Al momento non sappiamo come si comporterà l’amministrazione comunale di Diamante a proposito del “palestrone” di Cirella di proprietà dell’arch. Savarese. Verrà concesso il cambio di destinazione d’uso da struttura a fini sanitari per una palestra riabilitativa per disabili a ennesima speculazione turistica ? Lo sapremo presto e sapremo quanto peso ha a Diamante questo incallito speculatore amico di potenti. Uno speculatore incallito come l’arch. Savarese conosciuto in Sila, in Puglia e naturalmente a Diamante come grande cementificatore, si prepara alle prossime elezioni comunali del suo paese cercando di accreditarsi ancora una volta , nonostante le precedenti sconfitte, come benefattore, credibile, attaccando giornalisti e ambientalisti che si sono sempre occupati della sua attività speculativa. In una “lettera aperta” mandata in giro sui social e al giornale web Iacchitè,  l’architetto ricostruisce a modo suo la sua storia politica, definendosi legalista, benefattore, attento al territorio, e appartenente alla “destra radicale”, mettendo in mezzo me nella sua diatriba, come se io avessi informatori del Ros o dei palazzi di giustizia che frequento solo come imputato . In effetti a Diamante nessuno si è mai accorto di questa sua indole “ radicale” di cui parla l’Arch. Savarese, quando parla di se stesso, tutt’al più per un certo periodo risultava legato ad Alleanza Nazionale di Fini, che era una specie di Democrazia Cristiana di destra. Mi da per morto, nella sua “lettera aperta”  ma per fortuna ancora scrivo. Lui si definisce, uno che ha sempre voluto il bene del paese, che si è prodigato per la gente, che si è speso per tutti, ma che in effetti ha sempre considerato i diamantesi come merce da comprare…” con cinquanta euro mi compro ogni voto” disse nella sua prima campagna elettorale nel 2000. Parlare di lui è come sparare sulla Croce rossa, ma lui mi ha chiamato in causa, in una vicenda che non mi appartiene , solo perché il buon  Gabriele Carchidi, mi ha citato in un suo articolo. Gabriele mi cita spesso e lo fa , perché mi stima e perché sa che io dico sempre e solo la verità dei fatti. La verità vera di questo architetto , “radicale di destra” è che è sempre stato un uomo di potere , ben strutturato nei gangli delle amministrazioni comunali e regionali, almeno fino al 2007, e ben accriccato con magistrati di quella fogna che è stata la Procura della Repubblica  di Paola negli anni 80. E’ citato più volte nel famoso rapporto Granero per i suoi legami con magistrati corrotti e con ambienti malavitosi dell’epoca e la sua storia è uscita nel famoso libro di Perri “ Come nasce una mafia “. L’architetto “benefattore” grazie  alle sue potenti amicizie in campo politico,specialmente quelle democristiane dell’epoca, con le quali ha sempre saputo giocare, votando a livello regionale le persone giuste ( non ha mai fatto campagna politica per la cosiddetta “destra radicale” né mai partecipato a convegni e manifestazioni indette dalla stessa), è riuscito a farla franca. Socio e amico dell’ex deputato dell’Udeur Bonaventura Lamacchia ha fatto propaganda elettorale per lui nel 1999. Nel 2006 venne rinviato a giudizio assieme a Lamacchia per usura avvenuta a Camigliatello Silano, in seguito Lamacchia venne arrestato. Vi sembra questo un uomo contro il potere ?  Anzi , la sua indole democristiana l’ha portato a essere il più grande speculatore della costa tirrenica, distruttore di colline a Diamante, costruendo ovunque finanche attorno al Mausoleo di Cirella,in area protetta e a San Nicola A. nel famoso Hotel Bridge.  Dalla costa tirrenica si è espanso fino in  Puglia ed in Sila dove ebbe guai giudiziari, sempre per abusivismo edilizio .

L’ultima sua speculazione a Diamante avvenne a ridosso del cimitero di Diamante dove per permettergli di costruirvi l’amministrazione comunale dell’epoca approvò in consiglio comunale la riduzione dei limiti di edificabilità da 150 metri a 50 metri, sia verso il cimitero che verso la sorgente dell’acquedotto comunale . Un terreno acquistato con poche lire da un piccolo imprenditore come terreno industriale, (vi doveva nascere una fabbrica di pneumatici), e poi diventato magicamente edificabile con la riduzione dei limiti.  Solo un uomo di potere avrebbe potuto fare ciò. Negli anni 80 a Diamante tutto passava da lui e dalle sue società. Il lungomare nuovo abbattuto più volte dalla furia del mare, costruito sulla sabbia e con la sabbia fu opera sua. Un’ opera costata circa un miliardo di vecchie lire svaniti tutti nel nulla, tra sabbia e finte colonne di cemento che permisero al mare di distruggere più volte la struttura.  Le continue riparazioni del lungomare sono costate milioni di euro , soldi pubblici incassati da ditte che poi continuavano a gettare sabbia su sabbia. Così il cambio veloce dei terreni attorno al Municipio ed agli uffici dell’Asl,  dove costruì  decine di appartamenti.

Ammette lui  stesso degli incarichi ricevuti a Diamante, anche in modo contraddittorio, così come è la sua personalità .

Lui scrive : Nel 1978 sono stato nominato progettista del PRG, insieme all’ing. Clausi ed all’ing. Adrianopoli, ma nell’anno 1980 ho rassegnato le dimissioni a causa di una mia diversa visione sulla pianificazione territoriale rispetto a quella che l’A.C. voleva fosse programmata. Volevo che si prevedessero solo interventi di riqualificazione urbana senza ampliamenti delle aree edificabili. ? Ho sempre sostenuto che il territorio è un bene da preservare, in quanto trattasi di un bene non riproducibile!”

Cioè dopo aver cementificato mezza Diamante voleva interventi di riqualificazione urbanistica perché il territorio è un bene da preservare !!!!!! veramente ci vorrebbe un premio a questo speculatore da parte del WWF oltre che una visita psichiatrica !! Per fortuna non ci crede nessuno a queste sue elucubrazioni mentali. Ma riuscite ad immaginarvi un uomo non di potere, come scrive lui, inviso a tutti, come dice lui, che proprio nel bel mezzo della speculazione edilizia a Diamante riceve l’incarico di progettista del Piano regolatore, un incarico agognato da tutti i progettisti del paese !!!!! L’avrà ottenuto questo “piccolo” incarico forse perchè segnalato da Renzo Piano ??!!! Durante il suo incarico tutto è stato costruibile a Diamante, ogni abuso, ogni cementificazione, ovunque è stata possibile, grazie a lui. I cittadini si sono subito messi all’opera cambiando destinazioni d’uso a garage, magazzini e finanche ai sottotetti, da lui subito fatti condonare o approvare con appigli legali dettati all’amministrazione comunale. 37 furono i sottotetti trasformati tutti in quella paccottiglia elettorale che ogni volta riesce a mettere insieme raggiungendo si e no i cento voti necessari per fargli fare il consigliere comunale  .

Ma nel 2007 si rompono gli equilibri politici nel paese. Lui viene isolato, cerca di entrare in gioco con una lista politica, fatta di gente comune, ma viene sconfitto. Ma a lui non interessa , basta che sia consigliere comunale, in modo che può entrare e uscire a piacimento negli uffici tecnici del Comune dove ha sempre avuto solide amicizie.

Se avesse vinto aveva pronte nuove speculazioni. Magorno da sindaco gli si mise contro e progetti già pronti e in parte approvati, società edilizie già pronte, ruspe pronte per sventrare le colline di Cirella attorno ai ruderi con centinaia di ville e villette e lungo la costa collinare a Diamante vennero fermate. Le società  ed i progettisti , sua moglie, si rivolsero al Tar ed al Consiglio di Stato, ma sia la Soprintendenza che il nuovo allargamento dell’area archeologica su Cirella, votata dal consiglio comunale bocciò tutti i suoi piani. Anche il centro storico del paese avrebbe subito una devastazione per un albergo, da lui sponsorizzato, che alzò un piano abusivo in largo Savonarola e che l’amministrazione comunale fece demolire. Questo è il bene che l’arch. Savarese vorrebbe per Diamante che per fortuna lo ha sempre bocciato.  Scarso un centinaio di voti prese nelle ultime elezioni comunali e non venne eletto consigliere di opposizione, ma costrinse la sua cugina , che lui stesso aveva messo come capolista di “Diamante futura” a dimettersi per subentrare lui stesso. Lei che durante i comizi aveva sempre detto in pubblico che la sua candidatura non serviva come copertura di nessuno. E si è visto. Non ha mai messo piede in consiglio comunale la capolista, neanche per dimettersi, fatte per lettera.

Ma torniamo alla questione “palestrone”. Eccolo oggi, il nemico dei poteri,  all’attacco dell’amministrazione comunale di Diamante per un semplice motivo. Ha acquistato dalla famiglia Surace, il famoso “Palestrone” di Cirella ed ora ha bisogno di un’approvazione in giunta e in  consiglio comunale per un cambio di destinazione d’uso. Si chiama “Palestrone” perché lì doveva sorgere una palestra o qualcosa di simile, in quanto nel piano regolatore quella zona è stata individuata come zona a scopi sanitari. Il committente fu il dott. Tricarico della Clinica di Belvedere M.mo, nella qualità di amministratore della società “T.M.West Coast Immobiliare” e l’incarico venne dato alla moglie di Savarese arch. Ermelinda Natalizi per la progettazione di un complesso sportivo multifunzionale . Il Quotidiano della Calabria diretto da Paride Leporace  nel 2004 ne fece una battaglia in difesa dell’ambiente e la Procura di Paola sequestrò a seguito delle denunce tutta la struttura.  In seguito la struttura venne bloccata più volte e scampò la demolizione grazie ad amicizie potenti dei precedenti proprietari. Altro che inviso al potere, anzi agevolato in tutto e per tutto nonostante la Legambiente Nazionale inserì nel Dossier Mare Mostrum tale obbrobbio. Lì adesso, l’arch.Savarese,  vorrebbe costruire degli appartamenti, ha già presentato un progetto ,  ma sembra che ci siano delle forti opposizioni all’interno dell’attuale amministrazione comunale. Qualcuno è a favore, asserendo che oramai la struttura c’è e tanto vale terminarla,  ma altri sono contrari. Ma qui si tratta di fare cose spregevoli, perché quella struttura è potuta nascere ed ha potuto ottenere le autorizzazioni necessarie proprio perché struttura destinata a disabili, su un terreno non edificabile dal punto di vista turistico residenziale, non a caso presentato dal dott. Tricarico. Gli uffici tecnici , la giunta, il consiglio comunale si assumeranno  la responsabilità di stravolgere tutto ? Vedremo.  Di sicuro non lo farà l’altra opposizione che è quella rappresentata dai giovani di “Per una diamante migliore” che hanno fatto della legalità il loro cavallo di battaglia sin dal loro insediamento. Ecco perché anche loro sono stati presi di mira nella sua “lettera aperta”, accusati di aver fatto il gioco di Magorno presentando una terza lista farlocca a suo dire.

Il gioco dell’architetto “perseguitato” dal potere sta ora in quello di “convincere” tutti a votare ed alzare la mano a questa sua nuova speculazione, forte anche di nuove amicizie con magistrati e procuratori con i quali spavaldamente si fa vedere in giro per il paese. Magistrati che lo hanno combattuto fino a pochi anni fa e messo sotto processo, ( non a lui direttamente perchè furbescamente mise la sua povera  mamma 80enne a capo della società)  proprio quando costruiva abusivamente vicino al cimitero e con i quali adesso pranza insieme.

Andiamo alla sua opposizione al porto di Santoro. Non lo fa per ambientalismo, per la difesa della costa, o per rispetto della legge, come facciamo da anni noi ambientalisti, lo fa solo per interessi suoi e tutela di interessi di altri. L’architetto è stato sempre pienamente d’accordo nel farlo, anche più grande di quello di Santoro,  (in un comizio disse che sopra la scogliera avrebbe realizzato una grossa piattaforma in cemento ),  per questo ha fiuto per gli affari, ma ha avuto le porte chiuse da Santoro stesso e ha quindi cominciato a contrastarlo per presentarsi con una sua società  di costruzione gestione. Nella sua ultima lista era presente il vecchio operatore del porticciolo di Diamante, completamente abusivo ( una parola che piace all’architetto) scalzato da Santoro stesso, prima suo alleato,  e con il quale è in lotta da anni con ricorsi e prese di posizione dure per cercare di diventare proprietario di qualcosa che non è suo.

Riguardo al “pompiere” , parola che ha usato verso di me, ringrazio l’architetto per avermelo ricordato, farò di tutto perché l’incendio della speculazione edilizia al Palestrone a Cirella non divampi e farò di tutto per spegnerlo. L’architetto dovrebbe sapere che i migliori incendiari sono proprio i pompieri che ben sanno come appiccarli.

 

 

Gli spettacolari giganti della Sila patrimonio dell'Unesco

Dire che il mare è l’UNICA RISORSA DELLA CALABRIA vuol dire non sapere nulla della nostra terra. Che lo dicono i turisti-bagnanti  lo si può anche capire, ma che lo dicono anche gli stessi calabresi è davvero grave e dimostra quanta ignoranza ci sia in circolazione . La Calabria ha mille risorse, e ripetere che lo è solo il MARE è come avere un armadio con mille camice nuove e linde e uscire solo con quella più vecchia e usurata. Il mare ovvero la RISORSA MARE appartiene oggi a quella categoria turistica fatta di soli venti giorni l’anno che da anni è abituata a spolpare  il turista-bagnante spesso “fai da te” che invade i nostri litorali solo per  puro divertimento, occupando “militarmente” un territorio trasformandolo in un unico e grande luna park. Un milione e mezzo nella fascia del tirreno superiore, un altro milione nella sibaritide, un altro ancora nel soveratese e altri sparsi fra il reggino e la costa viola. Un esercito di gente che vuole mangiare, divertirsi,bagnarsi, e basta. Questa mentalità ha portato alla speculazione edilizia negli anni 80. Una logica di occupazione che ha portato monnezza ovunque, la perdita delle tradizioni locali, la trasformazione di paesini vergini in puttane consumate svendendone la cucina, il modo di vivere , i ritmi lenti della giornata, i rapporti sociali.  Questi territori una volta ricchi di terra, collina, spiagge dorate , oggi vengono letteralmente occupati da una massa di gente alla quale non importa niente di chi vi vive percheè viene qui solo per divertirsi, andare a mare, giocare al pallone, sentire musica ad alto volume, fare grigliate nei villaggi vacanze, uscire la sera per ubriacarsi, farsi di coca ( non cola), girare per i vicoli pisciando ovunque, gridando fino alle 6 del mattino. Poi la mattina, questa stessa massa di persone,  se vedono una schiumetta eccoli  urlare contro il mondo intero, o se vedono non ritirare la loro monnezza non riciclata sotto la propria abitazione eccoli pronti ad andare a protestare sotto il municipio inveendo contro le amministrazioni. Loro, questa massa enorme di gente,  può fare qualsiasi cosa, con il motto coniato oramai da venti anni, “NOI PORTIAMO I SOLDI E SENZA DI NOI SARESTE ANCORA A ZAPPARE LA TERRA”, senza sapere che di sicuro era meglio zappare la terra che questa tutta questa monnezza.

Il meraviglioso Piano Gaudolino sul Pollino

Loro, questi turisti-mannari, usano  portare qui il loro modo di vivere, girando sempre in auto e mai a piedi o in bicicletta, buttando la monnezza ovunque senza rispettare orari e contenitori, così come fanno nelle loro città e paesi di provenienza perché diciamolo chiaramente, senza timore alcuno, i nostri turisti non vengono dal Trentino, né dal Friuli, né da Firenze, né dalla Germania o dalla Francia, ma da luoghi devastati anch’essi, dove si è perso il senso della bellezza e della convivenza civile. E ce lo meritiamo d’altra parte, perchè le amministrazioni degli anni 70-80 hanno svenduto la nostra terra, distrutto il nostro oro verde che era il cedro, cementificato la costa depredando le spiagge e i fiumi, senza un piano regolatore e favorendo speculatori legati alla delinquenza che hanno costruito ovunque abusivamente certi che nessuno li controllasse se costruivano su aree edificabili piuttosto che su arre demaniali, comunali, di uso civico, in vicinanza del mare e dei fiumi. Nessuno si oppose a questa devastazione. Tutti erano contenti e felici della ricchezza che sarebbe arrivata da lì a poco per tutti. Le amministrazioni comunali e regionali del tempo favorirono in ogni modo questo tipo di sviluppo con leggi regionali e locali. Si formò quindi una classe politica e dirigenziale legata a questa logica, che favorì personaggi improvvisati diventati direttori di alberghi o amministratori condominiali o sindaci acclamati dopo aver fatto i costruttori, i latifondisti o semplicemente qualche università senza neanche laurearsi. Le leggi favorirono l’abusivismo,  facendo si che si costruissero mega villaggi con mini appartamenti di 35-40 metri quadri che hanno permesso  quello che impropriamente viene chiamato “turismo di massa” e che invece è stato un turismo di abusivi che si sono messo a posto  in seguito,  e non tutti, grazie ai vari condoni edilizi a partire dagli anni 90 fino agli ultimi di chiave berlusconiana.

Nelle coste calabresi sono migliaia le case costruite abusivamente e molte di queste sono senza allacci fognari che permettono agli autorspurgo di guadagnare milioni di euro all’anno, scaricando spesso i liquami estratti dai pozzi neri nei nostri mari e fiumi piuttosto che negli appositi impianti. QUESTA E’ LA NOSTRA RISORSA MARE, questo il nostro turismo oramai INSOSTENIBILE. Con questo non andremo mai avanti, possibile che nessuno se ne rende conto ?

La Calabria potrebbe campare di un altro turismo, non per soli venti o trenta giorni, ma per tutto l’anno, spalmando l’economia dal piccolo al grande paese della Calabria, dalla prima all’ultima città. La RISORSA AMBIENTE  prima di tutto. I PARCHI MARINI istituiti e poi eliminati promettono un turismo del mare di qualità. Il rispetto del mare difeso dalla piccola pesca distruttiva fatta di gente che lo fa per hobby a favore dei pescatori locali, delle piccole imbarcazioni, delle aree protette e ripopolative. Lo stop allo strascico che distrugge la Posidonia permetterebbe il ripopolamento della fauna e della flora marina. Si incentiverebbe il turismo del sub fotografo, della pesca pilotata, delle imbarcazioni a vela ed a remi. RISORSA AMBIENTE vuol dire anche valorizzare la costa con percorsi collinari seguendo la traccia delle TORRI COSTIERE DI DIFESA. Opere bellissime sparse per tutta la Calabria . E QUINDI I NOSTRI PARCHI TERRESTI. Uno più bello dell’altro, con particolarità morfologiche uniche, ricche di paesaggi straordinari, di panorami unici, di bellezze che lasciano senza fiato. La Sila, il Pollino, le Serre, l’Aspromonte sono parchi naturali che non hanno niente da invidiare ai parchi nazionali già esistenti e pubblicizzati ovunque. L’UNESCO ha da poco dichiarato patrimonio mondiale la SILA ed è come se non fosse successo niente nella nostra regione. Una notizia passata  come le altre.

La magica città bruzia di Cossa a Castiglione di Paludi

Ma ecco un’altra risorsa, quella ARCHEOLOGICA.  Abbiamo decine di musei e aree archeologiche. La civiltà è nata qui in Calabria e sono decine i siti da poter visitare. Chi va a visitare un sito archeologico non porta il pallone o lo stereo. Porta libri, cultura, vuole conoscere la storia e rispetta quel luogo e ne vuole conoscere le tradizioni. LA RISORSA CENTRI STORICI. Cosenza, Reggio Calabria, Catanzaro, Vibo V., Roseto C.Spulico, Rocca Imperiale, Rossano  e decine e decine di altri paesi hanno centri storici medioevali bellissimi che non hanno nulla da invidiare ai percorsi medioevali della Toscana o dell’Umbria. Paesi che incantano quando li visitiamo facendoci dimenticare i nostri. IL MARE  quindi  solo  per  fare il bagno e prendere il sole sulla spiaggia diventa in questa logica l’ultima delle nostre risorse. Una mentalità creata appositamente per vedere appartamenti, fittare a cifre astronomiche,far da mangiare in improbabili ristoranti  a pesce congelato, perché nella nostra zona non esiste tutto il pesce che si mangia. Ma la gente, la massa, quelli che vogliono il divertimentificio, quelli che amano la pillola blu alla pillola rossa di Matrix, vogliono questo ed è per questo che loro sono qui. Non possiamo farci niente oramai. La politica è questa e noi abbiamo perso e non ci resta che andarcene, fuggire, scappare in attesa di tempi migliori.

La visione turistica del mare, è questa quella che passa nella testa della gente. Siccome il villeggiante viene nella nostra costa tirrenica per fare solo  e solamente il bagno e porta soldi che fanno campare alcune persone, allora il mare deve essere limpido e trasparente come lo è in Sardegna, in Puglia, in Grecia ,in Croazia. La Procura di Paola in base a questo principio ha messo sotto controllo da qualche anno i depuratori e qualche magagna l’ha scoperta, ma non è andata oltre, se non in un caso avvenuto in un controllo fatto qualche mese fa ad una ditta di auto spurgo di Praia dove mancavano quintali di litri di materiale spurgato dai pozzi neri. Partiamo da qui e cerco di dare qualche spiegazione partendo dalla esperienza di ambientalista  e giornalista di inchiesta che mi ha portato per decenni a visitare discariche, pozzi neri, rive dei fiumi e canali di scolo. Lo dico subito perché lo penso da anni e i sub di tutta la costa tirrenica possono dimostrarlo,  i nostri fondali sono una cloaca vera e propria. Nei fondali nostri vi sono depositati tonnellate e tonnellate di veleni sotto forma di melma appiccicosa, provenienti dagli auto spurgo, dai depuratori mal funzionanti, dagli scarichi abusivi nei fiumi, dalle navi che solcano il tirreno, dai motoscafi che sputano benzina e da montagne di spazzatura vera  propria proveniente si da nord che da sud trascinata qui dalle correnti marine. Perché forse pochi lo pensano,  i nostri mari non sono una piscina chiusa, ma un grande mare mosso da correnti . Questa melma si muove  e viene a galla quando c’è il mare mosso e quando passano i pescherecci con lo strascico . La capitaneria di porto di Cetraro e Maratea non hanno mai mosso un dito contro lo strascico e tutti sappiamo perché o almeno lo intuiamo dal momento che partono tutti dal porto di Cetraro.  Riporto una conversazione che un professionista di Cosenza con villa a mare a Cirella mi ha riferito di aver fatto con la capitaneria di porto di Maratea. Dunque il professionista stava facendo piccola pesca con la sua barchetta di fronte all’Isola di Cirella quando vede arrivare un peschereccio che fa strascico sotto i tre miglia della costa. Chiama immediatamente la Capitaneria di porto di Maratea e questi sapete cosa rispondono ? “ Ok mandiamo subito un mezzo “ ? Ma no,  gli  dicono candidamente, che non hanno mezzi per intervenire e che lui dovrebbe prendere il numero di targa del peschereccio. Il professionista dice di non riuscire a vederlo, questo numero di targa,  essendo lontano il peschereccio, e loro gli dicono di avvicinarsi al peschereccio fino a quando  non lo vede !!!!  Avete capito ? Il professionista capita l’antifona li saluta educatamente e interrompe la comunicazione. Facciamo due conti sui nostri fondali. La prima inchiesta della Procura di Paola che ha portato qualche anno fa alla chiusura ed all’arresto di tutto il personale del depuratore di San Sago a Tortora , processo andato in prescrizione, stabilì che da quel depuratore mancavano all’appello 7 milioni di litri di sangue proveniente da macellazione. Lo ripeto 7 milioni di litri di sangue. Poi il depuratore è passato ad altra ditta, ma erano sempre gli stessi, e due anni fa eccoli presi di nuovo con le mani nel sacco dalla Procura di Paola. Questa volta  tre dirigenti sono sotto processo, e questa volta la procura ha dimostrato tramite una perizia tecnica dell’ing. Magnanimi dell’Università di Cosenza, che oltre 4000 tonnellate di percolato era stato sversato nel fiume Noce. Insomma tutto questo materiale dove va a finire secondo voi ? Una parte entra nella catena alimentare e finisce sulle nostre tavole, altra parte si muove nei nostri fondali, anche quando l’acqua è limpida e splendente da far tranquillizzare il nostro turista. Bisognerebbe fare un’inchiesta fra i dermatologi quanti bambini escono dall’estate con funghi e malattie della pelle. Ma questa è un’altra storia. Dulcis in fundo. La nave Cunsky e la Jolly Rosso. Nel 2009 un pentito, ora deceduto, rivela che il clan Muto di Cetraro ha affondato tre navi nel nostro mediterraneo. Una davanti Cetraro, l’altra davanti Maratea e la terza davanti Melito Porto Salvo . Fonti venne creduto su tutti e tutto ma non sulle navi dei veleni. Ma la regione Calabria allora aveva l’assessore all’ambiente Greco che fece fare delle ricerche autonome e arrivò a fotografare la nave affondata. A questo punto intervenne il governo Berlusconi che mandò la Prestigiacomo a mettere fine a tutta la storia. L’altra nave , la Rosso invece riuscì a sbarcare tutto il suo materiale tossico nel fiume Oliva a Campora San Giovanni dove era piaggiata. Parliamo del 1990. Solo nel 2009 si decise dis cavare in quel fiume e trovare oltre centomila tonnellate di rifiuti tossici di ogni genere. Rifiuti che sotto forma di acque finivano nel nostro mare. Vogliamo ancora parlare della schiumetta a questo punto ?

il plico anonimo trovato nella mia cassetta postale

Mi sono chiesto più volte e con me tutti gli ambientalisti che si sono occupati della vicenda perché il Sindaco di Praia a Mare ,  Antonio Praticò abbia accettato in toto le richieste fatte da Marzotto riguardo ai terreni e capannoni esistenti all’interno dell’area. Cosa ci ha guadagnato in definitiva e cosa hanno guadagnato i cittadini di Praia ? Riguardo ai cittadini praiesi posso dire che non ci hanno guadagnato assolutamente nulla anzi ci hanno perso e tanto, prima in salute poi in spazi pubblici e infine in risarcimento dal momento che come contropartita il sindaco ha ritirato la parte civile dal processo d’appello contro Marzotto.

Riguardo al sindaco invece penso che lui, in fondo , ci abbia guadagnato e tanto, a causa degli errori da lui commessi  verso la proprietà Marzotto che pensava come suo solito di poter dominare e comandare così come fa con i suoi concittadini e opposizioni politiche.

Il sindaco si è ben presto reso conto  dei suoi azzardi  quando ha ricevuto  il ricorso al Tar che

Praticò,Lomonaco,Marzotto e i fantasmi della Marlane

Marzotto ha presentato contro di lui  a seguito delle due conferenze dei servizi fatte nel Comune di Praia il 15 giugno del 2015 e il 30 luglio del 2015.

Sono venuto a conoscenza di questo ricorso al Tar da parte di Marzotto leggendo la transazione. Ho cercato ovunque questo ricorso, finanche all’avvocato di parte civile che il Comune di Praia aveva nominato per opporsi in appello, ma tutti si rifiutavano di darmelo. Poi qualche giorno fa ecco trovare nella mia buca della posta una busta bianca con dentro l’agognato ricorso al Tar. Come prima cosa ringrazio l’anonimo che ha reso un grande servizio alla comunità praiese e del territorio. Leggendo quindi il ricorso fatto da Marzotto molte cose si capiscono e si spiegano. Intanto l’atteggiamento tenuto dal sindaco in queste due conferenze dei servizi, che a mio avviso è stato ENCOMIABILE in quanto per i suoi giochi personali ha assunto la posizione che gli ambientalisti da anni sostengono.  Infatti  il sindaco Praticò che ha sempre negato di conoscere cosa avvenisse in quella fabbrica pur avendoci lavorato per 35 anni e che ha reso una testimonianza ambigua davanti il giudice Introcaso ,  ha pensato bene di alzare il tiro con Marzotto. “ Io minaccio di fare ferro e fuoco e così costringo Marzotto a miti consigli “. Una vecchia tattica che chi vuole arrivare a un tavolo di trattative mette sempre in atto. In breve, il sindaco la spara grossa,  e non accetta il piano di caratterizzazione approvato con ordinanza n.6243 del 12 ottobre 2007 del Commissario delegato per l’emergenza ambientale nel territorio della regione Calabria, fatto quando il sindaco era Lomonaco, e chiede che tutta l’area della Marlane debba subire un nuovo piano di caratterizzazione in quanto come lui stesso dichiara nella prima conferenza dei servizi : “ il piano deve considerarsi nullo e quindi la Soc.Marzotto deve presentare un piano conforme al D.Lgs 152/2006. A titolo esemplificativo il Piano dovrà contenere: a) indagini preliminari di tutta l’area di proprietà della ditta  opportunamente esteso alle aree limitrofe, b) indagine dirette e indirette del sottosuolo estesa a tutta l’area interessata; c) programma di campionamento e analisi” . Tutto questo è scritto nel ricorso al TAR. Ma ecco l’errore del sindaco- padrone. Nelle due conferenze di servizio si auto elegge Presidente della conferenza, cosa che non gli competeva,  commettendo una grave abuso di potere. E’ su questo che Marzotto come primo punto  impernia il suo ricorso chiedendo immediatamente non solo l’annullamento delle due conferenza dei servizi ma anche un  risarcimento per danni al Comune di Praia a Mare che avrebbe potuto concludersi con una condanna anche verso i patrimoni personali del sindaco stesso, oltre che un intervento della Corte dei Conti. A questo punto la situazione cambia radicalmente ed in brevissimo tempo. Il comune di Praia a Mare pur di evitare il pagamento di un risarcimento che avrebbe  potuto essere ingente e riguardare anche responsabilità personali è costretto ad accettare le condizioni dettate da Marzotto, che tutti conosciamo, e a stipulare a tambur battente una vergognosa transazione   con Marzotto riguardante sia i terreni che la causa in Corte di Appello : Marzotto ritira il ricorso al Tar mentre il sindaco ritira la parte civile presso la Corte d’appello di Catanzaro  scrivendo una delle  pagine più ingloriose della storia di Praia a Mare.   Così concludeva l’accordo fatto il 14 settembre 2015:

la scoperta dei rifiuti tossici nel terreno della Marlane

“Entro giorni 30 dall’accettazione:   I) il Comune di Praia a Mare rinuncerà all’’appello proposto  avverso la sentenza del Tribunale di Paola e revocherà la costituzione di parte civile.

II) Comune di Praia a Mare provvederà a revocare l’ordinanza urgente n° 34 prot. n° 9135, assunta in data 18/5/2015 e Marzotto rinuncerà ai ricorsi amministrativi proposti.

Con la sottoscrizione della presente, da parte del Sindaco del Comune di Praia a Mare si impegna a portare l’oggetto dell’accordo all’attenzione degli Organi Collegiali del Comune per l’approvazione da parte degli stessi.  Questo cosa vuol dire che Marzotto alla fine, così come hanno sempre sostenuto gli ambientalisti metterà in atto il vecchio piano di caratterizzazione approvato con la Giunta di Lomonaco nel 2007, ricordiamo che Lomonaco è  imputato anch’egli con Marzotto nel processo d’appello a Catanzaro, che consiste nella bonifica di soli tre scavi fatti e che tutto il resto verrà tombato nelle prossime speculazioni edili che si appresteranno a fare in tutta l’area.

 

 

Ci sarà giustizia questa volta per i familiari dei 107 operai deceduti o ammalatisi nella fabbrica dei veleni ? Lo sapremo lunedì 16 maggio alle ore 9, data di inizio del processo d’appello che si aprirà nella Corte d’appello di Catanzaro. Vedremo di nuovo Marzotto e 11 dirigenti dell’azienda, due  sono deceduti  sul banco degli imputati. Ecco gli imputati :

1 -  Storer Silvano di Mogliano Veneto (TV) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dal maggio 1997 al novembre 2001

2- Favrin Antonio di Oderzo (TV) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dall’ottobre 2001 all’aprile 2004

3 – De Jaegher di Verviers (Belgio) in qualità di consigliere delegato della società Marzotto spa dal 1996 al maggio 1997

4 -  Lomonaco Carlo di Praia a Mare quale responsabile del reparto tintoria dal 1973 al 1988, responsabile dell’impianto di depurazione dal 1973 al 1988 ed in qualità di responsabile dello stabilimento dal 2002 al 2003

5 -Rausse Attilio di Valdagno responsabile dello stabilimento dal febbraio 2003 all’aprile del 2004

6 – Bosetti Lorenzo di Rivoli in qualità di consigliere delegato e vicepresidente esecutivo della società Lanerossi spa e della società Marzotto spa dal 1988 al maggio 1993

7 -Benincasa Vincenzo di Gimigliano (CZ) quale direttore di produzione dal 1987 al 1988 e quale responsabile dello stabilimento dal 1996 al 2002

8 – Cristallino Salvatore di Sapri (SA) quale responsabile del reparto tintoria dal 1989 al 2003

9 – Comegna Ivo di Napoli quale responsabile del reparto tintoria dal 1981 al 1986 e del reparto finissaggio dal 1986 fino alla chiusura dello stabilimento (4 aprile 2004)

10- Ferrari Giuseppe di Laces (BZ) quale responsabile dello stabilimento dal 1978 al 1980

11- Priori Lamberto di Bologna quale amministratore delegato della società Lanerossi spa (già Marlane spa).

12- Marzotto Pietro di Valdagno presidente della società Lanerossi spa (già Marlane spa) e della manifattura Lane Gaetano Marzotto e figli spa dal 28 aprile 1988 al 23 luglio 1998 della società Marzotto spa dal maggio 1993 al dicembre 1995.

 

gli scavi nei terreni della Marlane

In primo grado vennero tutti assolti dall’accusa di omicidio colposo plurimo e disastro ambientale.  Era il 19 marzo del 2015. Fuori i familiari restarono sconvolti da questa assoluzione e con loro i militanti ambientalisti che avevano seguito passo  passo ogni udienza senza mancare nemmeno una volta portando gli striscioni con i nomi degli operai deceduti fuori dal tirbunale.  Insomma in quella fabbrica non era successo niente. A niente sono valse le testimonianze degli operai, delle associazioni ambientaliste, dei sindacati che hanno depositato perizie e non sono valse nemmeno le perizie fatte dall’Arpacal e dall’Università della Calabria. I padroni restano padroni, almeno in Calabria. Perchè al nord questi padroni vengono condannati. Il 17 febbraio scorso la famiglia Marzotto nei figli Matteo  e Diamante Marzotto  sono stati condannati a 10 mesi di reclusione per l‘omessa dichiarazione dei redditi legata alla vendita di Valentino. La seconda sezione penale del tribunale di Milano ha condannato i tre a 10 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione della stessa), per l’accusa di omessa dichiarazione dei redditi, in relazione alla vendita di Valentino Fashion Group. Il pm di Milano Gaetano Ruta, titolare dell’inchiesta, nella requisitoria aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati a un anno e quattro mesi ciascuno.Il processo riguarda il mancato versamento di imposte per circa 70 milioni di euro, secondo i calcoli effettuati dall’Agenzia delle Entrate, su una plusvalenza di 218 milioni di euro derivante della vendita del gruppo di moda, dalla famiglia Marzotto al fondo Permira. Nel complesso era stata sequestrata una somma di circa 65 milioni di euro a 13 indagati, la parte ancora sotto sequestro era la quota di questa cifra di competenza dei tre imputati. Ma anche questo era un primo grado e adesso in attesa del secondo grado i Marzotto prepareranno nuove carte.I responsabili civili chiamati all’appello sono la Manifattura di Marzotto, , l’ENI, la RED e BLACH ex Valentino. Usciti come parti civili tutti i familiari che in una discussa transazione hanno accettato, prima della sentenza di primo grado  un rimborso pro capite di 30 mila euro. Il processo aveva preso una brutta piega e la paura della prescrizione per molti reati, ha indotto gli avvocati della parte civile ad intraprendere una trattativa con Marzotto. Contrari alla trattativa le associazioni ambientaliste e sindacali che hanno continuato a mantenere anche nell’appello la loro parte civile, quali il WWF, la Legambiente, Medicina Democratica. Con loro i sindacati della CGIL , la Ficlctem e dello Slai Cobas. A livello istituzionale la regione Calabria, la Provincia di Cosenza e il Comune di Tortora.

I veleni ritrovati

Ma dopo la clamorosa sentenza di Paola non si può avere fiducia in questa magistratura e siamo certi che ci avvieremo ad una nuova e definitiva assoluzione, salvo che una scheggia impazzita al di fuori del sistema giudiziario calabrese, è lì a vedere davvero le carte, le testimonianze , i referti, i rapporti e ribalta l’assoluzione condannando gli imputati e rimandando tutto alla cassazione per il verdetto finale.

Unica istituzione a ritirarsi, avviando un’altra trattativa con Marzotto è stato dopo la sentenza di assoluzione di primo grado il sindaco di Praia a mare che ha subito provveduto a sanare a modo suo la situazione dei terreni della Marlane . Il sindaco Praticò ha accettato una contrattazione capestro con i Marzotto, regalando loro i capannoni per prossime attività commerciali e artigianali, impoverendo così i commercianti praiesi,  ed evitando di fatto che i terreni venissero bonificati. Per fare questo Marzotto ha voluto il ritiro della parte civile del comune di Praia a Mare, cosa che il sindaco senza consultare i cittadini ha fatto di nascosto. Quei terreni quindi sono ancora infetti e pieni di rifiuti tossici di ogni genere. A proposito di quei terreni rileggiamo solo le conclusioni fatte nel rapporto richiesto dalla procura di Paola. La relazione riporta i risultati delle indagini ambientali eseguite nell’area antistante l’impianto produttivo industriale denominato Marlane di Praia a Mare su incarico conferito in data 26.07.2007 dal PM dr. Antonella Lauri presso il Tribunale di Paola (P.P.n.644/07). Il piano di investigazione è stato predisposto sulla base delle indagini geofisiche eseguite dalla società Tomogea srl che ha consentito di individuare 11 aree caratterizzate da importanti anomalie magnetiche ed elettromagnetiche. Queste le conclusioni:

I risultati degli accertamenti dimostrano come le zone sottoposte a prelievo sono da definirsi inquinate ed alcune di esse, vedi la Z 4-2 estremamente pericolosa per la salute dell’uomo e per l’ecosistema. Le sostanze chimiche rilevate sono nella maggior parte dei casi, riconducibili all’attività di un azienda operante nel settore della colorazione dei tessuti. Il disastro ecologico che si può ipotizzare dall’analisi dei dati, richiede ulteriori indagini anche sul territorio circostante e nelle falde acquifere.

Due i prossimi appuntamenti sul Tirreno cosentino per discutere di Marlane e veleni tossici:

MERCOLEDI’ 11 MAGGIO ALLE ORE 18 NELLA SEDE CAI DI VERBICARO

con Mara Papa, Luigi Pacchiano e Francesco Cirillo

LUNEDI’ 16 MAGGIO ALLE ORE 18,30 A PRAIA A MARE PRESSO L’HOTEL CALABRIA con

Giovanni Moccia, Francesco Cirillo, Angelo Sposato della CGIL e Luigi Pacchiano

Adrian

Ho avuto difficoltà a trovare una foto di Adrian Miholca sui quotidiani italiani. Chi se lo ricorda più questo operaio romeno di 25 anni ? Adrian proveniva da Grosii Tiblesului (Maramures County), è morto tragicamente  il 2 marzo dello scorso anno  cadendo da un viadotto dell’autostrada Salerno Reggio Calabria nel tratto di Laino Borgo-Mormanno dove lavorava per la ditta Nitrex.  Ho trovato la sua foto su un giornale romeno che ha parlato della tragedia in Italia. Il giorno dopo la disgrazia  tutti ad esprimer le proprie condoglianze , il proprio disappunto e via dicendo. Nessuno però che si sia preoccupato della famiglia di questo ragazzo, delle sue condizioni economiche , nessuno che abbia offerto un avvocato per seguire l’ apertura di una causa giusta per ottenere un giusto risarcimento. La morte di un operaio è sempre una grave ferita per tutti, se poi a morire non è un italiano, ma uno straniero si aprono necessariamente tanti interrogativi. Uno su tutti la necessità di far aprire la coscienza ai tanti che ancora oggi vedono come nemici gli immigrati. Quelli che dicono e ripetono nelle nostre Tv che devono tornare a casa propria, che qui rubano il lavoro a noi italiani, che qui non c’è posto per loro. Poi  quando avviene una tragedia del genere si resta senza parole. In cinque anni sulla Salerno Reggio Calabria sono morti ben 12 operai segno evidente che le misure di sicurezza non vengono rispettate per nulla. E questo sarebbe un capitolo a parte, ma a preoccupare noi tutti , adesso non è solo la morte, speriamo non dimenticata del giovane Adrian, ma le conseguenze di quanto avvenuto. Ad un anno di distanza nessuno si è ricordato di questo operaio . La strada è ancora chiusa e il traffico deviato su strade interne.  Gli automobilisti che girano per  il tratto Laino Mormanno entrano in un girone infernale. Una strada fatta sul tracciato dei borboni piena di curve ed ogni pericolo improvviso,  fatto di strapiombi e discese imprevedibili. Uscirne vivi ogni giorno è un miracolo. Meglio vanno quelli che scelgono la ss 18 da Falerna o da Lagonegro. Anche qui comunque è il caos. Poche pattuglie stradali, pochi vigili urbani nei tratti di attraversamento nei paesi come Scalea e Amantea, ed ecco snodarsi ogni giorno una lunga fila di camion che dalla mattina fino alla notte inoltrata si butta su questa piccola strada come se fosse su un’autostrada. I camionisti come al solito fanno da padroni e spesso invitano a suon di clacson gli autisti locali abituati ai piccoli spostamenti  per lavoro  ad accelerare o a mettersi da parte. Questa situazione non promette niente di buono per le vacanze estive prossime. Perché nonostante tutto  la gente viene ancora in Calabria per le sue vacanze. Nonostante non vi siano strade, musei aperti, chiese da visitare perchè chiuse, terreni avvelenati, ospedali e pronti soccorsi inadeguati.

Nonostante decine di treni siano stati cancellati e quelli in attività mai in orario, nonostante tutto questo la gente si ostina a venire qui in Calabria. Forse perché posseggono una casa, forse perchè figli di emigrati e ritornano a trovare parenti,  forse perché davvero piacciono i nostri luoghi così deturpati. Alla gente, al turista , forse piace il cemento, o forse perché è così disabituato alla bellezza, che vedere spiagge con il cemento, colline sventrate, opere incompiute, gli fa sangue, gli ricorda le brutte città dalle quali provengono. In effetti al campano, è questo il nostro turismo maggiore,  che viene dalla terra dei fuochi, dalla puzza di copertone bruciato, dal fiume pieno di schiuma gialla, dal mare color marrone, vedere il nostro mare azzurro anche se solcato da una schiumarella fine,  gli sembra il paradiso. E per lui la ss18 intasata, l’incidente a portata di mano, il bivio pericoloso, gli ricorda il suo traffico giornaliero. Così come l’autoambulanza che arriva dopo mezz’ora gli è normale perchè nella sua città arriva dopo un’ora e mezza , se arriva . Da noi non si mangia più come una volta e trovare qualche cucina casareccia bisogna faticare. Noi che viviamo qui le conosciamo bene e facciamo bene a non rivelarle ai turisti, perché si trasformerebbero subito in trattorie da camionisti, dove si mangia bene, si spende poco, ma non si mangia come si mangiava prima.  Perché anche nel peggiore nostro ristorante di mare, si mangia meglio del miglior ristorante di città, questo è il dato di fatto.

Il turismo allivella tutto e qui tutto si è al livellato alle richieste del turista. Basta fare un primo con le vongole del discount, aggiungendoci qualche cozza di mare, un secondo di  gamberoni congelati che provengono dall’Australia, misti a qualche gambero nostrano di paranza ed ecco il turista ben accontentato. Come si farebbe altrimenti ad accontentare quel milione e mezzo di turisti che arrivano nella piccola nostra striscia di costa di appena70 chilometri e portare sulle tavole tonnellate di pesce che qui nella nostra costa non esistono più ? Tanti anni fa avevo scovato una bella trattoria ai piedi di una montagna. Ci andavo quasi ogni domenica. Lo cominciai a dire ad amici turisti. Ci ritornai a ferragosto dell’anno successivo e quasi non la riconoscevo più. Su un bellissimo  terrazzo all’aria aperta aveva costruito una veranda, aveva assunto un cuoco e la moglie non cucinava più, e per giunta non trovai posto e dovetti andarmene, perché il proprietario, nella confusione che vi era nel suo locale , nemmeno mi riconobbe come vecchio suo cliente.

 

 

L’8 marzo scorso si è conclusa la gara d’appalto per l’abbattimento del basamento posto sotto la statua di san Ciriaco a Buonvicino. Un pugno nell’occhio che risale a più di venti anni fa e che costituiva una bruttura ad un paesaggio unico. Il sindaco di Buonvicino, Ciriaco Biondi, ha avuto il coraggio di de-costuire e riportare il paesaggio alla precedente bellezza mettendo la statua al livello del piano, creando così un punto panoramico con panchine e aiuole da dove sarà possibile ammirare un paesaggio straordinario, avendo ai propri piedi tutta la vallata del Corvino fino al mare azzurro del tirreno. Un plauso quindi da parte degli ambientalisti a questa piccola opera che dimostra come sia possibile recuperare spazio, paesaggio e  soprattutto bellezza. Ne prendano esempio gli altri sindaci della costa tirrenica che oramai ci hanno abituati a deturpazioni orribili sulle spiagge, lungo i fiumi, sulle colline. Per esempio i bungalow sull’isola di Dino, o le archeologie industriali della Lini e Lane, della Marlane, della Pamafi a Praia a Mare . O l’Emiliana Tessile a e la Firrao a Cetraro, o la Foderauto  e la Chiesa di Trifari a Belvedere M.mo. Spazi che potrebbero essere ridati, dopo bonificati alla cittadinanza, recuperandone l’utilizzo per fini sociali o abbattendoli.

 

Libri al rogo

21 Gennaio 2016 | | Lascia un commento

Il sindaco di Praia a Mare Antonio Praticò rifiuta di concedere la  sala consiliare per la presentazione del libro MARLANE LA FABBRICA DEI VELENI di Francesco Cirillo e Luigi Pacchiano

Era già successo due volte. La prima volta nell’ottobre del  2001 con Antonio Praticò sindaco alla presentazione del libro “Da Soverato a Soverato” di Francesco Cirillo. La richiesta venne fatta dalla casa editrice Cultura Calabrese. Nel libro per la prima volta si parlava dei casi di tumore nella Marlane con un’intervista all’operaio Luigi Pacchiano. Per protesta contro il rifiuto della sala il libro venne presentato il 3 novembre dello stesso anno nel cimitero di Praia a mare sotto le lapidi dei morti della fabbrica. La seconda volta avvenne con il sindaco Lomonaco , imputato per la Marlane ed assolto assieme a Marzotto, per la presentazione della prima edizione del libro Marlane la fabbrica dei veleni. Presentazione che poi si fece in piazza Italia sempre a Praia a Mare il 13 febbraio del 2011.

Ed ecco il nuovo rifiuto, il terzo, datato 21 gennaio di quest’anno  per la presentazione, programmata per il prossimo 20 febbraio della nuova edizione del libro Marlane, edito anche questo dalla casa editrice Coessenza,  aggiornata alla sentenza di assoluzione per Marzotto, ai documenti segreti  per la transazione fra Marzotto e le parti civili, ai documenti  per la transazione fra Marzotto e il comune di Praia e il ritiro della parte civile firmata dal sindaco stesso. Nuovi documenti e nuove testimonianze che arricchiscono e rendono come nuovo il libro sulla Marlane frutto di inchiesta partita dal basso grazie all’ex operaio Luigi Pacchiano ed al giornalista ambientalista Francesco Cirillo. Un lavoro durato decenni che i due hanno seguito passo passo fino alla sentenza di assoluzione finale. Un lavoro che si è arricchito di nuove testimonianze e nuove voci, e che hanno consentito la nascita del “Comitato per le bonifiche dei terreni,fiumi e mari della Calabria” presente da anni sul territorio praiese e del tirreno cosentino diretto da Giovanni Moccia. E’ proprio a nome del Comitato che è stata fatta la richiesta della sala consiliare.

L'ex operaio Luigi Pacchiano coature del libro

“ Sono sconcertato- ha dichiarato Moccia- pensavo che la sala venisse concessa, al di là se questa viene data o meno ad altri , cosa che non ci interessa, ma per la valenza che questo libro ha su quanto riguarda la nostra fabbrica, che è ancora lì presente sotto i nostri occhi , non ancora bonificata e con tonnellate di rifiuti tossici che ancora ammorbano la nostra aria oltre che il nostro mare. Il sindaco ha perso un’occasione, l’ennesima, quella di confrontarsi in un luogo pubblico, scegliendo il  dibattito democratico e aperto alla presenza di sindacalisti,esponenti politici, militanti ambientalisti, familiari delle vittime, avvocati, richiedendo , nel concederci la sala, anche un suo intervento come ci aspettavamo che facesse. Come al solito il sindaco fugge dalle sue responsabilità, cercando di mettere la polvere sotto il tappeto. Sappia il sindaco che troveremo un altro luogo e il libro lo presenteremo lo stesso. ”

Anche uno dei due autori, Francesco Cirillo, dichiara : “ Non mi sono meravigliato più di tanto, conoscendo il sindaco ed i suoi metodi. Dico solo che fino all’anno scorso abbiamo presentato con Luigi Pacchiano il libro in una cinquantina di luoghi, istituzionali o meno, finanche all’Università della Calabria e a quella di Salerno, senza avere mai alcun rifiuto da nessuno. Addirittura i miei libri vennero vietati nel Veneto a seguito di una “fatwa” fatta dall’assessore alla cultura di Venezia , Speranzon, e venni inserito in una lista di 1500 scrittori accusati di aver firmato un appello per Cesare Battisti. Ciò nonostante presentammo il libro a Schio e  Portogruaro e diverse biblioteche del Veneto richiesero il libro della Marlane, nonostante il potere dei Marzotto in quelle zone. Come al solito il sindaco rifiutando la sala, luogo pubblico, con la solita scusa di concederla  solo per questioni istituzionali, si è messo dalla parte delle classiche tre scimmiette, non sento,non vedo, non parlo, rappresentandone adesso una quarta : quella che si nasconde !”

La zattera della Medusa

Mettiamoci l’anima in pace, evitiamo condoglianze e strette di mano inutili, evitiamo l’ipocrisia dei politici, la finta speranza dei clericali, le benedizioni papali, i proclami degli amministratori. Non serve a niente tutto questo. Serve solo a creare falsi illusioni, aspettative che non arriveranno mai, tempo perso insomma. Siamo sulla zattera della Medusa e quando si è su una zattera, si salvi chi può. La Calabria oramai non conta niente in nessuna progettualità politica . Siamo una regione nelle mani della delinquenza politica e ‘ndranghetista, siamo nelle mani di una classe dirigente a tutti i livelli autoreferenziale, siamo nelle mani del primo che si alza e comanda.  Tutto è allo sbando perché tutto è corrotto e corruttibile, ed il primo che cerca di uscire da questa morsa, ha l’auto incendiata, viene minacciato quotidianamente, sente il vuoto sociale attorno a sè.  Siamo alla piena cannibalizzazione della società civile. Non c’è rispetto per niente, per nessuno, la convivenza civile stessa è minacciata ed il guaio peggiore che anche chi dovrebbe difenderti, sulla carta, resta compromesso egli stesso  o vittima di intrighi giudiziari nei quali è meglio non entrare. Oramai nelle nostre terre si vive di ricordi, di una Calabria che non esiste più, si vive di nostalgia del tempo che fu, del nostro passato, senza prospettive future. Il nostro territorio tutto, senza alcuna regola è nelle mani di chi ha più soldi, di chi è accriccato meglio, di chi gode di privilegi con le banche , con qualche dirigente, con il funzionario giusto al posto giusto. Di chi è iscritto a qualche partito di governo o di opposizione, o meglio ancora a qualche loggia massonica.

'Ndranghetopoli

In un gioco di società che inventai nel 1990 e che si chiamava “Nadranghetopoli,  e per il quale venni denunciato per diffamazione  da un politico massone potente, si riusciva a vincere, se si era capaci di uscire dalla Calabria, altrimenti si entrava in un circolo vizioso dove c’erano solo prigione e attentati o acquiescenza all’esistente. Avevamo visto giusto in quel gioco, che poi divenne brutalmente realtà.  Anche chi gioca nell’opposizione, non riesce ad uscire da questo circolo vizioso. Fa un conticino elettorale  e spera di avere anch’egli un posto in parlamento, per poi adeguarsi a quello che trova. Bisogna smetterla di pensare che il sud , e la Calabria prima di tutto, abbiano bisogno di entrare in qualche agenda politica, sperando in assistenzialismi di ogni genere, dal reddito garantito, alla pensioncina di invalidità, o a nuovi finanziamenti chissà per cosa e per chi. La Calabria o si solleva da sola o resterà sempre com’è. E’ questa la nuova scommessa sulla quale bisognerebbe muoversi. Un movimento rivoluzionario, si rivoluzionario,  che non abbia paura di parole quali autodeterminazione, comunismo, libertà, anarchia, autogestione. Immagino un comunismo libertario  che parta dal basso, che si costruisca nei territori, che liberi i territori innalzando i livelli culturali e sociali della gente. Che si ritorni ad un’illegalità diffusa autonoma e cosciente, che possa creare un’economia autogestita e autonoma e che formi nei territori delle zone liberate. Basta assistenzialismo anche nelle lotte quotidiane, bisogna uscire, a mio avviso da  quell’assistenzialismo che i movimenti donano spesso a quelle cittadinanze invase dai rifiuti, o dagli inceneritori, o da immondizie varie, e che una volta risolte spariscono dalla carta geografica. Tutto  ma non nel mio giardino, una politica assistenziale che a volte prende anche forme anti statali ma che si scioglie come neve al sole, al momento della risoluzione del  problema . Siamo la a Croce Rossa  dell’ambiente pulito.  E tutto questo gran d’affare da parte di volontari non ha prodotto niente nonostante ottimi risultati sul territorio che hanno  portato a far fare marcia indietro a illustri politici. Si resta sempre con un pugno di mosche , mentre il politico furbetto ritorna sul luogo del delitto appropriandosi di cose non fatte. E la gente infine gli crede e tutto ritorna come prima.

fuggire dalla giostra

Il mio primo libro

Voglio iniziare questo 2016 con un invito alla lettura. In un mondo di intolleranze sempre crescenti, di politiche antipopolari feroci e discriminanti, è necessario un elevamento non solo del conflitto sociale, ma anche di una presa di coscienza di carattere culturale. La piaga dell’ignoranza è peggiore a quella della povertà, e senza cultura non si crea autonomia di pensiero e di conseguenza libertà di movimento. Ai giovani bisogna far capire che leggere è bello, così come è bello visitare un museo, un sito archeologico. Ma io come ho cominciato ?   Fino alle terza media non avevo concezione dei libri se non dei “gialli” con le copertine un po’ spinte che leggeva mio padre. Erano quelle che mi incuriosivano e quando trovavo questi “gialli” nel bagno mi divertivo a guardare le “signorine” sulla copertina come le chiamava un po’ nervosamente mia madre. Poi il concorso di disegno sull’Europa da creare. Un concorso nazionale indetto dal Ministero dell’Istruzione e che io vinsi. Mi arrivò uno scatolone enorme a casa e ricordo l’emozione ad aprirlo. Il professore di disegno ed il preside nel consegnarmi una pergamena a Scuola, mi dissero che mi sarebbe arrivato il premio a casa, ma non avevo idea di cosa fosse. Nello scatolone che aprii contornato dalle mie sorelle e da mio fratello, trovai album da disegno e tutto l’occorrente per disegnare e dipingere. Poi chiuso in una busta un libro. S’intitolava “ I fuorilegge dell’oceano” . La sera stessa per la prima volta a letto abbandonai, il mio Topolino e Corriere dei Piccoli e cominciai a leggere questo enorme libro. Era un libro di pirati, di conquiste, di scontri con sciabole, di figure leggendarie, che poi vedremo con Sandokan in TV. Fu la mia rivelazione quel libro. Capii com’era bello leggere a letto, prima di addormentarsi, stimolando sogni e visioni di guerre piratesche, isole lontane, popoli sconosciuti. Inizio così il mio cammino fra i libri ed i viaggi. Andando al primo liceo scientifico a Scalea mi imbattei in altre letture, ma erano tutte legate alle materie di Italiano, ed a dire la verità non mi stimolavano proprio. Ma un pomeriggio gironzolando nel paese incontrai un ragazzo di origini diamantesi ma  che viveva fuori Diamante. Ci salutammo e cominciammo a frequentarci.

Mi insegnò il gioco degli scacchi e mi fece entrare nel mondo della fantascienza. Io già seguivo i film di fantascienza degli anni 50, ne ero appassionato e quando arrivavano al cinema non perdevo occasione per andarli a vedere. L’amico mi passò un giorno un volumetto di fantascienza, si intitolava Urania e usciva ogni settimana in edicola, costava poco ed aveva storie bellissime di grandi scrittori di fantascienza. Fu la rivelazione. Ogni settimana ero in edicola ad aspettare il volumetto e ne collezionai centinaia. Poi quando, diversi anni dopo,  un mio amico venne arrestato in Francia, sapendo che era un appassionato di fantascienza li spedii tutti a lui. Giunto all’università a Napoli mi imbattei nella politica, conobbi anarchici e  comunisti di ogni genere. Ognuno portavano con se dei libri in tasca. Ed anch’io cominciai a portarmi libri quando uscivo. Libri di Bakunin, di Marx, di Mao e di scrittori italiani che affrontavano argomenti attuali. Una casa editrice la Samonà e Savelli cominciò a sfornare libri di ogni genere, a poco prezzo che compravamo come fosse pane. “La strage di Stato”, uscito dopo la strage fascista di Piazza Fontana fu il primo libro di controinformazione che spiegava cosa fosse successo veramente e tutti i depistaggi che i servizi segreti misero in atto per coprire i fascisti. Quel libro era sempre portato in tasca ed ogni discussione per strada o nei bar che si faceva lo si citava tirandolo fuori dall’eskimo. I libri erano già nella mia vita ma ancora mancava qualcosa. Quel qualcosa arrivò improvvisamente. Era Gabriel Garcia Marquez, nel 1967 scrisse “Cent’anni di solitudine” , in Italia arrivò nel 1968, nelle mie mani arrivò nel 1972, acquistato in una libreria Feltrinelli di Roma . La lettura di quel libro fu sconvolgente.  Mi si aprì un mondo nuovo nella testa fatto di fantasia, di storie immaginate e non , di scrittura resa viva, di conoscenza di un modo di scrivere diverso da tutti gli altri. Attraverso Marquez scoprii Calvino. Attraverso Calvino scoprii il mondo letterario contemporaneo  della Calabria, con Strati , Alvaro, Seminara, Repaci, La Cava, Calogero. Decisi che quello sarebbe stato il mio mondo. Abbandonai l’Università a Napoli ed aprii una libreria , la Libreria Puntorosso, che in breve tempo, dal 1977 in poi divenne un punto di riferimento culturale per tutta la Calabria. Chiaramente occupandomi di problematiche sociali entrai nel mirino dello Stato e venni arrestato nel 1980 per attività sovversiva.

una recente perquisizione in casa mia alla ricerca di libri perniciosi

Nella perquisizione avuta in casa mia, al momento dell’arresto,  i carabinieri dell’Ucigos, ora Ros,  si misero alla ricerca di materiale compromettente alla mia attività. L’ordine era quello di prendere tutto ciò che riguardasse la rivoluzione ed ecco finire nelle scatole dei carabinieri,  la Rivoluzione messicana, quella russa, quella tedesca, quella italiana, quella cinese e cubana, una cinquantina di rivoluzioni , fra le quali finì anche quella Copernicana.  Libri che non rividi più nonostante l’assoluzione avvenuta dopo un anno e mezzo circa di detenzione. Anche nel carcere mi occupai di libri. In uno stanzone, del supercarcere di Palmi vi erano accumulati un migliaio di libri che varie case editrici spedivano nei penitenziari per i carcerati. Libri nuovi e mai usati e chiesi al direttore se potevo ordinarli e catalogarli mettendoli a disposizione dei detenuti. Mi fu detto di si e per sei mesi, pagato 125 mila lire al mese,  organizzai la Biblioteca del carcere facendone così usufruirne i detenuti. Fu una bella soddisfazione vedere detenuti accusati di mafia, così come di delitti comuni, richiedere libri e frequentare la biblioteca chiedendomi consigli su cosa leggere.  All’uscita del carcere ripresi la mia attività di libraio, scavando nei libri e cercando autori nuovi da proporre al pubblico. Nel 1979 fui uno dei pochi che credette nel libro di Oriana Fallaci “Un uomo” ordinandone  subito 200 copie a un prezzo speciale. Il libro andò a ruba e ci fu gente che venne da Cosenza e da Paola ad acquistarlo essendo finito in tutte le librerie. Dal 1990 in poi cominciai a scrivere anch’io un po’ di storie e piccole case editrici cominciarono a pubblicare i miei scritti. Cominciai così a scrivere ogni giorno, ad occuparmi di inchieste, a scavare fra le maglie della politica sociale inesistente della nostra terra.

Il mio primo libro di inchiesta in Calabria si chiamava “Da Soverato a Soverato” e per la prima volta si pubblicavano problematiche inerenti i rifiuti tossici, le navi dei veleni, gli operai morti di tumore della Marlane di Praia a Mare. La casa editrice si chiamava Cultura Calabrese e volle presentare il libro proprio a Praia richiedendo la sala consiliare al sindaco che si rifiutò di concederla. I libri fanno paura al potere politico. Per protestare sulla mancata concessione della sala, presentammo il libro nel cimitero di Praia alla presenza dei familiari degli operai morti.  Non ho mai avuto offerte da librerie nazionali e conosciute restando nell’ambito regionale ma chi vive in Calabria sa che si trova in una terra di confine.

Nel 2016 mi sono regalato questi libri tanto per cominciare: “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi, “Se muore il sud” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, “L’invenzione del calabrese “ di Giovanni Sole, “Il libro dei sogni” di Borges, “la Calabria si racconta “ aavv, “Una rivoluzione ci salverà” di Naomi Klein. Credo che sia un buon inizio che consiglio anche a voi.  Buona lettura per tutto il 2016.