ?  Quelli che hanno rilanciato l’idea del ponte sullo stretto, non sono scemi  ! e quelli che vogliono il canale dei due mari cosa sono ? e il sindaco di Cosenza che cerca il tesoro di Alarico  ?  In 1600 anni dalla morte di Alarico si cerca un tesoro di cui nessuno ha mai parlato, del quale non è stata trovata una sola moneta, o coccio di vaso, o spada, o osso di qualche cavallo. Ma il sindaco di Cosenza, che è anche diventato presidente della provincia, se vuole cercare qualcosa di simile a un tesoro, perché non scava a Cossa ? perché non scava a Sibari, o a Blanda, o a Tortora, o a  Laos, o a Cirella ? A voglia di tesori che troverebbe. E ancora, se vuole investire in scavazioni, perché non cerca i veleni nascosti sottoterra ? a Cassano e nella sibaritide ci sono ancora 350 mila tonnellate di ferriti di zinco provenienti dalla Pertusola di Crotone da trovare , ne hanno trovato solo 35 mila tonnellate ! E davanti a Cetraro perché non sonda il mare per trovare la Cunsky  affondata dalla ‘ndrangheta? E potrebbe scavare nei terreni della Marlane e Praia a mare, lungo il fiume Noce, a Costapisola, lungo il fiume Oliva a Amantea. Sai quanti tesori ci sono sotto quelle terre ? ma come dicevo prima nella politica ci sono solo scemi ormai, in cerca di scoop. Lo avevamo capito già nel  ’77, quando lo slogan più gridato contro i politici era: scemo..scemo !!!!!


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